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CONFESSIONE (LA) - regia Roberto Trifirò

La confessione La confessione Regia Roberto Trifirò. Foto Dorkin

di Arthur Adamov
traduzione: Enzo Lamartora
regia e drammaturgia: Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò
scene: Gianni Carluccio
Milano, Teatro Out Off, dal 5 al 25 maggio 2008

Corriere della Sera, 25 maggio 2008

Adamov, con la sola forza della parola

Lucida, scabra introspezione nelle proprie ossessioni, guardando in faccia debolezze, nevrosi, superstizioni e conflitti per constatare nel proprio, il profondo senso di solitudine esistenziale di ogni essere umano. La confessione di Arthur Adamov, autore geniale e un po' dimenticato del Novecento, padre con Ionesco e Beckett di quel che viene definito Teatro dell' Assurdo, è un romanzo breve che attanaglia per la forza di verità, per il suo essere manifesto etico e spietata autoanalisi. Adamov guarda i tormenti e le fissazioni della sua anima, povere difese contro l' angoscia di chi conosce il lato incurabile della vita, scava in fantasmi sessuali di seduzioni, di castrazioni, di umiliazioni che danno piacere e analizza con spietatezza le mille misere superstizioni che servono a vincere la resistenza ostile del mondo, una fragile e patetica tela di ragno per ricoprire il vuoto dell' esistenza. Interprete, regista e drammaturgo, il bravo Roberto Trifirò, facendolo precedere da un frammento di Beckett, porta in scena il romanzo di Adamov, offrendone una suggestiva chiave di lettura intima e notturna, un travaglio esistenziale che ha nella forza della parola il solo riscatto, la sola potenza oggettivante. E per farlo sceglie una strada espressiva rigorosa e difficile, quella del monologo interiore di un uomo che, chiuso nel labirinto lattiginoso della sua memoria, tra muri di plastica dalle trasparenze incerte da dove affiorano letti, scrivanie, sedie, un pavimento ricoperto di fogli di carta, ascolta da una voce lontana, come fosse altro da sé, il fluire dei suoi pensieri, dei suoi ricordi, delle spietate analisi di se stesso, compiendo gesti nevrotici, compulsivi, un uomo che agisce sentendosi agito, seguendo gli itinerari che la parola scava nella sua mente. Uno spettacolo intelligente, aspro e impietoso dalle atmosfere beckettiane.

Magda Poli

Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2013 11:22

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