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COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA - regia Alessandro Tedeschi

Alessandro Federico e Chiara Francini in "Coppia aperta, quasi spalancata", regia Alessandro Tedeschi Alessandro Federico e Chiara Francini in "Coppia aperta, quasi spalancata", regia Alessandro Tedeschi

Di  Dario Fo e Franca Rame 
Regia  Alessandro Tedeschi
Con  Alessandro Federico, Chiara Francini
Produzione  Infinito srl, Tieffe Teatro
Al Teatro Acacia di Napoli, dal 16 al 19 novembre 2023 

www.Sipario.it, 17 novembre 2023

Chiara Francini  è una bravissima attrice, conduttrice e interprete cinematografica e televisiva. La sua qualità artistica e la sua naturale vena comica sono enfatizzate da una cadenza toscana (nasce infatti a Firenze) che le dona un tocco di sveltezza e di simpatia che fa subito presa sul pubblico rendendola una di noi, la classica ragazza della porta accanto che però, al momento giusto, sa cacciare la sua eleganza e la sua femminilità che si notano e non poco. La sua immensa bravura fa di lei un’attrice versatile, una vera e propria performer, capace di non prendersi sul serio e di mettersi in gioco in tutto ciò che fa con un’intelligenza e un impegno tanto rari quanto apprezzabili.               
Alessandro Federico, classe 1974, nasce a Bergamo e si fa notare per i suoi ruoli da attore, dal comico al drammatico, fino al thriller, interpretando parti in film e serie come Aspirante vedovo, Monterossi, La legge di Lidia Poët, The Repairman e 1938 – Diversi.                                                                  
Sono loro i due protagonisti di questa classica commedia all’italiana, comica, ma in alcune parti anche drammatica che mentre ci fa ridere ci fa anche riflettere e negli spazi giusti ci lascia quel retrogusto un po’ amaro che anche la vita di tutti i giorni talvolta può avere. Una donna sposata da tanti anni che non ha però da molto tempo più l’amore di suo marito, che la tradisce ripetutamente e alla luce del sole, magari anche sotto i suoi stessi occhi, con ragazze e ragazzine molto, ma molto più giovani di lui, per le quali nutre una passione più che altro fisica. Lui le chiede ripetutamente di formare una coppi aperta, lei resiste, non vuole, ma poi alla fine si lascia convincere e poi ci sta male. Si deprime, vuole farla finita, inizia a camminare quasi ricurva perché non la vorrebbe questa situazione, perché lei vorrebbe soltanto l’amore di suo marito, vorrebbe piacergli ancora ed essere ancora apprezzata da lui. Grazie ai consigli e agli incoraggiamenti quasi innaturali, stridenti, di un figlio che mai compare ed è soltanto nominato, Antonia, è questo il suo nome, riesce finalmente a riprendersi la sua dignità di donna, svestendo i panni del morbido e confortevole pigiamone invernale e indossando invece quelli, decisamente più sensuali, di una vera “femmina”. E così incontra l’uomo della sua vita, più giovane di lei, più bello, più romantico, più intelligente del marito e soprattutto che la degna di quelle attenzioni e quegli guardi che da tempo ormai non sentiva più su di sé. Ma la psicologia maschile, si sa, non è sempre del tutto consapevole che anche dall’altra parte vi siano esigenze simili e contrarie, che la donna possa avere sentimenti e sensazioni dello stesso genere e della stessa natura dell’uomo e, pertanto, anche la stessa voglia di rifarsi una vita dopo anni di accettazione passiva di una situazione sempre più stretta, scomoda e di felicità a senso unico. Ed ecco che, nel momento in cui quel marito ormai fiero della sua coppia aperta, moderna e libera, viene punto nel suo orgoglio, vedendo che la moglie non è più o meglio, non è solo, “roba sua”, diventa vero, come dice Antonia, che la coppia aperta deve essere aperta da un solo lato, perché altrimenti fa corrente. Opera teatrale di gran levatura artistica perché scritta dai grandi del teatro, Dario Fo – intervenuto invero soltanto nella fase finale della scrittura – e sua moglie Franca Rame, questo è certamente il soggetto della coppia che più di tutti è stato riproposto in scena, con all’incirca 700 produzioni teatrali nel mondo e necessita senza dubbio di una velocità di battute e di un cambiamento repentino di registro, di espressione e di espressività, di una forza attoriale nonché fisica, di un vero e proprio dialogo col pubblico e contemporaneamente sulla scena, di cui sono più che capaci i protagonisti di questa storia, che fa entrare nel mood della pièce dall’inizio alla fine, dimostrando come quello che per antonomasia è il “sesso debole”, sia in realtà molto più potente di quanto si possa immaginare.

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Lunedì, 27 Novembre 2023 19:58

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