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BILLIE HOLIDAY – regia Arsen Ostojić

Matija Dedić, Ksenija Prohaska e Mirko Soldano in "Billie Holiday", regia Arsen Ostojić. Foto Sergej Drechsler / Novi list Matija Dedić, Ksenija Prohaska e Mirko Soldano in "Billie Holiday", regia Arsen Ostojić. Foto Sergej Drechsler / Novi list

scritto da Ksenija Prohaska e Arsen Ostojić
traduzione in italiano di Sandro Damiani
regia di Arsen Ostojić
scenografia di Slaven Raos
costumi di Neda Makjanić-Kunić
con Ksenija Prohaska, Mirko Soldano e Matija Dedić
Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume (Croazia), 19 dicembre 2023

www.Sipario.it, 15 gennaio 2024

Capita spesso che dietro la sublimità di un’artista si celi una vita costruita su tragiche storie famigliari, ostacoli a malapena sormontabili e incessanti lotte per la sopravvivenza. Offrire, in scena, l’immagine di un genio tanto incontaminato, quanto irrimediabilmente segnato da quei travagli, non è cosa facile. Eppure, Ksenija Prohaska ci è riuscita infallibilmente. L’attrice croata, di fama internazionale, ha portato sul palco della Comunità degli Italiani di Fiume una Lady Day penetrante, magica e indomabile. Lo spettacolo diretto da Arsen Ostojić, semplicemente intitolato “Billie Holiday”, apre uno spiraglio su uno dei tanti retroscena immediatamente precedenti alle esibizioni dell’indimenticabile diva del blues. L’ambientazione data, con ogni probabilità, dalla sera del 27 marzo del 1948, che sancì il ritorno della cantante sul palcoscenico della Carnegie Hall di New York dopo quasi un anno di carcere, rappresenta un momento emblematico della carriera e della vita della Holiday, al contempo offrendo all’attrice croata la perfetta opportunità per dar prova di un talento dalle mille sfaccettature.

L’assoluta immedesimazione di Prohaska con una delle protagoniste indiscusse della scena blues del primo Novecento ha toccato nel profondo il folto pubblico della serata. Concentrando in sé il dolore che soltanto in parte trabocca dall’interiorità del personaggio riversandosi nell’ambiente circostante, l’attrice ha regalato a tutti i presenti un’emozionante interpretazione, con alcuni dei brani più noti di Lady Day, tra cui vanno ricordati il controverso “Strange fruit”, che Billie Holiday usò come cavallo di battaglia e simbolo di ribellione fino alla fine della carriera, e “God bless the child”, scritto insieme al compositore Arthur Herzog Jr.

L’intero progetto registico di Ostojić – complici la scenografia di Slaven Raos e i costumi di Neda Makjanić-Kunić – è realizzato in modo da porre l’accento sulla protagonista. La diva del blues appare in scena assieme all’amico Charlie, interpretato da Mirko Soldano, e al fedele collaboratore e pianista Bobby Tucker, impersonato da Matija Dedić, compositore e pianista jazz di calibro mondiale. Ma sono proprio i due personaggi secondari, oltre ai numeri musicali, a mettere in risalto la centralità del genio tormentato della Holiday. Lady Day, nell’eccellente interpretazione di Prohaska, non solo rapisce l’attenzione del pubblico, ma è anche l’unica figura in scena a muoversi incessantemente, quasi a indicare l’infrenabile spirito dell’eroina e la sua costante fuga dai dolori della cruda realtà. La combinazione tra la voce angelica di Prohaska-Holiday e l’impareggiabile bravura di Dedić al pianoforte fanno dello spettacolo diretto da Ostojić – scritto da quest’ultimo in collaborazione con Prohaska, nella traduzione di Sandro Damiani – un indimenticabile omaggio alla diva del blues, che però non rinuncia ad addentrarsi nella profondità dell’animo della protagonista, portandone a galla l’intatta purezza.

Oretta Bressan

Ultima modifica il Sabato, 20 Gennaio 2024 16:50

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