lunedì, 15 agosto, 2022
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ASPETTANDO GODOT - regia Massimo Andrei

Massimo Andrei e Lello Arena in “Aspettando Gódot”, regia Massimo Andrei Massimo Andrei e Lello Arena in “Aspettando Gódot”, regia Massimo Andrei

di Samuel Beckett
Regia: Massimo Andrei
Traduzione: Carlo Fruttero
Scene: Roberto Crea
Musiche: Pino Perris
Interpreti: Lello Arena, Massimo Andrei, Biagio Musella, Elisabetta Romano, Esmeraldo Napodano, Angelo Pepe e Carmine Bassolillo. Coproduzione: Teatro Cilea di Napoli, La Contrada Teatro Stabile di Trieste.
Borgio Verezzi, Piazza S. Agostino, 26 luglio 2022

www.Sipario.it, 30 luglio 2022

Aspettando Godot è un capolavoro di Samuel Beckett (1906-1989). Dopo il debutto parigino del 1953 è stato diretto dallo stesso autore a Berlino nel 1975 e nel 1984 nel carcere di San Quintino. Nei due allestimenti Beckett modifica interi brani, didascalie, movimenti e gesti degli attori in scena. Ad esempio all'inizio Estragone, chiamato anche Gogo, seduto da solo su una pietra nell'atto di togliersi uno stivale, dice: «Niente da fare», mentre Vladimiro sta fuoriscena in penombra vicino ad un albero. In seguito il drammaturgo li rende inseparabili. Altra modifica apportata è la creazione di momenti d'attesa nei quali restano immobili. Nel testo riveduto da Beckett i cambiamenti arricchiscono di un vitale umorismo i dialoghi con rinvii al varietà e al circo, come ad esempio quando arrivano Pozzo e Luky (italianizzato in Fortunato), impersonati in maniera convincente da Biagio Musella e Angelo Pepe. Alcune sequenze sono assenti nellospettacolo di questa sera. Il numeroso pubblico apprezza tutti gli attori riservando loro calorosi e convinti applausi. Estragone e Vlamidiro manifestano l'intenzione di impiccarsi ma non lo fanno. Quando dicono di voler lasciare la “strada di campagna” in cui si trovano non ci riescono, speranzosi come sono che giunga Godot. Anche alla fine non si muovono, sebbene il messaggero Nello, interpretato bene da Carmine Bassolillo, dica loro che Godot non arriverà. Tutto è incerto, come la vita, come accade nel secondo atto in cui i due barboni non riconoscono Pozzo e Lucky. Anche il Messaggero non li riconosce nelle sue visite. Le modifiche della trama nascono dalla volontà di “dare forma alla confusione” del testo originale creando “un più confuso ordine alla stessa confusione”. La pièce è soggetta ad un continuo riassetto. Il teatro dell’assurdo viene adattato a situazioni differenti. Il bravissimo regista nelle due ore del piacevole spettacolo è anche Estragone (Gogo). Massimo Andrei (Didi) che ha contribuito alla rivisitazione del testo, si dichiara certo che l'allestimento sarebbe piaciuto a Beckett “per il punto di vista diverso” creato dal “contatto con il Dna dei figli di una città che presto ha dovuto imparare il senso tragicomico dell’attesa Aspettare Godot in un una strada di campagna alle falde del Vesuvio crea indubbiamente nuove tensioni ed altri smarrimenti. Del resto il testo, come voleva Beckett, è soggetto ad un continuo riassetto. Gli interventi di Massimo Andrei, che utilizza la traduzione di Carlo Fruttero, collocano il testo in una Napoli fatalista che aspetta il verificarsi di un miracolo: la liquefazione del sangue di San Gennaro e la speranza che il terremoto e il Vesuvio risparmino la città. In questo luogo dell’attesa Lello Arena interpreta in maniera mirabile la parte di Vladimiro. Al ritorno dopo dieci anni al Festival di Borgio Verezzi, l'attore si rivela padrone della scena. La sua parlata napoletana ricca di sussulti è la metafora della malinconica comicità campana. Lello Arena e Andrei aspettano invano Godot. La rivisitazione napoletana di questo classico del '900 è felice. Il racconto della vicenda è affidato ad attori “che conoscono e portano scritto nella loro storia e sul loro corpo il linguaggio comico fuso in modo poetico con quello dolente, per narrare il cupo delle nostre anime, ridendo e giocando, come è giusto che sia. Da sempre”. Vladimiro e Estragone aspettano in una desolata strada di campagna Godot. Sulla scena, solo alcune panchine e pochi alberi. La caduta delle foglie scandisce il passare del tempo. Godot non compare mai. Egli si limita a inviare un messaggero che dice ai due protagonisti: Godot “oggi non verrà, ma verrà domani”. I due si lamentano del freddo, della fame e del loro stato esistenziale. Litigano, pensano di separarsi e anche di suicidarsi ma alla fine restano l'uno accanto all'altro. Proprio attraverso i loro discorsi sconnessi su argomenti futili e banali emerge il non senso della vita degli uomini. In alcuni momenti arrivano una ragazza, Betta e un ragazzo, bene interpretati da Elisabetta Romano eda Esmeralo Napodano. Poi giungono Pozzo e Lucky. Il primo tratta il suo servo come una bestia, tenendolo al guinzaglio con una lunga corda che indica un legame reciproco all'apparenza inscindibile. Questi personaggi escono di scena per poi rientrarvi. Didi e Gogo, dopo l'incontro col messaggero di Godot, rimangono fermi. Il linguaggio usato dai due evidenzia la non realizzazione della volontà individuale. Non esiste legame fra parola e azione. Il secondo atto solo è solo in apparenza diverso dal precedente: Vladimiro e Estragone sono di nuovo nello stesso posto della sera prima Continuano a parlare, a volte con “non senso” oppure utilizzando luoghi comuni con effetti comici. A ritorno in scena Pozzo è diventato cieco e il servo muto. Ora la corda più corta che li unisce indica la soffocante simbiosi dei due. Poco dopo rientra il messaggero dicendo che neppure oggi Godot verrà. Beckett sottolinea la frustrazione dell'uomo nel tentativo fallimentare di procedere e cambiare posizione. Nei due atti non c'è sviluppo nel tempo, poiché non c'è la possibilità di cambiamento. La trama della pièce è solo un'evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo ma, a osservare bene, “tutto è in movimento”. L'ambiente in cui tutti agiscono è una strada desolata con pochi elementi scenografici firmati da Roberto Crea. I gesti fatti dai due protagonisti sono essenziali e ripetitivi. Le pause si alternano ai silenzi, le risate alle riflessioni, come se si fosse a “teatro o al circo”. Aspettando Godot è diventato il sinonimo di una situazione esistenziale, in cui si aspetta un avvenimento che sembra essere imminente, ma che non accade mai.

Roberto Trovato

Ultima modifica il Sabato, 30 Luglio 2022 17:56

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