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BUONI DA MORIRE - regia Emilio Solfrizzi

"Buoni da morire", regia Emilio Solfrizzi "Buoni da morire", regia Emilio Solfrizzi

di Gianni Clementi
Compagnia Moliere
DEBORA CAPRIOGLIO

PINO QUARTULLO

GIANLUCA RAMAZZOTTI

regia EMILIO SOLFRIZZI
Produzione Ginevra Media Production
Lo spettacolo ha una durata di 2 ore più intervallo
Stagione 2021/2022
Roma – Teatro Quirino Vittorio Gassman dal 3 al 15 maggio 2022

www.Sipario.it, 5 maggio 2022

Come per Diderot con le sue idee, per certi borghesi i buoni sentimenti sono delle sgualdrine. Li s’invocano al bisogno, per ostentazione o per semplice forma. Tutt’al più per esibire una bontà, un altruismo che è solo di maniera, dietro il quale si cela quanta più ipocrisia s’immagini. Sicché nel momento in cui, per bizzarria della sorte, si è posti di fronte a una prova concreta – aiutare un povero realmente bisognoso di ospitalità, calore, una doccia, qualche buon pasto sostanzioso e, infine, un po’ d’affetto – che accade? Ci si dimentica di tutto, si riaffacciano, prepotenti e più che mai aggressivi, i vizi entro i quali si stava racchiusi. Infine si torna ciò che si era, come una crisalide che rinunzia a tramutarsi in farfalla restando allo stato di larva.
Da tali premesse è partito Gianni Clementi per scrivere Buoni da morire. Commedia deliziosa, divertente, esile e mai ovvia, arricchita d’una certa morale che in conclusione fa capolino occhieggiando a spettatori più scaltri e desiderosi di finali non consolatori. Per sottrarre la trama dianzi rievocata dal pericolo della banalità, Clementi ha aggiunto un particolare che rende la commedia più interessante: il povero di cui i ricchi protagonisti Emilio e Barbara, moglie e marito, debbono prendersi cura è un loro vecchio compagno di scuola, Ivano, ora ridotto a mendicante per aver dissipato i suoi averi nel corso d’un’esistenza più che mai dissoluta, che la mattina di Natale suona alla porta della loro casa. Ecco riaffacciarsi vecchi rancori, gelosie sopite e mai estinte, invidie. Ma quel che è peggio, sentimenti che finalmente si chiariscono ed emergono con prepotenza. Barbara ha sposato Emilio, noto cardiochirurgo, per ripicca a una delusione di gioventù. Cosa accadrà quando tutto questo esile castello, ora privato delle sue fondamenta, è sul punto di crollare? Diverrà un cumulo di macerie o c’è ancora speranza che resti in piedi?
Spetterà al pubblico del Quirino scoprirlo. E nell’andare a vedere questa commedia, avrà modo di gustare una recitazione graziosa, ben condotta, mai sciupata e tutta permeata d’ironia dall’inizio alla fine. Debora Caprioglio è una Barbara vezzosa, viziata, ammantata d’una dirittura morale posticcia che non le appartiene. E però, nell’interpretazione della nostra attrice, mai risulta antipatica. Tali caratteristiche sono utilizzate come terreno preparatorio per deflagrare in una comicità debordante che svetta quando Barbara, sola con Ivano mentre Emilio è fuori perché deve forse andare a riprendere il figlio debosciato agli arresti in nord Europa, si ubriaca. Gustosissimo Gianluca Ramazzotti nel delineare un Emilio rigido, pieno di limiti, formale all’eccesso. Caratteristiche che fanno da controcanto all’Ivano di Pino Quartullo: irriverente, spontaneo, vagamente cialtrone ed anticonformista.
Con pochi e semplici elementi, Clementi in scrittura e Solfrizzi alla regia hanno realizzato una commedia gustosa, mai retorica, con un umorismo dai sapori vagamente pirandelliani.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2022 17:48

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