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CERCHIO DI GESSO (IL) - regia Letizia Quintavalla

Il cerchio di gesso Il cerchio di gesso Regia Letizia Quintavalla

da Bertolt Brecht nella versione del Malkia Theatre
regia di Letizia Quintavalla, da un progetto artistico di Letizia Quintavalla, Lisa Cuppini, Renata Palminiello, Morello Rinaldi, Patrizia Romeo, Patrizia Cacciati, Sandra Passarello, Habel Errero, assistenti Shinz Ali, Bernys Huria, Rosemary Kamau, Patricia Kwamboka, Humphrey Mbugua
con Beryl Amondi, Hannah Wambui, Racael Wamaitha, Grace Muthoni, Grace Wanjiku, Elizabeth Nyawira, Magdalene Wambui, Salome Wanjia, Joe Kamau, Evans Ismael Kamau, Simon Mwangi Muthaka, Anthony Mwangim Salome Wanjiru, Anne Wanja, Ruth Juma, Grace Wamaitha, Monicah Mbutu
produzione Amfref Italia e Teatro delle Briciole
Teatro al Parco, Parma 7-9 marzo 2009

www.Sipario.it, 30 giugno 2009

Riferire de Il cerchio di gesso di Malkia Theatre vuol dire accennare alla forza del teatro e non solo analizzare la messinscena del testo di Brecht. Il Malkia Theatre – dove malkia vuol dire in swaili ‘regine’ – è il frutto estetico di un progetto di etica sociale che ha portato Letizia Quintavalla a lavorare in Sudan a stretto contatto con ragazze madri e in un progetto di recupero sociale di un’infanzia e adolescenza disagiata salvata dal teatro. Il progetto di Amref per il recupero dei ragazzi di strada di Nairobi ha visto agire contestualmente Marco Baliani sul versante maschile e Letizia Quintavalla su quello femminile, sostenuti dall’apporto di Solares-Teatro delle Briciole. Il teatro come linguaggio che ha capacità di ricostruire un sapere relazionale con il proprio corpo e con l’altro: è questo il presupposto dell’azione prima di Marco Baliani e poi di Letizia Quintavalla, accomunati da un sentire il teatro prima in senso etico che estetico. Detto questo, lo spettacolo Duara la chacki – Il cerchio di gesso, liberamente tratto dall’omonimo testo di Bertolt Brecht, mette al centro della scena la ‘tentazione’ della bontà come principio rivoluzionario, incarnato dalla serva Grusha, protagonista della pièce. L’odissea di Grusha che si prende cura del figlioletto del re abbandonato dai genitori è metafora di una maternità consapevole che va oltre la matrice biologica: un valore prodotto dall’agire umano, non semplicemente un dato di natura. Detto questo la scelta de Il cerchio di gesso non è solo una scelta drammaturgica, ma è anche il canovaccio narrativo e contenutistico su cui Letizia Quintavalla a lavorato, assumendosi il rischio non da poco di affrontare il tema della maternità con ragazze che spesso e volentieri la maternità la subiscono come oltraggio o sono il frutto di amori violenti… Se questo è il contenuto, il processo, l’esito e il prodotto è uno spettacolo che commuove per intensità ed energia. Qualche telo colorato, oggetti poveri e la grande voglia di mettersi in gioco delle ragazze di Letizia Quintavalla. I colori accesi dei costumi, la forza espressiva delle bambine/attrici, il racconto che viene tradito con autentica voglia di raccontare di sé mediati dalla fabula fanno di Duara la chacki – Il cerchio di gesso non solo uno spettacolo, ma un inno sincero e non retorico alla vita e alla speranza come terreno su cui giocarsi il futuro. Così alla fine della messinscena si ha la netta sensazione di poter realizzare anche nel nostro piccolo qualche piccola o grande rivoluzione della bontà. A testimoniarci questa alternativa all’odio e all’egoismo sono le ragazze di Letizia Quintavalla, coloratissime, energiche, ilari e poetiche al tempo stesso, corpi che danzano la voglia di esserci e di vivere. Alla fine a trionfare è l’idea che il teatro fa bene, che il teatro salva dall’aridità del cuore, che è il mezzo per raccontare e trasformare il mondo…

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 16:17

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