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BELLISSIMO NOVEMBRE (UN) - regia Mario Missiroli

Un bellissimo novembre Un bellissimo novembre Regia Mario Missiroli

dall’omonimo romanzo di Ercole Patti
Libero adattamento di Gaetano Savatteri e Luigi Galluzzo
Regia di Mario Missiroli
Scene e costumi di Lorenzo Ghiglia, Musiche di Benedetto Ghiglia, Luci di Franco Buzzanca
Con: Antonietta Carbonetti, Nellina Laganà, Federico Grassi, Donatella Finocchiaro, Marcello Per racchio, Giovanni Tuzza, Emanuele Muni, Alberto Bonaria, Orazio Mannino, Giovanni Argante, Barbara Gallo
Produzione: Teatro Stabile di Catania 2008

www.Sipario.it, 21 novembre 2008

Povero Nino! Ogni volta che gli fanno rivivere la storia del suo amore incestuoso con la zia Cettina gli fanno fare sempre una fine diversa. Nell’originario racconto di Ercole Patti, Un bellissimo novembre, pubblicato nel 1967, anche se i fatti si svolgono negli anni ’20, finisce i suoi adolescenziali 15 anni andando a battere violentemente il capo su una roccia. Il poverino colto da un raptus di gelosia scappava fra i sentieri campagnoli della masseria di Zafferana Etnea per aver visto la zia appartarsi con un altro amante, amico del marito. Nel film di Mauro Bolognini di due anni più tardi, protagonista Gina Lollobrigida, il giovane non si ammazzava, anzi fregandosene che la zia potesse arare altri campi, pur non dimenticandola, si sposava con una coetanea. Adesso, per mano di Gaetano Savatteri e Luigi Galluzzo, il romanzo di Patti diventa un testo teatrale che Mario Missiroli mette in scena al Teatro Verga, per il Cinquantenario dello Stabile etneo. Qui il giovane Nino si suicida con un colpo di fucile da caccia giusto sul letto della zia, per i soliti motivi di gelosia, dopo averla vista fra le braccia dell’aitante Sasà Santagati, in quella tresca che quel cornuto-contento del marito Biagio ben conosceva e che solo per viltà o per paura di perdere la donna non riusciva a mettere la parola fine. Certamente aveva ragione Missiroli a dire che la materia in sé era poco adatta per il palcoscenico. Di storie di “malizie” e di “grazie zie” se n’erano viste tante al cinema. Invero poco esaltanti. Piuttosto morbose. Bisognava inventarsi qualcosa. Qualcosa che potesse captare l’attenzione dello spettatore di teatro. Ecco allora che i due adattatori spostano i fatti più avanti negli anni, in epoca fascista, nel 1939, alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, e la storia di Nino (qui il giovane Giovanni Tuzza) è solo ri-evocata in flash-bach dalla zia Cettina, colei che Donatella Finocchiaro veste con qualche difficoltà, forse stranita e sopravanzata dal difficile personaggio, quando ri-torna in quella casa di campagna ormai abbandonata, soltanto abitata da due vecchie zie che non vogliono essere sfrattate. Una casa piena di mobili coperti da lenzuola e in cui fa bella mostra di sé una vecchia spider-rossa Alfa Romeo, nella scena bric-à-brac di Lorenzo Ghiglia (suoi pure i costumi acconci al periodo storico), con la camera da letto che s’intravede in trasparenza nel piano superiore, e dove, sempre in compagnia del suo amante, con l’aplomb da dandy quello di Federico Grassi, incontrerà gli altri suoi parenti convocati lassù per la spartizione della proprietà da un fantomatico zio Alfio che non comparirà mai sulla scena, solo evocato come un qualsiasi Godot. Arriva l’avvocato, ben caratterizzato da Marcello Perracchio, che assieme al consigliere comunale, Orazio Mannino, pensano di potere speculare sull’immobile realizzando una sorta di Relais, nettamente osteggiato dalle due vecchie zie (le brave Antonietta Carbonetti e Nellina Laganà) e dalla madre di Nino, Barbara Gallo, tutta tirata ed esplosiva nel suo dolore di madre che rinfaccia alla sorella Cettina la tragica morte del figlio. Con l’arrivo di quest’ultima figura il dramma si colora di tinte pirandelliane, in particolare quando tutti i protagonisti in scena ascoltano le parole di questa donna lacerata dal dolore. Non succederà più niente. Ma così è se vi pare. La casa non diventerà un albergo di lusso. I due amanti continueranno ad incontrarsi, il marito Biagio continuerà a vendere i suoi corredi, le zie moriranno in quella casa e la vita continuerà, come sempre, in novembre come per tutti gli altri mesi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 14:21

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