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COLETTE SOIREE - regia Giuliana Lojodice e Sabrina Chiocchio

Colette soirée Colette soirée Regia Giuliana Lojodice e Sabrina Chiocchio

con Giuliana Lojodice
da Il puro e l'impuro di Colette
a cura di Giuliana Lojodice e Sabrina Chiocchio
Roma, Piccolo Eliseo Patroni Griffi, 30 aprile 2007

Corriere della Sera, 4 maggio 2007
La Lojodice si misura con i piaceri di Colette

Non è la prima volta che Giuliana Lojodice si misura con Colette. Un suo testa-a-testa, o un suo patto d' intimità, con la grande scrittrice francese s' era già visto in Esplor/azioni di Gioia Costa. Il duo Colette-Lojodice torna ora al Piccolo Eliseo, nella stessa scenografia, benché prosciugata, de «Il nipote di Wittgenstein» di Umberto Orsini. Da un punto di vista rigorosamente formale, la Lojodice si limita a leggere qualche pagina ben tagliata da «Il puro e l' impuro», un testo del 1941. Questo testo, che chiamo così, nella sua formula generica, perché sarebbe impossibile classificarlo romanzo, o serie di racconti, o fantasia, o memorie, in origine si intitolava «Ces Blaisirs...» Non a caso. Poiché Colette vi evoca incontri reali, con persone da lei conosciute. Ma nello stesso tempo vi elabora una specie di teoria del piacere: non già «il mondo come volontà e rappresentazione» ma «il mondo come piacere e altri piaceri». Chi del piacere faccia la propria religione di vita attrae Colette in modo irresistibile. Ella spia questi uomini e queste donne di fede, questi religiosi, e ne ricava la sua personale filosofia: «Sola donna tra i miei "mostri" di un tempo, io ho definito "pura", e ho amato, l' atmosfera che metteva al bando le donne. Ma, quanto a questo, avrei amato anche la purezza del deserto, e quelle del carcere. Carcere e deserto non sono alla portata di tutti...». I punti di sospensione, che arrivano ad annichilire la sintassi, e la sua idea di carcere e deserto, non ne fanno un precursore di Céline e di Genet? A sua volta, di fronte a Colette, Giuliana Lojodice scherzando, quasi giocando con humour, con malizia, si rivela come affiliata ad un ordine, come una devota, una sottomessa. A cosa? Al teatro, appunto, come piacere. Basterà osservare il modo in cui s'incrociano i movimenti delle mani, che si alzano con le dita chiude o protese, e le frasi, intime o esclamative, mediative o stupefatte. Il senso del tempo, del ritmo, della fluidità scaturiscono da un sistema stilistico e ne ricostruiscono un altro, un piccolo, perfetto sistema armonico, Colette allo stato puro sulla scena dei nostri giorni.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2013 07:48

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