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ARLECCHINO MUTO PER SPAVENTO - regia Marco Zoppello

”Arlecchino muto per spavento”, regia Marco Zoppello ”Arlecchino muto per spavento”, regia Marco Zoppello

Ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni
soggetto originale Marco Zoppello
con Marco Zoppello, Anna De Franceschi, Matteo Cremon, Michele Mori, Maria Luisa Zaltron
Stefano Rota, Sara Allevi, Pierdomenico Simone, Marie Coutance
scene Alberto Nonnato
costumi Licia Lucchese
maschere Stefano Perocco di Meduna
consulenza musicale Ilaria Fantin
disegno luci Matteo Pozzobon e Paolo Pollo Rodighiero
regia Marco Zoppello
produzione Stivalaccio Teatro/Teatro Stabile del Veneto/Teatro Stabile di Bolzano/Teatro Stabile di Verona
con il sostegno della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e della Fondazione Teatro Civico di Schio
Vicenza, teatro Comunale, 25 e 26 maggio 2022

www.Sipario.it, 1 giugno 2022

Sorriso sardonico e fare maldestro, ma timoroso, ed ecco il titolo, Arlecchino giostra se stesso e chi ha a che fare con lui con arguzia e tanta grazia ironica da vendere. Assistendo all ”Arlecchino muto per spavento” di Stivalaccio Teatro saltano all’occhio diverse cose, l’amore per il teatro in primis, e per la Commedia dell’Arte, e non da meno un profuso, cospicuo lavoro dietro le quinte, che si può dire tranquillamente trionfa durante la messa in scena e soprattutto agli applausi finali. Ma andiamo con ordine. Ispirato a un canovaccio di Luigi Riccoboni, lo spettacolo di Marco Zoppello, anche regista e protagonista, entra nei meandri e nelle viscere della Commedia dell’Arte per uscirne discontinuamente, a tratti, abbracciando altre sfere, accennando più volte a queste: la modernità di certe espressioni, una citazione su un santuario locale, l’uso smoderato del francese lingua madre per il personaggio di Flamminia, il richiamo a Totò e Peppino. E qualcos’altro ancora, che in questi casi volge lo sguardo al contemporaneo, forse troppo, e distoglie l’attenzione necessaria dal fulcro drammaturgico e prettamente teatrale deviando verso un’operazione più allargata, meno fine. La storia di Arlecchino, e dei suoi compari di sventura Trappola, Pantalone, del signorotto Lelio, di Silvia, Mario, Stramonia Lanternani , di tutte le loro sventure, si inerpica folle e divertente, impegnativa per le ripide scale del teatro puro, ne crea godimento pieno salvo incagliarsi talvolta nelle già citate forme che con la Commedia dell’Arte poco c’entrano. Lo spettacolo è godimento reale, degno di una grande, raffinata messa in scena, un congegno a orologeria perfetto che i bravi interpreti affrontano con un certo coraggio, mettendo in mostra le loro rispettive doti. Capita dunque, ovviamente, di ridere e spassarsela nei momenti dovuti, seguendo a piè pari il succedersi degli eventi. C’è chi tra gli attori prende per mano il suo personaggio, calca la mano e caratterizza con esagerazione, in un confine, quello della Commedia dell’Arte, appunto, nato per essere caricaturizzato ma dove la difficoltà e l’equilibrio è rimanere in bilico, scevro da sotterfugi di ogni tipo compresi quelli riguardanti l’ammiccamento. In fin dei conti il testo basta e avanza a far parlare di sé, è comprensibilissimo, e anche questa è una dote se non rara almeno da apprezzare. Detto tutto questo, il rimanente funziona in questo “Arlecchino”, dove Marco Zoppello da vero istrione amalgama e comprime, e ritaglia su di sé un protagonista molto divertente giostrando gli altri in un torneo, una sfida che col pubblico vince, grazie appunto a una costruzione forte, un gran bell’allestimento degno delle migliori produzioni del genere. Tutto funzionerebbe più teatralmente a mio parere se si andasse giusto quel po’ più in direzione della sottrazione, si badi ben, solo laddove l’Arte della stessa Commedia non sconfina rimanendo fedele ai suoi schemi. Detto anche questo non si può che far scorrere la festa in atto, lasciando a ognuno dei protagonisti la propria gloria, nelle diverse dosi mostrate e meritate. E’comunque un ottimo lavoro di squadra, che qui si può davvero notare e porta a risultati molto importanti. Lo spettacolo è dedicato a Eugenio Allegri, mancato da pochissimo, al canovaccio moderno che attraverso la scena porta nella vera piazza comunitaria. Come detto gli interpreti sono tutti da encomiare, Zoppello in testa insieme al Lelio di Matteo Cremon, sempre più attore a largo raggio, a Stefano Rota e al suo Pantalon De’ Bisognosi, alla sobria Silvia e ai suoi bei suoni, di Maria Luisa Zaltron. Un grande successo, a Vicenza, e via andare.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Giovedì, 02 Giugno 2022 09:57

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