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BISBETICA DOMATA (LA) - regia Andrej Konchalovskij

La bisbetica domata La bisbetica domata Regia Andrej Konchalovskij. Foto Salvatore Pastore

di William Shakespeare
regia Andrej Konchalovskij
scene di Andrej Konchalovskij
costumi di Zaira de Vincentiis
luci Sandro Sussi
con Mascia Musy, Federico Vanni, Roberto Alinghieri, Giuseppe Bisogno, Adriano Braidotti, Vittorio Ciorcalo, Carlo Di Maio, Flavio Furno, Selene Gandini, Antonio Gargiulo, Francesco Migliaccio, Giuseppe Rispoli, Roberto Serpi, Cecilia Vecchio
coproduzione Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Genova, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile di Napoli
Napoli Teatro Festival, dal 8 al 10 giugno 2013
Genova, Teatro della Corte 13 dicembre 2013

www.Sipario.it, 15 dicembre 2013
www.Sipario.it, 10 giugno 2013

Con un'ambientazione nell'Italia anni trenta e una trasposizione in epoca fascista, la "Bisbetica" di Andrej Konchalowskij assume un tono di commedia all'italiana dove la comicità ha il predominio e compaiono flash di canzoni d'epoca, passi di charleston, poster con la reclame del Cordial Campari.
Le scene di Konchalowskij sono elemento fondamentale dello spettacolo con la piazze ispirate a De Chirico, mentre i cambi a "vista" imprimono movimento alle azioni, e le trovate umoristiche, come il trenino che corre sul fondo, accentuano il senso del gioco. La storia di Caterina e Petruccio si rinnova sul palco in una festa di colori, il regista calca il pedale dell'ilarità e caratterizza i vari personaggi in una dimensione spassosa, senza però farne della macchiette. Lo spettacolo è condotto secondo un disegno costruito anche nei piccoli particolari, pur dando l'impressione di nascere sul momento. Superano brillantemente la prova tutti gli interreti, selezionati tra Genova e Napoli, impegnati in un confronto travolgente di equivoci, travestimenti e continui cambiamenti. Mascia Musy è una eccellente Caterina, versata nelle pungenti battute e negli atteggiamenti provocatori, Federico Vanni dà ottimo spessore a Petruccio, e rende con molte sfumature l'immagine azzeccata di un marito – padrone. Un parte importante nell'andamento dell'azione spetta ai servitori, tra cui spicca l'apporto di Adriano Braidotti, abile anche nei volteggi di danza, e di Roberto Serpi, in conflitto a volte col padrone Petruccio. Tra le varie note di merito, una va certamente a Vittorio Ciorcalo - Battista e a Carlo di Maio – Ortensio, nonché a Roberto Alinghieri – Vincenzo. Costumi e luci ben intonati.

Etta Cascini

Shakespeare era misogino? A giudicare la sua Bisbetica domata la risposta è si! E anche il regista russo Andrej Konchalovskij che l'ha messa in scena al Teatro San Ferdinando è del medesimo parere. Tutta la commedia mira a sbollentare il caratteraccio di tale Caterina, con caschetto nero come la Valentina di Crepax quella vestita da Mascia Musy, che respinge a piè pari qualunque pretendente le si presenti davanti. Una guerra ad oltranza la sua che impedisce tuttavia alla sorella più piccola, la molto corteggiata Bianca cui dà vita la bionda Selene Gandini, di prendere marito prima di lei. Erano questi i costumi dei tempi antichi. Prima doveva sposarsi la più grande e poi quelle che seguivano. E' inutile dire che la strategia che mette in atto il furbo Petruccio di Federico Vanni che interpreta il ruolo con arguzia e intelligenza, alla fine si rivelerà vincente, trovando in Caterina una sposa amabile, ubbidiente e devota. Konchalovskij noto per avere sceneggiato due film cult di Tarkovskij (L'infanzia di Ivan e Andrej Rublëv), d'aver girato ad Hollywood dei film con star del calibro di Kurt Russel, Isabella Rossellini, Sylvester Stallone, Nastassja Kinski e d'aver diretto Juliette Binoche ne Il gabbiano di Cechov, ha ambientato lo spettacolo negli anni '20, quelli dell'inizio del ventennio fascista, delle reclame liberty del Campari, dei grammofoni Columbia, Olivetti, Standa e altre ancora, caratterizzando i personaggi come sbucati fuori da pellicole del muto e agghindando ad un tratto Petruccio e il suo servo Grumio (Roberto Serpi) con occhialoni e caschi di pelle come usavano i piloti partecipanti alla corsa della Mille Miglia. Le scene dello stesso Konchalovskij, più proiettate che costruite, riproducono piazze metafisiche alla maniera di Carrà e De Chirico e talvolta un piccolo trenino sbuffante fa capolino sul fondale colorato attraversandolo tutto da un capo all'altro. Il ritmo impresso è quello della Commedia dell'Arte con tanto di sedie ai lati della scena. I cambi d'abito si eseguono a vista e sembra d'assistere ad una farsa ad intreccio, ad un lavoro di Goldoni o a un vaudeville frenetico di fine '800 con equivoci e colpi di scena, travestimenti e funambolismi dialettici al suono di charleston e tanghi e canzoni tipo C'è una strada nel bosco... Quando tu sei partita...o Parlami d'amore Mariù... diffuse da un vecchio grammofono a tromba. I servi di casa Petruccio sono dei proto-comunisti con pugno chiuso, il Battista di Vittorio Ciorcalo ha i baffetti alla Salvador Dalì, il Gremio di Giuseppe Rispoli piegato in due è quasi un automa cui bisogna dargli una botta per farlo muovere e parlare, il Lucenzio di Flavio Furno è travestito da precettore di latino con naso-occhiali-baffi finti per entrare meglio nel cuore di Bianca, grazie pure all'aiuto del suo servo Tranio (Roberto Adriano Braidotti) e di Biondello, il bravo Antonio Gargiulo, vero fool dello spettacolo e in evidenza pure l'Ortensio di Carlo Di Maio e il padre di Lucenzio, Roberto Alinghieri. I costumi erano di Zaira De Vincentis, il disegno luci di Sandro Sussi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Dicembre 2013 09:47

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