domenica, 25 ottobre, 2020
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CASA DI BAMBOLA (UNA) - regia Andrée Ruth Shammah

"Una casa di bambola", regia Andrée Ruth Shammah "Una casa di bambola", regia Andrée Ruth Shammah

di Henrik Ibsen


traduzione, adattamento e regia Andrée Ruth Shammah


con Filippo Timi, Marina Rocco


con la partecipazione di Mariella Valentini

e
con Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Paola Senatore


produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

Napoli, Teatro Bellini dal 21 al 26 febbraio 2017
Milano, Teatro Franco Parenti dal 28 febbraio al 12 marzo 2017

www.Sipario.it, 22 febbraio 2017
www.Sipario.it, 22 febbraio 2017

Pensare Ibsen, oggi...
La Commedia tragica di Henrik Ibsen tradotta, adattata e diretta da Andrée Ruth Shammah

"Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo».
Henrik Ibsen

Proclamazione indecentemente onesta sulla condizione paradossale,vissuta da ogni donna; nonché nucleo del pensiero di Ibsen. Casa di bambola, da sempre, è stata una delle parabole più amare e veritiere sulla convivenza e la comprensione tra uomini e donne, mai scritta e proposta da un drammaturgo nel corso del XIX. Nessuna sorpresa, se consideriamo che la caratteristica della produzione teatrale dell'autore norvegese: Dall'Anitra selvatica sino a spettri si è sempre schierata , con sadico istinto di partecipazione, verso i deboli.

Nora ... Ovvero, gli ultimi saranno gli ultimi
Nora che balla; Nora che esiste solo per il piacere di Torvald; Nora che rallegra la famiglia e che mente... Nora che tiene le vere parole, dentro di sé. Scene di vita, da un disfacimento coniugale, in scena al Franco Parenti, cristallizzato nell'incisiva traduzione/ regia di Andrèe Ruth Shammah. Classico della drammaturgia sin troppo codificato su interpretazioni sociologiche e proto femministe. La lettura proposta, nella nuova traduzione, ha il merito di alleggerire dal ciarpame ideologico il classico ibseniano e stabilendo finalmente – e in modo definitivo- un ritratto crudo e atemporale delle dinamiche uomo -donna, stritolati nel sacro vincolo del matrimonio.

Casa di bambola, casa di specchi
La felicità coniugale, esibita nell'incipit di un estatico idillio natalizio, rivela ben presto crepe e piccole imperfezioni di una intesa fatta per essere ammirata da lontano... Così, come si fa con le case giocattolo. Le pareti sono trasparenti e ogni angolo è visibile ed esposto allo sguardo affettuoso e autorevole del marito, alla presenza del Dottor Rank o della servitù onnipresente.
In tutta questa prigione felice non esiste un singolo spazio per le esigenze della piccola "lodoletta". Palese è invece il gioco di illusioni di una famiglia felice, di cui Nora stessa è artefice e vittima .
La struttura drammaturgica è rispettata, anzi arricchita, in un interessante gioco di rispecchiamenti: Il riflesso delle due donne Kristine e Nora: amiche d'infanzia in cui due destini di famiglia - matrimoni ed esperienze - si confrontano l'uno con l'altro.
Nei tre elementi maschili si manifestano aspetti diversi dello stesso uomo: il paternalistico affetto di Helmer; il celato desiderio del Dott Rank, sottinteso in ogni complimento; così come la durezza di Krogstad: dietro alla sua disperazione vi è più onore di quanto riesca mai a dimostrarne il capofamiglia Torvald, con la sua ossessiva aderenza alla morale comune.
Infinite, le declinazione dei mille volti dell'amore! Palesi nel legame fra Nora e Anne Marie la figura dell'amata bambinaia; così come nell'intesa nata fra il giovane fattorino e la cameriera:una storia d'amore nascente quanto in netto contrasto con la crisi matrimoniale degli Helmer. Nell'interpretazione di Nora, una Marina Rocco matura e perfettamente in chiave nel ruolo. Notevoli e intensi risultano i suoi progressivi passaggi dalla spensieratezza alla disperazione e, infine, culminanti nella scelta finale dell'abbandono consapevole e vissuto come condizione non negoziabile.La presenza della "vecchia" amica Kristine, una Mariella Valentini a, tratti ambivalente, sotto l'apparente aria di accondiscendenza. Filippo Timi modera con stile la sua presenza in scena. Notevole è la sua versatilità nel cesellare caratteri e idiosincrasie dei tre uomini. Nelle sue sentenze, proferite contro Nora - la DONNA, origine della rovina e dal caos - si evince l'archetipo maschile concepito dallo stesso Ibsen, nella stesura del dramma.
Per il resto, si conferma un ensemble di interpreti ben coordinato e capace di mantenere costante il ritmo della pièce. Apprezzata la scelta della musica dal vivo e premiata da applausi, seguiti al breve brano d'arpa eseguito da Angelica Gavinelli (nel ruolo della figlia).
Tranche de vie in stile borghese
Nella struttura di una scena- estremamente aderente al tipico interno gradevolmente borghese, a cura di Fercioni e Petrecca - si ottiene la perfetta compenetrazione con le scelte di regia di Andrèe Ruth Shammah. Attraverso l'ambiente separato da veli impalpabili e pareti invisibili si palesa la commistione assoluta tra spazio esistenziale e fisico. L'espansione è percepibile oltre la quarta parete e trasforma la platea in spazio di scenico in cui agire. Ottimi, ritmo e tensione, che hanno avvinto il pubblico sino alla fine; applausi scroscianti e numerose le uscite di scena.

Francesca Bastoni

La sensazione bellissima (e altrettanto rara) che si prova quando uno spettacolo intorno a cui si crea un clima di aspettative alte si conferma di qualità. Un testo di grande umanità, intenso nel racconto delle emozioni, dei segreti e delle bugie che stanno dietro a un'unione coniugale; un allestimento ricco e di buon gusto, nella scenografia e nei costumi; dulcis in fundo, una straordinaria performance attoriale.
Su Una Casa di Bambola, di Henrik Ibsen (prodotto da Teatro Franco Parenti e da Fondazione Teatro della Toscana), si sono già spesi fiumi di inchiostro. Lo spettacolo gira la penisola con successo da diversi mesi. Eppure, continua a meritare l'attenzione di chi va (o torna) a vederlo; specie in forma di sollecitazione a quelli che non hanno ancora avuto modo di assistervi.
La trama del capolavoro di Ibsen è ben nota: Nora è la moglie borghese dell'avvocato Torvald, che finalmente può riscattarsi dopo una vita di ristrettezze economiche. Il giovane professionista, infatti, sta per dare il tanto atteso salto, diventando direttore di banca. La mogliettina devota è, dunque, tutta contenta di poter festeggiare il primo Natale all'insegna di lusso e regali; eccitata come una bambina, addobba casa aiutata dalla servitù, sceglie i costumi per un ballo in maschera dell'alta società e si concede addirittura (all'insaputa del marito) i dolcetti di cui è tanto golosa.
Ma i pasticcini che ingurgita nascondendosi come una ladra non sono l'unico segreto che la "piccola e fragile" Nora ha in serbo per il suo Torvald. La nomina dell'uomo a direttore di banca è un onore, certo, ma anche un onere, che fa uscire d'improvviso alla ribalta (attraverso richieste di intercessione e favori) alcune verità inconfessabili.
Anni prima Nora si è veduta costretta a chiedere un prestito ingente a un personaggio misterioso e controverso, tale Krogstad, che (per un caso infelice) rischia di essere licenziato in tronco proprio dall'istituto che l'ignaro Torvald va a guidare. Allora, lo strozzino ricatta la sua leggiadra vittima, intimandole di convincere il marito a non togliergli il lavoro.
L'ultima cosa che Nora voglia è far sapere a Torvald di aver chiesto del denaro in prestito in un momento di difficoltà. Così la pièce racconta i tormenti della donna, che non sa come salvare il proprio matrimonio da una minaccia tanto spaventosa.
Nell'opera di Ibsen, Torvald scopre inevitabilmente la verità e ripudia sua moglie, non curante del fatto che ella abbia chiesto il denaro solo per salvargli la vita. Unicamente, per garantire la guarigione al suo amato sposo! Ma la regista di questo imperdibile allestimento, Andrée Ruth Shammah, ci mostra Nora sotto una luce inedita. Una ragazza sanguigna, stanca di essere l'angelo del focolare. Un personaggio alla ricerca della propria identità, che non può ridursi esclusivamente a figlia prima, moglie e madre poi. Una donna che accanto a sé desidera un compagno che abbia fiducia in lei, che non la consideri una marionetta o una bambina viziata. Nora vuole un uomo, non un estraneo.
Sebbene la messa in scena sia straordinaria nel suo complesso, non si può fare a meno di lodare le interpretazioni dei due protagonisti: Filippo Timi, in stato di grazia, recita tre diversi ruoli (Torvald, Krogstad e il medico amico di famiglia), canta e balla senza risparmiarsi. Marina Rocco è una Nora sorprendente: bambina vulnerabile, eccitata e quasi isterica prima; donna ferita, risoluta e ribelle verso chi si ostina a trattarla come una bambola dopo.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Giovedì, 09 Marzo 2017 21:12

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