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CALIGOLA - regia Eimuntas Nekrosius

Caligola Caligola Regia Eimuntas Nekrosius

di Albert Camus, regia di Eimuntas Nekrosius, scenografia: Marius Nekrosius; costumi: Nadezda Gultiaeva; con Yevgeny Mironov, Maria Mironova, Igor Gordin, Evgeny Tkachuk, Alexey Devotchenko, Dmitry Zhuravlev, Yury Nifontov, Alexey Kizenkov, Kirill Birkin, Alexander Gorelov, Elizaveta Saksina, Elena Gorina; disegno luci: Audrius Jankauskas, assistente alla regia: Tauras Cizas; direttore di scena: Evgenia Antoniuk; musiche di R. Wagner, A. Bruckner, G. F. Hendel; produzione: Teatro Statale delle Nazioni, Mosca. Direttore artistico: Yevgeny Mironov;
creazione e la successiva tournée sono state possibili grazie al supporto del Ministero della Cultura della Federazione Russa; produttore tour in Italia: Aldo Miguel Grompone, Roma,
al Teatro Olimpico di Vicenza, il 26 ottobre 2012

www.Sipario.it, 2 novembre 2012

Scottano le parole del Caligola di Camus e tagliano come coltelli affilati nelle invenzioni visive e nella forza evocativa dell'allestimento firmato da Eimuntas Nekrosius che realizza quello che l'imperatore romano dice del teatro. Ad un certo punto Caligola dichiara di aver assunto «l'aspetto stupido ed impenetrabile degli Dei». E alla replica dell'amico Scipione: «Proprio questo è bestemmia», l'imperatore risponde: «No Scipione: è teatro. L'errore di tutta quella gente è di non credere abbastanza al teatro. Se ci credessero saprebbero che è consentito, al primo che passa, di recitare la tragedia del cielo e farsi Dio. Basta indurirsi il cuore». Ed è forse questa una delle chiavi di lettura di un lavoro intenso, costruito su una sequenza ferrea di gesti e immagini che dice della logica stringente di Camus, del dolore di un imperatore poeta che si fa tiranno forse perché porta alle estreme conseguenze il suo ruolo, perché gli s'è indurito il cuore dopo la morte della sua Drusilla, sorella e amante. E ancora ad inizio dramma la battuta di un patrizio mette a fuoco quelli che sono gli estremi del racconto e del conflitto fra Caligola e il mondo dei cortigiani e del potere costituito che lo circondano: «La ragion di stato non consente che un incesto assuma un tono di tragedia». Eppure sarà questo che accade: il contrasto fra la ragion di stato e l'amore si farà tragedia, inesplicabile, enigmatica. Si assiste così alla determinazione dell'imperatore colmo di dolore di assumere su di sé il potere e farsi Dio. Senza concedersi alla cronaca Eimuntas Nekrosius legge il Caligola di Camus con un'attualità sconcertante e lo fa isolando le frasi, facendole risuonare come dettati di una disperazione dell'oggi che si riflette nel mito. Sarà stata pure la scena di per sé astratta dell'Olimpico, ma sta di fatto che il Caligula assume nella lettura di Nekroisus una forza poetica unica e lo può fare grazie alle invenzioni del regista lituano che rende danza l'andamento infermo dell'imperatore in balia di sé stesso e del dolore d'amore, racconta di un imperatore teatrante che porta fino alle estreme conseguenze la possibilità di signore assoluto del suo regno, laddove il cuore del potere è «rendere possibile ciò che non lo è». Caligola fa di più scardina la supremazia del tesoro/economia, mette in crisi il patriziato, ne condanna la supremazia sulla vita umana dichiarando: «che non può essere niente la vita per coloro per i quali è tutto il denaro». E così Caligola capovolge il mondo, lo fa con determinazione, con la cecità del destino e una crudeltà che è tale perché risponde ad una logica che strangola le piccole consorterie, che preferisce la strage dei cortigiani alle guerre per la grandezza di Roma. Punti di vista. Caligola è Evgeny Mironov, una sorta di fanciullo che gioca con la determinazione dei bambini e che detta con ferrea volontà le sue regole. Intorno a lui si muovono i cortigiani, annichiliti, spaventati, congiuranti... Bellissima la scena di sfida e amorosa amicizia con Scipione (Evgeny Tkachuk) in cui i due intessono una danza/lotta di commovente intimità amicale, oppure la determinazione con cui l'amante Cesonia (Maria Mironova) segue il suo Caligola, ne è sodale fino alla morte sacrificata in un distendersi in un amplesso che soffoca. Calzari che diventano penne, un teatro scalcagnato che fa paura e tenerezza, specchi che riflettono non Narciso ma l'orrore di un mondo che Caligola ha capovolto, una fisicità nei movimenti che lascia senza parole, un respiro di attori in una continua apnea di bellezza: questo è Caligula di Eimuntas Nekrosius. Il respiro del Tristano wagneriano accompagna insieme a brani di Bruckner e Hendel l'intera vicenda in un procedere verso l'urlo di vita sul baratro della morte di quel Caligola che grida: «Io sono ancora vivo!>, mentre cade sotto i colpi della congiura dello statu quo.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 15:56

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