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CHANGELING (THE) - regia Karina Arutyunyan e Walter Le Moli

The changeling The changeling Regia Karina Arutyunyan e Walter Le Moli

Prima nazionale
di Thomas Middleton e William Rowley, traduzione: Luca Fontana
con Giovanni Battista Storti, Massimiliano Sbarsi, Francesco Martino, Alessandro Averone, Francesco Acquaroli, Nanni Tormen, Marco Toloni, Francesco Martino, Antonio Tintis, Maurizio Rippa, Michele de' Marchi, Nanni Tormen, Francesco Martino, Noemi Condorelli, Paola De Crescenzo, Maria Grazia Solano, Franca Penone, Cecilia Novarino (clavicembalo), Marina Martianova (violino),
Alberto Capellaro (violoncello)
direzione: Karina Arutyunyan e Walter Le Moli
scene: Tiziano Santi, costumi: Vera Marzot, musiche: Alessandro Nidi, luci: Claudio Coloretti
Torino, XVI UTEFEST, Teatro Astra, 13 e 14 novembre 2007

Corriere della Sera, 5 giugno 2008
Il Messaggero, 24 novembre 2007
La Stampa, 15 novembre 2007
Belle intuizioni sceniche per una follia d' amore

Scritto nel 1622, «The Changeling-Gli incostanti» di Thomas Middleton e William Rowley, è un nero intreccio di tragedia, follia d' amore, farsa, dal quale traspare una società che pensa di ottenere tutto con il danaro e nella quale la passione carnale comanda gli uomini tessendosi con la dabbenaggine di mariti sciocchi, mogli furbe e servi compiacenti. Testo mirabilmente tradotto da Luca Fontana e portato in scena con belle intuizioni da Walter Le Moli e Karina Arutyunyan, con i bellissimi preziosi costumi seicenteschi di Vera Marzot. La volubile Beatrìz alla vigilia delle nozze si innamora di un altro uomo e per soddisfare il nuovo desiderio si accorda con il servo De Flores, anima nera, per farlo uccidere. L' uomo, innamorato di lei, come ricompensa oltre al danaro vuole possederla. Questa storia si intreccia con la farsa in un manicomio dove falsi matti concupiscono la moglie dello sciocco dottore in uno spettacolo dove l' incostanza del titolo molto somiglia a un' amorale affermazione di potenza, reso dinamico da una regia che disegna una sorta di piccola opera di tragica buffoneria con le belle musiche dal vivo di Alessandro Nidi. In una buona compagnia con qualche scompenso attorale, bravo Michele De Marchi, un Flores ignobile e insinuante, bella l' idea di triplicare il personaggio di Beatrice segnando così le tre opposte anime che la abitano. Teatro Studio, fino a domani

Magda Poli

"Incostanti" all'Utefest

Anche se gli inserti grotteschi e impertinenti ne dissimulano il carattere tragico, The Changeling (Gli Incostanti), scritto nel 1621 da Thomas Middleton e William Rowley, messo in scena da Walter Le Moli e Karina Arutyunyan per l'Utefest di Torino, è un bell'intreccio di atrocità. Beatrice, figlia del governatore di Alicante, già promessa a un gentiluomo, si innamora follemente di un altro e, prossima al matrimonio, decide di far sopprimere il fidanzato. Ci riesce, grazie a un furfante che la perseguita con la sua corte e in premio chiede di possederla. Impura e omicida, la capricciosa dama sposerà il suo adorato, ma l'intreccio di astuzie e abominio procura un epilogo di morte.Accompagnato dalla musica viva di un trio, lo spettacolo si è dilatato nelle profondità del Teatro Astra, amalgamando concitate confusioni con momenti di potenza quasi shakespeariana, lampi di poesia con licenziosità farsesche. Traduzione di Luca Fontana.

Mi.Cav.

Le Moli e gli "Incostanti"
la tragedia fatta in musica

Non sarà azzardato immaginare che Walter Le Moli, coadiuvato nella regia da Karina Arutyunyan, abbia affrontato una delle imprese più ardue della sua carriera. Magari pagando pegno. All'Astra, confluendo nel mega cartellone del festival dei Teatri d'Europa, ha messo in scena l'opera più famosa della coppia elisabettiana Thomas Middleton e William Rowley, ossia The Changeling, nota per lo più come I lunatici, ma ribattezzata Gli incostanti nella nuova e impegnatissima traduzione in versi di Luca Fontana.

I cinque atti formano un corpo teatrale a due teste: tragica, perversa e irrazionale la prima; farsesca la seconda. La vicenda principale si svolge nel castello di Vermandero, governatore di Alicante. Qui il giovane Alsemero s'innamora di Beatrice, figlia del governatore, una ragazza volubile e capricciosa promessa ad Alonso, che lei odia. Per non perdere l'innamorato, Beatrice chiede al cortigiano De Flores di far sparire Alonso. Gli promette molto denaro, ma per De Flores esiste una sola ricompensa: lei. Beatrice sposa Alsemero, ma questi, venuto a conoscenza del delitto, ripudia la moglie. Arrestato con Beatrice, De Flores uccide la donna e poi se stesso. La sottostoria farsesca ci porta invece in un manicomio gestito dal vecchio Alibius e dal suo assistente Lollio, che ne insidia la moglie Isabella. Con loro c'è anche Antonio, che si finge pazzo per corteggiare a sua volta la moglie del dottore.

La carica sconvolgente della tragedia è imbullonata nel primo racconto. E' qui che The Changeling si rivela «uno studio di peccato e di espiazione espresso in termini di relazioni sessuali»; ed è qui che si profila il primo agghiacciante ritratto di villain del teatro moderno: De Flores è un'anima nera che sembra contenere in sé l'ombra di Iago e muove come una marionetta Beatrice, la creatura incapace di comprendere la portata dei propri gesti ed è pronta perciò alla totale e inconsapevole accettazione del crimine.

Quest'opera bruciante come una ferita è condotta da Le Moli sul piano del grottesco. Il regista usa il palcoscenico dell'Astra come uno spazio aperto, arredato da poltroncine e divanetti, occupato da un cubo a tre facce manovrabile a vista con lo scopo di cambiare volumi e prospettive (scene di Tiziano Santi). Qui, nella fonda penombra dei candelabri, che Claudio Coloretti lacera con l'occhio di bue negli «a parte», i personaggi vestiti da Vera Marzot, incarnazione meravigliosa di un Seicento tutto gorgiere, busti e broccati, affrontano il loro «play» di dannazione ed espiazione sull'onda sonora di un clavicembalo, un violino e un violoncello. Le musiche di Alessandro Nidi sono utili per dare alla recitazione una rete ritmica, costringendo a volte la parola a trasformarsi in canto, in qualcosa che, nelle zone farsesche, somiglia tanto all'opera buffa. E' giustificata questa metamorfosi? Non è farsi prendere la mano? Non è straniante? In ogni caso, un simile linguaggio dovrebbe poggiare su un'altra solidità interpretativa. Citiamo senz'altro Michele de' Marchi, molto bravo nella parte di De Flores, magari anche Nanni Tormen (Alibio) e Paola De Crescenzo (Beatrice). Ma l'impressione è di una compagnia che, pur mettendocela tutta, fatica a tenere il passo. Alla prima, molti applausi.

Osvaldo Guerrieri

Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2013 09:33

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