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DELITTO E CASTIGO - regia Konstantin Bogomolov

"Delitto e castigo", regia Konstantin Bogomolov "Delitto e castigo", regia Konstantin Bogomolov

di Fedor Dostoevskij
traduzione Yana Arkova
adattamento e regia Konstantin Bogomolov
con Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Hobel, Margherita Laterza,
Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello, Enzo Vetrano

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 17 al 24 aprile 2018

www.Sipario.it, 19 aprile 2018

Delitto e castigo, oggi

Nel romanzo di Dostoevskij Raskol'nikov è un indigente studente pietroburghese che fa i conti con il senso di colpa per aver commesso un omicidio. La storia scorre sui moti contrastanti dell'animo del ragazzo fino alla confessione finale che ha il sapore immediato di una liberazione catartica. Attorno a questo nucleo centrale, si alternano gli altri personaggi fra cui Sof'ja Semënovna Marmeladova, la giovane, credente prostituta e compagna delle solitudini di Raskol'nikov. Il riadattamento e la regia di Konstantin Bogomolov mantengono l'impianto narrativo dello scrittore russo ma lo attualizzano alla nostra contemporaneità. Fra tutti i riaggiustamenti drammaturgici e registici, spicca quello relativo al protagonista che diventa un rapper africano con tanto di parrucca. Anche sua madre e sua sorella sono di colore e imparruccate. I loro balli tribali invadono la scena poggiante su una scenografia vintage in cui dei televisori mostrano i titoli delle scene a cui assistiamo, sottolineandone il mood che le caratterizza. Allusioni all'omosessualità, scene di sesso spinto non visibili ma mimate nei suoni a un microfono e, addirittura, un crocefisso gigante che viene calato sul palcoscenico attorno al quale si parla o si abbozzano immagini sessuali fino al limite della blasfemia, rappresentano i segni registici più importanti della modernizzazione di "Delitto e castigo". La recitazione degli attori è monotona, lenta nel ritmo e bassa nel livello di energia profusa. Vogliamo pensare che siano tutte scelte dettate dalla volontà registica di sottolineare il nichilismo russo ma soprattutto la vita interiore di Raskol'nikov tra momenti di stallo e voglia di cambiamento. Ma l'operazione drammaturgica e registica di Bogomolov che ha come obiettivo quello di "proporre due realtà, quella del romanzo e quella contemporanea, per permettersi di guardarsi di fronte a uno specchio, vicine l'una all'altra, per osservare quali sono i punti di contatto tra ieri ed oggi e per vedere le coincidenze e il tipo di dialogo che si instaura tra loro" non riesce ad essere completamente raggiunto. Fatichiamo a vedere i punti di contatto tra i due piani perché fatica ad arrivarci il senso ultimo dell'opera di Dostoevskij stravolto da un'attualizzazione fine a se stessa.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Venerdì, 20 Aprile 2018 11:03

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