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COMPLEANNO (IL) - regia Fulvio D'Angelo

Liborio Natali in "Il compleanno" regia Fulvio D'Angelo. Foto Antonio Parrinello Liborio Natali in "Il compleanno" regia Fulvio D'Angelo. Foto Antonio Parrinello

di Harold Pinter
regia di Fulvio D'Angelo
scene e costumi Giovanna Giorgianni
con Fulvio D'Angelo, Liborio Natali, Alessandra Costanzo, Leonardo Marino, Ramona Polizzi, Giampaolo Romania
prodotto dal Teatro Stabile di Catania
Catania, Teatro Musco dal 5 al 10 maggio

www.Sipario.it, 10 maggio 2015

Il compleanno ( The Birthday Party) è forse l'opera più "assurda" di Harold Pinter. Andata in scena la prima volta nel 1958 all'Ars Theatre di Cambridge, l'anno successivo al debutto de La stanza (The Room), vi compaiono nei tre atti sei personaggi che parlano di continuo senza comunicare realmente. Nella messinscena di Fulvio D'Angelo ridotta in due tempi, lui stesso nei panni ambigui di Goldberg, al Musco di Catania, incontriamo in una mattina d'estate i coniugi Meg e Petey (Alessandra Costanzo e Leonardo Marino) nel proprio tinello di casa con annessa cucina ( scene di Giovanna Costanzo che firma pure i costumi) che discutono pacatamente della colazione, se c'è qualche notizia importante sul giornale e se si è svegliato Stanley, l'inquieto ospite o inquilino che staziona da tempo nella loro pensione marina. Una coppia piccolo-borghese come tante, lei un po' petulante e ansiosa, lui in stile english tira lunghe fumate di pipa, per uscire poi a svolgere il lavoro di custode delle seggiole a sdraio sulla spiaggia. Intanto scende giù dalle scale in vestaglia, spettinato e con gli occhiali Stanley (Liborio Natali) un pianista trentenne senza successo, che vive quasi da recluso come se fosse perseguitato chissà da chi o da che cosa, subito accudito dall'ancora arzilla Meg che s'infervora quando le viene detto che il suo pane fritto mattutino è "succulentissimo". I gesti, i comportamenti, i dialoghi sembrano gli stessi di tutti i giorni, durante i quali s'inseriscono talvolta le visite della giovane Lulu (dall'aria stupidina quella di Ramona Polizzi), interrotte quel giorno dall'arrivo di due nuovi clienti misteriosi, il McCann di Giampaolo Romania intento sempre a fare a strisce le pagine dei giornali e il Goldberg luciferino dello stesso D'Angelo, vogliosi solo di prendere una stanza in affitto. Due loschi individui che potrebbero essere due killer, due agenti segreti di una Spectre alla Fleming, due affiliati di chissà quale setta, due figure che Pinter, come Kafka de Il processo, non rivelerà mai la loro vera identità, "limitandosi a suggerire, a comunicare suggestioni, paure, timori ancestrali, emozioni prive di una vera ragione d'essere, ma talmente reali da lasciare il pubblico senza fiato". Ecco perché i lavori di Pinter vengono pure etichettati come "commedie della minaccia", che solitamente iniziano con una situazione all'apparenza innocente per diventare poi "assurda" e "minacciosa" poiché gli attori si comportano in modo inspiegabile sia per il pubblico che, a volte, per gli altri personaggi. Questo Compleanno contiene ed anticipa tutti gli elementi che diventeranno caratteristici del Teatro di Pinter: un luogo chiuso, una stanza apparentemente tranquilla, che viene improvvisamente disturbata da influssi esterni, minacce oscure che contaminano la quiete quotidiana, un passato opprimente e soffocante che torna ad incidere sulla vita dei protagonisti. Quasi una "stanza della tortura" per citare il saggio di Gianni Macchia su Pirandello, per come poi i due oscuri individui massacreranno a parole il povero Stanlay durante la festa serale del suo "compleanno", prima ballando e giuocando a moscacieca e poi, come in un incubo, indossando delle maschere da porcelli, svuotando di fatto la sua personalità, mentre Meg e Petey avranno sul viso nasi e occhiali finti. E non si fermeranno qui, questi due progenitori dell'Arancia meccanica di Kubrik, perché per bocca della malcapitata Lulu sapremo che Goldberg di notte le ha fatto la festa, mentre Stanlay ripulito, pettinato, senza occhiali e in giacca e cravatta, scenderà quelle scale come uno zombie, incapace di camminare, di profferire verbo, portato via a braccio da quei due sconosciuti, lasciando a bocca aperta i personaggi rimasti.-

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 11 Maggio 2015 08:29

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