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BLACKBIRD - regia Lluís Pasqual

Blackbird Blackbird Regia Lluís Pasqual

di David Harrower traduzione Alessandra Serra
regia Lluís Pasqual
scene Paco Azorin, costumi Chiara Donato. luci Claudio De Pace
con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa e on Silvia Altrui
Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
al Comunale di Casalmaggiore, 17 gennaio 2012

www.Sipario.it, 18 gennaio 2012

«Con quante dodicenni sei andato a letto?», chiede la donna all'uomo, scovato dopo anni in un magazzino di una ditta farmaceutica dove fa il custode. E ancora: «Mi hai lasciata sola dopo avermi fatta innamorare». In queste due frasi c'è l'ambiguità del racconto di Blackbird di David Harrower. La pièce diretta da Lluìs Pasqual e interpretata da Massimo Popolizio e Anna Della Rosa. Il racconto vede confrontarsi in una sorta di sotterraneo che potrebbe sembrare un rifugio un uomo quasi sessantenne e una donna. I due hanno alle spalle una storia. Ray, questo il nome dell'uomo che ora si fa chiamare Peter, ha avuto una relazione con Una quando questa aveva dodici anni. Quella relazione ha portato in carcere lui e ha devastato la vita di lei. Detto questo, il testo di Harrower è un testo aperto. Recuperando le due farsi iniziali si può dire che frequenta una doppia prospettiva e non si concede ad un unica soluzione interpretativa. La storia d'amore fra un uomo quarantenne e una ragazzina dodicenne può essere rubricata sotto la dicitura di 'relazione pedofila', ma al tempo stesso nel raccontarsi dei due, nel loro cercarsi, nel loro amarsi, in quella fuga che poi per entrambi fu abbandono c'è solo la relazione intensa d'amore fra un uomo e una donna, non c'è la costrizione di una violenza, né il soggiogare dell'uno verso l'altra. C'è piuttosto la dipendenza assoluta di due innamorati che lasciano fuori il mondo e dipendono l'uno dall'altra. E così Blackbird si muove in questa ambivalenza di fondo che lascia allo spettatore se non la soluzione del caso, perlomeno la possibilità di una libera interpretazione. In questo gioco di sospensione ci sta pure la comparsa sul finale di una bambina che si scopre essere la figlioccia dell'uomo e di cui lui afferma: «Mi prendo cura di lei». Ciò appare un po' pesante e fuoriluogo rispetto a quanto detto e agito in precedenza. Ma anche questo aspetto arriva per creare un ennesimo spiazzamento, poco dopo il tentativo di amplesso fra l'uomo e la donna in un ritorno di passione, tentativo suggellato dalla battuta di lei che lega il rifiuto al suo essere non più bimba. Massimo Popolizio — che assomiglia a Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia — e Anna Della Rosa sono realistici e credibili, sono un corpo unico, vivono di un'intensità del dire e del fare che offre all'occhio dello spettatore un senso di grande naturalezza. Non c'è un tono fuori posto, i due sono un meccanismo ben oliato, non c'è una sbavatura, due attori che sanno il fatto loro e sono due certezze per quanto attiene alla modalità recitativa, il giusto contr'altare al contenuto ambivalente della narrazione.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2013 08:50

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