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A CUORE APERTO - regia Gianni Clementi

Massimo Wertmüller in "A cuore aperto", regia Gianni Clementi Massimo Wertmüller in "A cuore aperto", regia Gianni Clementi

Testo e regia di Gianni Clementi
con Massimo Wertmüller

musiche M° Pino Cangialosi

musicisti Pino Cangialosi e Mario De Meo

luci e fonica Marco Laudando

Produzione Milleluci Entertainment
Stagione 2021-2022 
Teatro Vittoria – Roma dal 2 al 7 novembre 2021

www.Sipario.it, 3 novembre 2021

I più credono che appartenere ad un cultura voglia dire condividerne ogni cosa, esasperare i suoi pregi e celare – in modo più o meno goffo – i difetti. Si finisce così per esprimere un campanilismo di stinta fattura, a tratti fazioso e tutt’altro che simpatico. Ma si può anche esprimere la propria appartenenza ad una cultura osservandone, con leggera severità, i suoi difetti, mostrandoli senza indulgenza, in modo schietto ed ironico. È la strada scelta dallo spettacolo scritto e diretto da Gianni Clementi, A cuore aperto, interpretato da uno straordinario Massimo Wertmüller.
Questo attore di talento veramente straordinario, man mano che passano gli anni diventa sempre più meticoloso, attento alla sfumature. Il suo volto somiglia ad una grande maschera teatrale; ed è un miracolo che avviene senza trucchi: basta uno strabuzzare gli occhi, un leggero rigonfiamento delle gote per esprimere disappunto o irritazione, inarcare il sopracciglio quasi a voler dire: “sono superiore rispetto a ciò che sto dicendo, che è poca cosa”: un repertorio mimico essenziale, ma così difficile da perfezionare e che rende grande un interprete. Il tutto associato ad una capacità esemplare nel porgere le battute: con precisione, scandendo i vari ritmi senza far loro perdere fluidità. E che dire del gesticolare delle sue mani: discreto ma espressivo ed eloquente al massimo grado, al punto da ricordare quello di un Eduardo o un Peppino De Filippo? Questo è Massimo Wertmüller.
In un’ora e mezza di monologo, si passano in rassegna tutti i difetti dei romani e che possono infastidire per primi proprio i cittadini della Capitale: la sintesi brutale del dialetto associata alla sua incisività; le particolarità della sua arte culinaria; la trasandatezza, davvero ingiustificata, con la quale i romani maltrattano la loro città. Ma anche la generosità di Roma, che si dimostra soprattutto nell’accogliere coloro che, pur non essendovi nati, hanno espresso le sue intime particolarità con grazia e autenticità: Pier Paolo Pasolini, Trilussa. E come dimenticare Carlo Emilio Gadda? Impossibile. E le canzoni romane? Talvolta melense, spesso piene di sottintesi maliziosi.
Fra una risata e l’altra, si finisce per scoprire una Roma la cui cultura appare agli occhi dello spettatore nuova, inattesa. E questo perché, purtroppo, nessuno si preoccupa più di esprimere attraverso l’arte l’intima essenza di una città sulla falsariga di quanto, secoli or sono ormai, fecero Carlo Goldoni con la sua Venezia o Raffaele Viviani con la sua Napoli.
Massimo Wertmüller, forse riprendendo implicitamente la lezione di Dario Fo, con questo spettacolo ha inteso fermare per sempre – il “per sempre” del teatro, castello di sabbia esposto all’erosione dei venti, come diceva Angelo Maria Ripellino – la Tradizione romana, sfrondandola dai falsi tradizionalismi che tanto l’hanno banalizzata.
Ne è emerso uno spettacolo divertentissimo, bellissimo, leggero ed a suo modo profondo. Una perla autentica di grazia ed eleganza.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Giovedì, 04 Novembre 2021 17:56

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