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COGNATE (LE) - regia Andrea Adriatico

Le cognate Le cognate Regia Andrea Adriatico

di Michel Tremblay
uno spettacolo pop di Andrea Adriatico per Teatri di vita
sene e costumi: Andrea Cinelli con Maurizio Bovi e Isabella Sensini
luci: Tiziano Ruggia
con Francesca Ballico, Francesca Mazza, Angela Malfitano, Tita Ruggeri
Roma, Festival Short Theatre, Teatro India, 7 e 8 settembre 2008

La Repubblica, 22 settembre 2008
Corriere della Sera, 21 settembre 2008
La Stampa, 10 settembre 2008
Coro di casalinghe nella provincia reality

Le Cognate del canadese Michel Trembaly nella versione "pop" di Andrea Adriatico ha tutti i crismi dello spettacolo-evento. Perché ci ricorda Barbara Nativi, la prima a tradurlo ed allestirlo nel '95. Perché Tremblay in questa tragicommedia rosa orchestra una straordinaria polifonia di voci, una sorta di coro moderno di casalinghe baccanti di provincia. Perché Adriatico con la sua invenzione di una scena double face passa dal "reality" ai siparietti musicali, alle confessioni solitarie in un crescendo di bisticci e trambusti rossiniano. Perché, infine, del cat "made in Bologna" tutto da lodare fanno parte due compagne di vita e di lavoro di Leo De Berardinis, le bravissime Francesca Mazza e Angela Malfitano.

Nico Garrone

Quindici donne e un milione di bollini-premio

Quindici donne in un palazzone di una periferia metropolitana riunite per aiutare una di loro a incollare sugli appositi album un milione di bollini premio e permetterle di fare suo un intero «catalogo delle meraviglie», dal centrino di plastica ai mobili per tutta la casa: regali, punti ottenuti dalla fortuna, parenti e amiche sedute allo stesso tavolo che aiutano la favorita dalla sorte, sono una miscela esplosiva capace di scatenare i peggiori istinti, le pulsioni più nascoste, le frustrazioni più temprate. E la miscela puntualmente esplode in Le cognate, commedia che il canadese Michel Tremblay scrisse nel ' 68, portata ora in scena da Andrea Adriatico per Teatri di Vita con una vivace compagnia impegnata a far vivere i personaggi tra cattiverie, snobberie da cortile, impeti razzisti, pregiudizi, perbenismi troppo fragili per resistere ai colpi della gelosia, dell' invidia e dell' infelicità in un quotidiano che frustra e opprime. La scena geometrica di Andrea Cinelli, composta da un grande numero di scatole grigie di cartone, macchiate qua e là di colori accesi, è la cucina in cui si ritrovano le donne. Donne inscatolate in sogni infranti che desiderano vincere qualcosa alla tombola della vita, fosse anche un oggetto inutile. Con vistose acconciature anni ' 60 e abiti di patetica volgarità, le protagoniste di questa lotteria di perdenti riescono a mostrare il peggio del loro animo, tra liti, unisoni da coro greco, canzonette e piccole confessioni-spettacolo. La regia di Adriatico privilegia i toni di un grottesco acceso e caratterizza con decisione alcuni personaggi rendendoli macchietta, ma non cancella la sensazione di cattività, di disfatta, di infelicità che permea la commedia, riflesso di una società illividita, ipocritamente conformista capace di distruggere ogni sogno, anche il più innocente.

Magda Poli

Provincialotti, tremate
"Le cognate" son tornate

Baciata dalla sorte, una signoraccia di provincia ha vinto un milione di punti con i quali si possono ordinare decine di regali da un catalogo pieno di meraviglie. Ma i bollini relativi ai punti vanno incollati sulle pagine di tanti album; la signoraccia convoca dunque per farsi aiutare la sorella, la figlia adolescente e ostile, nonché una legione di amiche, tutte sorrisi e congratulazioni ma in realtà molto invidiose della sua fortuna. Durante il pomeriggio dedicato alle operazioni emergono contrasti, nascono battibecchi, si raccontano in assolo situazioni individuali, mentre senza parere quasi tutte le ospiti trafugano i preziosi bollini ficcandoseli nelle borsette o addirittura imbottendone la sedia a rotelle della madre invalida di una di loro. Il punto principale è che tutte queste donne, che in comune hanno anche la religione cattolica (siamo nel Québec) e un atteggiamento esteriormente intollerante e bigotto, sono sconfinatamente volgari: urlano, si aggrediscono vicendevolmente alla minima provocazione, si abbandonano al turpiloquio.

Stiamo parlando naturalmente della commedia Le cognate di Michel Tremblay, che aveva già trent'anni quando la compianta Barbara Nativi la fece conoscere all'Intercity Festival di Sesto Fiorentino. Ricordando quel precedente, l'odierna riedizione diretta da Andrea Adriatico per Teatri di Vita, nata a Bologna Estate 2008 e attualmente ospite al Festival Short Theatre all'India di Roma, ha il difetto di trattare il testo come un classico, invitandoci ad assaporarne ogni sfumatura, mentre forse era invece il caso di snellire e alleggerire (altro che short, il tutto dura due ore più intervallo). Intendiamoci, la compagnia, quindici attrici tutte dell'area bolognese, è vivace e spiritosa, e la confezione, piacevole: scena geometrica fatta di grandi scatole grige, poi movimentata con altre di altre tinte che fungono da sedili o da gigantesche caselle per una tombola; coloriti costumi e vistose parrucche anni Sessanta di Andrea Cinelli con Maurizio Bovi e Isabella Sensini; luci forti e chiare di Tiziano Ruggia.

Ma, snocciolata nella sua integrità o quasi, la pièce risulta ripetitiva e le gag con cui si cerca di movimentarla, usurate. Ammesso che sia ancora possibile far ridere con una sorda, una balbuziente, una grassona, ci vorrebbe il massimo di leggerezza e di velocità, mentre qui si punta, al contrario, sull'eccesso, strilli assordanti, abbigliamenti assurdi, cafoneria spinta fino all'inverosimile. È vero, siamo nel grottesco: ma un simile accanimento contro comari della provincia canadese in un'epoca in cui lo stesso Canada era provinciale rispetto agli Usa non riesce a coinvolgerci. I miei ricordi saranno appannati, ma non mi sembra che la Nativi sottolineasse tanto la nazionalità e i costumi tribali delle sue donnette, né che la durata fosse altrettanto wagneriana. In più, oggi la teledipendenza e il consumismo sfrenato (anzi, ci dicono addirittura che il problema è opposto: non consumiamo abbastanza!) sembrano argomenti su cui la satira non ha più molto da aggiungere. Insomma, pur rinnovando l'apprezzamento per l'impegno delle quindici, alcune delle quali creano macchiette molto valide (di personaggi non è il caso di parlare), il recupero non mi è sembrato del tutto convincente.

Masolino d'Amico

Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2013 09:44

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