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COLORI DELL'ACQUA - regia Vincenzo Sanfilippo

"Colori dell'acqua", scritto ed interpretato da Luisa Sanfilippo "Colori dell'acqua", scritto ed interpretato da Luisa Sanfilippo

scritto ed interpretato da Luisa Sanfilippo
Regia e allestimento scenico di Vincenzo Sanfilippo
Rassegna Schegge d'Autore 2019  XVIII Edizione del Festival della Drammaturgia Italiana.
Organizzata dallo S.N.A.D. Sindacato Nazionale Autori Drammatici.
Teatro Tordinona, Sala Pirandello, Roma da 21 al 25 novembre (e poi in tournée)

www.Sipario.it, 24 novembre 2019

PER UN TEATRO ECOLOGICO

"Sarebbe utopistico pensare in futuro alla limpidezza dell'acqua priva di sostanze nocive? O alla trasparenza dell'acqua dei mari, dei fiumi, dei laghi così priva di  sostanze e materiali inquinanti da richiamare e riflettere i vivaci e naturali colori della natura?" Lo scrive Luisa Sanfilippo, autrice e interprete di un inedito 'teatro ecologico', interessata da sempre a problemi idrico-ambientali, attraverso il richiamo poetico  di un'acqua umile, limpida e pura da contrapporre  all'acqua che invade e con grande fragore  abbatte e travolge ogni cosa. E mai tematica del genere fu di massima urgenza e tremenda attualità.

L'allegorico titolo "Colori dell'acqua" intende del resto richiamare ad un impegno collettivo e consapevole nei confronti del nostro bene comune più prezioso e vitale, concentrato nella densità del monologo, costituito dalle 'riflessioni di una relatrice'. Come da copione, la grande "imputata" (benigna e invasiva, allo stesso tempo) è dunque L'Acqua (Sorella Acqua, nella accezione francescana), contro cui la società punta il dito addebitando ad essa le cause della sua "indisciplina" a fronte di carenze progettuali sul territorio. Attraverso cui anche la minima, speciosa inadempienza si incancrenisce e si alimenta - per "mancata progettazione e programmazione" - nella totale ignoranza della scienza idrogeologica.

L'autrice (altrimenti nota per un altro ramo della sua creatività: La reviviscenza di donne 'defilatesi' dalla Storia per malintesa complementarietà all'uomo) pone, in questo caso, perentori interrogativi alla platea chiedendo perché l'acqua, di per sé incolore e inodore, si "colora" ed in quali occasioni. Sono le acque dei mari, di laghi, dei fiumi, fino all'acqua potabile che ormai, per farsi potabile, deve essere necessariamente impronunciabili da sostanze nocive.

Nel testo si sottintende, con acume e competenza, un ampio richiamo alle scienze geografiche ed ecologiche- e persino alla linguistica e alla letteratura (dal Calvino più lieve delle "Cosmicomiche" al Buzzati de "L'Orologio", soliloquio poco conosciuto ma denso di magico realismo), allorchè la Sanfilippo pone l'ardua domanda: può, il  teatro,  farsi portatore di istanze ambientali, climatiche ecologiche? Probabilmente sì.

La pratica scenica elaborata dall'autrice, tramite una comunicazione plurilinguistica (la parola e le arti visive), vuole così contribuire a valorizzare ogni inclinazione  -relazionale, divulgativa, artistica- nei diversi campi dell'ecosistema, cui sono in tanti (imbecilli negazionisti) a confutare dignità di requisitoria.

Un lavoro, quello della Sanfilippo, realizzato – nonostante la  tematica – con molta leggiadria  e humour, corredato da figurazioni sceniche a cura di Vincenzo Sanfilippo, aperto a diverse dimensioni espressive.
L'ambientazione infatti è una "scenografia minimale" costituita da un gioco performativo di "acque cromatiche e luce", che supportano la parola monologante e, al contempo, dialogante con la platea che lungamente applaude e condivide l'empatia di un contagio emotivo, che è – di per sé- condivisione della problematica appena enunciata.

Angelo Pizzuto

Ultima modifica il Lunedì, 25 Novembre 2019 06:40

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