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COEFORE / EUMENIDI – regia Davide Livermore

"Coefore / Eumenidi", regia Davide Livermore. Foto Federico Pitto "Coefore / Eumenidi", regia Davide Livermore. Foto Federico Pitto

di Eschilo
traduzione Walter Lapini
con: Laura Marinoni, Giuseppe Sartori, Anna Della Rosa, Stefano Santospago, Giancarlo Judica Cordiglia, 
Gabriele Crisafulli, Olivia Manescalchi, Maria Grazia Solano, Gaia Aprea, Alice Giroldini, Valentina Virando,
Cecilia Bernini, Graziana Palazzo, Silvia Piccollo, Maria Laila Fernandez, Marcello Gravina, Turi Moricca, Sax Nicosia (in voce e video)
musicisti: Diego Mingolla, Stefania Visalli
regia: Davide Livermore
scene: Davide Livermore, Lorenzo Russo Rainaldi
costumi: Gianluca Falaschi
luci: Marco De Nardi
video design: D-Wok
musiche originali di Andrea Chenna
INDA – Istituto per il dramma Antico, Teatro Nazionale di Genova
Teatro Carignano, Torino 1 aprile 2023

www.Sipario.it, 2 aprile 2023

Ci vuole una certa dose di coraggio a mettere in scena Eschilo. La sua lingua aspra e arcaica è lontana da noi e tale ci appare anche il mondo che ritrae. Eppure, nell’Orestea, unica trilogia di Eschilo pervenutaci integralmente e di cui le Coefore e le Eumenidi costituiscono la seconda e la terza parte, vi è qualcosa che ci riguarda e ci disturba: una riflessione sulla democrazia poco rassicurante. Alla legge primordiale e non scritta che inanella in un’incessante catena misfatti e vendette, con il coinvolgimento diretto delle stesse divinità, la dea Atena pone un termine instituendo l’Areopago, ricordato come il primo tribunale della nostra storia. Un processo viene indetto per decidere della colpevolezza o dell’innocenza di Oreste, macchiatosi di matricidio. A parità di voto, Atena, che quel tribunale presiede, opta per l’assoluzione dell’ultimo degli atridi: in dubio pro reo. Ma qualcosa non torna: Oreste ha compiuto il fatto, e ciò è noto a tutti, anche se ad assumersene la responsabilità è Apollo, che si erge a suo avvocato difensore, adducendo a difesa dell’accusato il nobile intento di vendicare la barbara uccisione del padre Agamennone per mano della moglie Clitennestra e del suo amante Egisto. Apollo, tuttavia, è fratello di Atena, così che il verdetto finale pare viziato da interessi personali. Eloquente a questo proposito è, nell’allestimento di Davide Livermore, la conversazione telefonica privata che si svolge tra Atena e Apollo poco prima della pronunciazione della sentenza. La democrazia, a cui si appella Atena dando corso a un radicale rinnovamento del senso di giustizia e a un profetizzato periodo di pace, nasce dunque imperfetta, fragile.
L’ambientazione del dramma negli anni Trenta e Quaranta, deducibile non tanto dall’allestimento scenografico quanto dai costumi (Gianluca Falaschi) e dalle armi ripetutamente esibite dai personaggi, allude a un periodo in bilico tra la distruzione e una ricostruzione necessaria e affrettata, ma proprio per questo non priva di errori. La proiezione, a fine spettacolo, sull’enorme sfera centrale che accompagna il corso degli eventi (tingendosi di rosso o ritraendo ora il volto di Agamennone ora l’occhio di Zeus), dei tanti casi di giustizia irrisolti dal dopoguerra a oggi intende confermare questa idea di precarietà o semplicemente di imperfezione della nostra democrazia.
Protagonista dello spettacolo è la musica, scritta da Andrea Chenna, suonata in scena da Diego Mingolla e Stefania Visalli e impreziosita dalle splendide polifonie delle Coefore. Si assiste, non senza un iniziale spiazzamento, alla messa in scena di una tragedia in musica, un genere che potrebbe far pensare a quello che condusse alla nascita dell’Opera o forse rievocare più fedelmente il teatro greco antico che, a differenza di quanto erroneamente si pensa, non era declamato ma a metà tra il cantato e il recitato.
Il personaggio di Oreste, interpretato da Giuseppe Sartori, lungi dall’essere debole, molle, vittima e succube dei tormenti della sorella Elettra (Anna Della Rosa), è in questa versione animato da un’energia e un odio oltremodo feroce. Laura Marinoni incarna perfettamente il ruolo di Clitennestra, in cui è facile ritrovare le caratteristiche di un’altra celebre donna implicata nel delitto del marito e ritratta da Shakespeare: Gertrude, madre di Amleto.
Un plauso particolare alle tre Erinni (Maria Laila Fernandez, Marcello Gravina, Turi Moricca), spiriti della vendetta di sangue ma che alla fine si trasformano nelle più benevole Eumenidi, per la loro versatile intesa e capacità di abitare lo spazio scenico.
Impeccabile Olivia Manescalchi nel ruolo di Atena, pienamente nelle sue corde e magistralmente restituito in scena.

Francesca Maria Rizzotti

Ultima modifica il Venerdì, 14 Aprile 2023 10:45

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