lunedì, 09 dicembre, 2019
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ANIMA BUONA DI SEZUAN (L') - regia Monica Guerritore

Al centro Monica Guerritore e la compagnia in “L’anima buona di Sezuan”, regia Monica Guerritore. Foto Luigi Cerati. Al centro Monica Guerritore e la compagnia in “L’anima buona di Sezuan”, regia Monica Guerritore. Foto Luigi Cerati.

La Contrada Teatro Stabile di Trieste / ABC Produzioni  
presentano

in collaborazione con ATA Carlentini

Monica Guerritore

omaggio a Giorgio Strehler
L'anima buona di Sezuan
di Bertolt Brecht
traduzione di Roberto Menin

regia Monica Guerritore

ispirata all'edizione di Giorgio Strehler (Milano 1981)
personaggi e interpreti
 (in ordine alfabetico)
Matteo Cirillo  Yang Sun, un aviatore senza lavoro/ il falegname LinTo
Alessandro Di Somma  Secondo Dio/ il bambino/la vedova Li 

Vincenzo Gambino Wang, un venditore d'acqua/  il fratello zoppo

Nicolò Giacalone il barbiere Shu Fu/  il marito

Francesco Godina il poliziotto/il nipote gagà/ Primo Dio
Monica Guerritore  Shen Te alias Shui Ta
Diego Migeni Terzo Dio/la Signora Mi Tzu
Lucilla Mininno Signora Yang/ la moglie
scene da un'idea di Luciano Damiani 

disegno luci Pietro Sperduti

costumi Valter Azzini 

direttore dell'allestimento Andrea Sorbera

collaborazione musicale Paolo Danieli

assistente alla regia Ludovica Nievo

regista assistente Leonardo Buttaroni
Roma, Teatro Quirino Vittorio Gassmann dal 29 ottobre al 10 novembre 2019

www.Sipario.it, 31 ottobre 2019

Cos'è la bontà in una società dominata dal capitalismo, dove tutto è motivo di guadagno, personale tornaconto, pretesto per far moneta? Se lo chiede Brecht nella sua opera più nota, L'anima buona di Sezuan.
Shen Te è quanto di più candido vi sia al mondo. Mai un diniego ad una richiesta di aiuto. Qualcuno ha fame? Lei si toglie il pane di bocca. C'è bisogno di dare un tetto a chi cerca una sistemazione per la notte? Ecco la dolce ragazza aprire le porte del suo alloggio, malgrado lo spazio sia poco. E se qualcuno ha bisogno di denaro – non importa per fare cosa –, lei è pronta a darglielo anche se quei risparmi servivano a pagare dei debiti. Per il suo altruismo, Shen Te si guadagna la benevolenza degli dèi, scesi sulla terra in cerca di un'anima pia. Decidono di premiarla donandole una piccola somma che le consentirà di smettere di prostituirsi, prendere in affitto una tabaccheria e vivere serenamente, lavorando con dignità. Ma gli avvoltoi piombano sull'anima buona. Ora con una richiesta, ora ingannandola fingendo amore nei suoi confronti, le toglieranno tutto. Per difendersi, a Shen Te non resterà che fingersi cattiva, crudele, senza scrupoli. Cambierà atteggiamento sotto mentite spoglie. Si travestirà, spacciandosi per il suo spietato cugino Shui Ta: uomo d'affari disumano. Ma a che servirà? Il mondo indifferente e gli stessi dèi che in passato la premiarono, finiranno per condannarla, biasimando tanta crudeltà. Shen Te è ormai sola e senza più nulla. Le si stringeranno attorno gli approfittatori di sempre, ma chi può sapere se per umana pietà o per portarle via le sue ultime risorse di vita.
Metafora, quella di Shen Te, utile a Brecht per dire che nella società dove tutto diviene moneta e motivo di opportunismo, la bontà non è augurarsi che ovunque vi siano anime belle, ma valutare il più obiettivamente possibile situazioni, uomini, dinamiche. La virtù di Shen Te sconfina nella stupidità, perché non tiene conto del fatto che alcuni valori – chissà se autenticamente validi o esibiti per segrete ipocrisie – sono ormai scheletri di cui ci si è liberati da tempo.
Nel 1981 Strehler diresse L'anima buona di Sezuan e Monica Guerritore ripropone quella versione, sintetizzandola e qui e là adattandola alle esigenze odierne. Permangono, tuttavia, l'essenzialità tipica del regista del Piccolo, la sua capacità di cogliere ogni suggerimento del testo trasformandolo in teatro vivo. Una scenografia semplice, tutta bianca, con al centro un baldacchino – la tabaccheria di Shen Te: i soli elementi che popolano il palco. La recitazione: straniata come Brecht la intendeva e come esigeva il teatro critico di Strehler. Tutti elementi, questi, che nella sua versione la Guerritore ben evidenzia, con sobrietà, eleganza e gran rispetto.
Tuttavia trentotto anni separano noi da quella storica messinscena brechtiana. Per omaggiare Strehler, allora, perché non rileggere, secondo il suo metodo, L'anima buona di Sezuan per riflettere sulla tristezza di questa società liquida?

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Venerdì, 01 Novembre 2019 07:39

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