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CAMBI DI STAGIONE (I) – regia Francesco Calogero

Maurizio Marchetti e Antonio Alveario in "I cambi di stagione", regia Francesco Calogero. Foto Giuseppe Contarini Maurizio Marchetti e Antonio Alveario in "I cambi di stagione", regia Francesco Calogero. Foto Giuseppe Contarini

(Halpern & Johnson) di Lionel Goldstein
Regia di Francesco Calogero
Interpreti: Maurizio Marchetti (Johnson/Edoardo), Antonio Alveario (Halpern/David)
Traduzione e adattamento Francesco Calogero
Regista collaboratore Laura Giacobbe
Scene: Mariella Bellantone
Costumi: Cinzia Preitano
Luci: Renzo Di Chio
Visual artist: Giovannnni Bombaci
con la partecipazione di Tania Luhauskaya
Foto di scena: Giuseppe Contarini. Grafica: Valeria Trimboli
Ufficio stampa Marta Cutugno
Produzione di Maurizio Puglisi per Nutrimenti Terrestri
Prima nazionale
Teatro Brancati di Catania dal 28 febbraio al 5 marzo 2023

www.Sipario.it, 28 febbraio 2023

Ci sono segreti che l’essere umano s’impone di non confessare a nessuno, neanche sotto tortura.  Segreti che rimangono celati per anni e che esplodono in momenti particolari. Come quelli d’un funerale in un cimitero ebraico allorquando un uomo elegante avanti negli anni si avvicina con un mazzo di fiori in mano ad una figura di pari età e fargli le condoglianze per la perdita della moglie. Inizia così la pièce Mr Halpern e Mr Johnson scritta nel 1983 come TV play dal londinese Lionel Goldstein, (latitano sue notizie in InterNet, pare che adesso abbia 87 anni e abbia scritto altri lavori di cui s’ignorano i titoli) messa in scena in prima nazionale, con piglio cinematografico, nel Teatro Brancati di Catania da Francesco Calogero col titolo I cambi di stagione.  L’uomo colpito dal lutto con kippah sulla nuca, evidentemente di origine ebraica, non sa chi sia questo signore, non l’ha mai visto, ma è come se l’intruso lo conoscesse da lungo tempo, dicendogli soltanto d’essere un vecchio amico della defunta. Sulla scena a vetrate azzurrognole bene architettata da Mariella Bellantone, bara funebre di lato, tomba sul lato opposto e vialetto alberato al centro, dialogano animatamente il vedovo David (Halpern) di Antonio Alveario, fabbricante di scatole di cartone e lo sconosciuto Edoardo (Johnson) vestito da Maurizio Marchetti,di professione commercialista, le cui domande tendenziose del primo tendono a conoscere il tipo di rapporto che il secondo ha avuto con sua moglie Maria Flora, avendo il sentore d’essere stato cornificato per tutti gli anni che le è stato accanto. Certamente qui non siamo di fronte a quella zingarata di Amici miei di Monicelli con il professor Sassaroli di Adolfo Celi che s’avvicina compunto con i fiori in mano sulla tomba di una sconosciuta fingendo di fronte al marito piangente di Alessandro Haber d’essere stato suo amante, mandando in tilt il poveretto che prende a calci vasi di fiori e lapide della moglie, ingiuriata con epiteti postribolari. Qui, nel lavoro di Goldstein, abbiamo due duellanti che hanno amato veramente la stessa donna. Il pacato e pacificatore Edoardo l’ha amata come ha potuto, platonicamente, mentre il ruspante e bellicoso David è stato il marito tout court, che non riesce tuttavia a risparmiare improperi nei suoi confronti e appellativi lascivi indirizzati alla moglie. La verità è che Edoardo è stato fidanzato con Maria Flora 17enne prima di conoscere David e che quando ha chiesto la sua mano i genitori della fanciulla, ebrei osservanti, gli hanno opposto un sonante diniego perché lui era di religione cattolica. Succede poi che ad una festa David conosca Maria Flora e che i due si sposino felicemente vivendo una vita piena, senza sofferenze. Ma succede pure che Edoardo pur ammogliato con una tale Elena, diventando vedovo anzitempo, non ha dimenticato Maria Flora, perseguendo quel detto secondo il quale due persone innamorate che non possono stare insieme non si lasceranno mai. Tant’è che i due s’incontrano mano nella mano in un ristorante, senza andare oltre, quattro volte l’anno, (160 volte in 40 anni) come i cambi di stagione (da qui il titolo della commedia dato da Calogero) parlando di politica, di musica lirica, di Puccini e altro, completamente di segno opposto agli argomenti trattati col marito. I due personaggi continuano a dialogare nel giardino (diventando la bara funeraria di prima una fontana con cespugli di fiori), addirittura David gli confesserà d’avere avuto una tresca con una sua dipendente, ricevendo da Edoardo una reazione rabbiosa come se il tradito fosse stato lui. Pare che questa storia sia vera, ispirata da un segreto personale del commercialista dell’autore Goldstein, che gli confessò il suo amore impossibile per una ragazza ebrea. Una storia che Francesco Calogero ha fatto sua, curando la traduzione in italiano che non esisteva, adattando il testo per la scena ed esordendo magnificamente nella regia teatrale, la sua prima volta, dopo aver diretto film cult come La gentilezza del tocco ed altri e alcuni melodrammi come La cavalleria rusticana di Mascagni, le cui esperienze vengono qui sfoderate con alcuni stratagemmi di visual art che ritraggono ad un tratto la figura di Maria Flora al centro della scena, pure quella dell’ignota amante di David e in chiusura anche i due straordinari protagonisti Antonio Alveario e Maurizio Marchetti, nuovamente insieme dopo Lavori in corso di Claudio Fava, che si allontaneranno abbracciati, non prima d’aver opposto il nome di Edoardo sulla lapide di Maria Flora, scomparendo infine lungo quei vialetti alberati, tra le note della canzone di De Andrè Amore che vieni amore che vai fra gli applausi infiniti degli spettatori. 

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 16 Marzo 2023 18:23

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