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CAPPUCCIO D’OSSO DELLA LUNA (IL) - regia Maurizio Panici

"Il cappuccio d'osso della luna", regia Maurizio Panici "Il cappuccio d'osso della luna", regia Maurizio Panici

di Cristina Cirilli
regia di Maurizio Panici
con Fabrizio Bernar, Francesca Scomparin, Laura Primon e Marta Tissi
scena di Francesco Ghisu
musiche Ermanno De Biagi
costumi Anna Coluccia
light designer Giuseppe Filipponio
luci Davide Stocchero
Marostica, Ridotto del Politeama, 16 e 17 novembrre 2019

www.Sipario.it, 20 novembre 2019

L'atmosfera è sospesa, a volte rigida, poco tranquillizzante. C'è una casa, con luce triste, una famiglia o meglio ciò che resta, divisa in due quadri, che alla fine diventa unico. Una famiglia che a causa di un triste evento successo qualche tempo prima è in bilico, cammina come un funambolo sul filo, barcollando, agitandosi a tratti, nonostante il maschio Alberto, architetto in pensione, sembri il più calmo, meglio, rassegnato. Il suo è un dramma in piena regola, al quale le figlie, che vivono un altro dramma parallelo come la loro zia, sorella di Alberto, non danno un conforto dolce. Cosa è successo davvero nella mente dei quattro? Un grave, gravissimo lutto che sta sconquassando tutti, complice anche il difficile carattere dell'uomo, mal sopportato dalla figlia minore Adelia (una Marta Tissi ben impostata, persino perfida, cinica). La stessa, che vive con la zia, non perdona un certi tipo di atteggiamento avuto dal padre, considerandolo responsabile della morte della madre, inefficace guardiano del suo vivere e forse poco propenso all'attenzione. Tutto si svolge ricordando, in dialoghi abbozzati e pare irrisolvibili, momenti più o meno belli di vita normale, familiare, attimi scanditi da un tempo che già pare troppo lontano, malinconicamente. L'inadeguatezza di ognuno di loro, rapportato all'altro, è ciò che si nota di più, un vero velo di vita sempre più difficile e complicata da portare avanti giorno dopo giorno. L'ambientazione nel suo colpo allo stomaco è pressoché perfetta, con un ottimo testo che Cristina Cirilli, vero talento drammaturgico e non solo, appoggia sul palcoscenico a favore degli interpreti. L'architetto Alberto trova in Fabrizio Bernar un'interpretazione interiorizzata e davvero sofferente, memore del grave fatto, e della sua condizione ora di padre poco rispettato. A provare a metterci una pezza al dramma sono l'altra figlia maggiore Anita, che Francesca Scomparin traccia con delicata sensibilità e movenze dai passi felpati, cercando di star vicino al padre, e la sorella di quest'ultimo, la zia, interpretata da Laura Primon, che con la sua maturità non può altro che avere una visione leggermente diversa dalle ragazze. Anita è un soldatino, ma Adelia è drastica, sente di sicuro la morte nel cuore probabilmente al pari del padre ma in modo diverso. I quattro bene o male si accompagnano nella loro sofferenza, pur prendendo viottoli di sopravvivenza all'apparenza diversi. E' un quartetto disallineato ma anche il suo contrario, nel conflitto spunta forte la voglia di provare a farcela nonostante tutto, nelle rispettive accuse i sentimenti più diversi si mescolano, creano un turbinio nella quiete. Che, appunto, viene dopo la tempesta. Probabilmente è lo spettacolo più bello dell'associazione Teatris, che Maurizio Panici dirige con un piglio sicuro, agrodolce, di esperienza. Calorosi gli applausi del pubblico.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2019 07:38

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