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BERRETTO A SONAGLIO (IL) - regia Nucci Ladogana

Il berretto a sonagli Il berretto a sonagli Regia Nucci Ladogana

di Luigi Pirandello
con Flavio Bucci, Diana De Toni, Renato Campese, Luigi Mezzanotte
regia: Nucci Ladogana
scene: Nicola Delli Carri
Torino, Teatro Erba, dal 20 novembre al 2 dicembre 2007

La Stampa, 22 novembre 2007
Bucci-Pirandello nel tango delle corna

Quando si ha a che fare con Flavio Bucci si parte sempre con un'impressione antipatica. Fin dalle primissime battute sembra che questo infaticabile attore interpreti tutto allo stesso modo, che non distingua tra dramma, commedia, farsa. Per lui ogni personaggio, ogni situazione, ogni sentimento sembra sottoposto a un trattamento vocale che passa invariabilmente dall'adenoideo al golesco, con variazioni più da tamburo che da violino. E le voci alla Renzo Ricci, direte, quelle che scaldavano l'aria come una carezza e vibravano come l'increspatura d'un lago? Meglio non pensarci. Bucci le travolge con la sua vocalità stentorea e ossidata. Lo si può verificare anche in questi giorni all'Erba, dove l'attore interpreta Il berretto a sonagli di Pirandello rimesso in circolo dal regista Nucci Ladogana. Bucci ha il personaggio di Ciampa, lo scrivano filosofo che sa discettare sulle tre famose corde poste alla guida del comportamento umano (la seria, la civile, la pazza). E va sul metafisico quando paragona gli uomini ai pupi («pupi siamo») manovrati da mani invisibili secondo un gioco nel quale ciascuno è legato a un ruolo. E la tirata sul famoso berretto? Il berretto con i sonagli del becco, e i ragazzini, dietro, a fare «beee, beee!». Insomma, un bel ventaglio di concetti e di espressioni a cui, nel tempo, è corrisposta una varietà di interpretazioni che non di rado puntavano all'effetto, a volte all'effettaccio.

E Bucci? Dentro questo repertorio l'attore si muove come ciascuno può immaginare. Però accade un fenomeno singolare. Succede anche questa volta che la sua parlata, senza perdere mai la propria caratteristica, si metta a vibrare spezzandosi come un suono dodecafonico. Il suo Ciampa diventa umano, ma l'umanità, espressa in quel modo, acquista un che di sospeso, di lunare, di metafisico, entra nel gioco di Ladogana come una palla di biliardo in un campo di bocce. Bucci condensa uno stile e fa centro.

S'inserisce, da ragionatore implacabile, in questa vicenda di corna che Pirandello ha condotto sul filo del paradosso e Ladogana sviluppa come una guerra tra i sessi, facendo emergere il ruolo distruttivo, anzi omicida della donna. Nella vicenda di Beatrice che non tollera le corna piazzatele in fronte dal marito cavalier Florica, il regista fa prevalere la sete di vendetta femminile, mentre gli uomini si mostrano più condiscendenti, sono portati a minimizzare. In questa specie di tango della gelosia, acquista un valore inquietante la soluzione inventata da Ciampa per salvare il salvabile, cioè l'onore proprio e quello del cavaliere presso il quale lui lavora: rinchiudere in manicomio Beatrice che aveva immaginato la tresca tra il marito e la giovane moglie di Ciampa. Se la donna è pazza, le sue accuse crollano da sole. Con buona pace di tutti.

E così, in due rapidi tempi, Il berretto a sonagli segue il suo corso nella scena fissa di Nicola Delli Carri (un salotto rosso scarlatto), senza preoccuparsi di far cambiare sesso alla Saracena, che diventa un Saraceno interpretato da Luigi Mezzanotte, ed è bizzarro vedere nella Sicilia post feudale descritta da Pirandello un uomo nelle vesti di mago fare i tarocchi e predire tradimenti. Il tutto viene poi affidato a una compagnia d'attori che, come spesso accade, è disuguale, ma nella quale, oltre al citato Bucci, occorre citare la Beatrice di Diana De Toni, dalla recitazione sibilante, da donna in pieno delirio persecutorio, e il delegato Spanò di Renato Campese: una macchietta, anzi un buffo perpetuamente sudato, piegato in due dalla pavidità e dal servilismo, però, a suo modo un servo dello Stato. Un bel ritratto.

Osvaldo Guerrieri

Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 08:23

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