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CASA DI BERNARDA ALBA (LA) - regia Lluís Pasqual

La casa di Bernarda Alba La casa di Bernarda Alba Regia Lluís Pasqual

di Federico García Lorca, regia Lluís Pasqual
con Núria Espert, Tilda Espluga, Almudena Lomba, Teresa Lozano, Marta Marco, Lucía Martín, Marta Martorell, Bárbara Mestanza, Nora Navas, Rosa Maria Sardà, Rebeca Valls, Rosa Vila e con (in ordine alfabetico) Isabel Albacete, Josefina Alvarez, Maria Antonia Carbó, Paquita de la Hoz, Mayka Dueñas, Pilar López, Bárbara Mestanza, Laia Oliveras, Maria Pilar Pons, Maria Elena Sivera, Roser Soler, Argentina Sosa Elena Avidano, Stefania Baraldini, Barbara Bonetto, Tatiana Barone, Lorena Bisighini, Maria Rosa Cividini, Clara Ferreri, Rosa Garcia Camarillo, Rita Giacchetti, Liana Granato, Donatella Grando, Patrizia Mangone, Roberta Muscolo, Valentina Nargino, Cornelia Pelletta, Maria Rinaldi, Silvia Santin, Veronika Schlatter
coproduzione Teatre Nacional de Catalunya, Teatro Español de Madrid,
al Piccolo Teatro Studio, Milano 2009 (prima nazionale)

www.Sipario.it, 3 dicembre 2009

La casa di Bernarda Alba di Garcìa Lorca è La casa di Bernarda Alba di Lluìs Pasqual. Non si tratta di un gioco di parole, ma della convinzione che quanto ha fatto il regista è dare compiutezza scenica al testo di Lorca, una fotografia impietosa e crudele dei meccanismi sociali e familiari di una Spagna che non c’è più e che Pasqual racconta con grande efficacia, sospendendo la vicenda in un naturalismo universale che avvicina allo spettatore la vicenda, pur non cancellando gli estremi geografici e temporali della storia. Nessuna nostalgia, ma piuttosto nello spettacolo di Pasqual si avverte la forza del racconto mitico, si stigmatizzano i meccanismi di potere, di genere e violenza. In un certo qual modo Pasqual costruisce la sua Guernica intima, familiare ma per questo non meno tragica dell’atto pittorico di Picasso nei confronti della seconda guerra mondiale. Lo spazio che il regista inventa per la sua Guernica domestica è uno spazio rettangolare con ai lati il pubblico, l’atrio di una casa spagnola piastrellata di bianco con due ingressi sui lati minori. In questo spazio bianco delimitato da tende trasparenti si muove lo sguardo del pubblico. A fare da contrasto col bianco lustrale delle mattonelle è il nero dei vestiti a lutto di Bernarda Alba e delle figlie, nonché delle prefiche che in apertura di spettacolo danno conto di una veglia funebre ricca di fascino e che introduce con potenza lo spettatore nel lutto-prigione a cui Bernarda condannerà le sue figlie. A focalizzare l’attenzione e la forza dell’azione è Bernarda alba, interpretata da Nùria Espert, ieratica e scostante al punto giusto per tenere sotto controllo le passioni delle figlie, la voglia di amare di quelle ragazze condannate a otto anni di luttuosa reclusione in seguito alla morte del padre. Il testo di Lorca e lo spettacolo di Pasqual raccontano di quella prigionia, della voglia di vivere delle ragazze, dello scontro fra di loro, della morte della più piccola che chiude la vicenda, una morte violenta, un suicidio, risposta estrema all’impossibilità di amare se non di nascosto quell’uomo destinato alla maggiore. Il bianco e nero contrappuntano l’intero allestimento, le atmosfere tese create da un gioco di luci perfette, dal temporale alla calura soffocante della casa, le voci che arrivano da fuori: tutto contribuisce a rendere disperante, assoluta quella reclusione in cui aleggia la morte come unica via di fuga. Nero e bianco, atto purificante e morte: sono i due fili conduttori della messinscena di Lluìs Pasqual, l’affresco di un mondo antico ma che è giunto fino alla metà del secolo scorso, la fotografia di una società sostenuta sopra colonne inamovibili di principi tanto vanamente eterni quanto vuoti e decomposti e lo fanno sfidando persino le leggi della natura, e sapendo che semineranno solo morte. La casa di Bernarda Alba di Lluìs Pasqual è un allestimento che apparentemente nulla aggiunge al testo di Lorca, si direbbe che si limita a dargli concretezza scenica, ma alla fine lo consegna in maniera paradigmatica alla memoria visiva, si fa immagine assoluta del testo lorchiano.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 16:16

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