lunedì, 23 settembre, 2019
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TROVATORE (IL) - regia Franco Zeffirelli

"Il Trovatore" - regia Franco Zeffirelli. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona "Il Trovatore" - regia Franco Zeffirelli. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Dramma in quattro parti.
Libretto di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Pier Giorgio Morandi
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Raimonda Gaetani
Coreografia El Camborio ripresa da Lucia Real
Maestro d'armi Renzo Musumeci Greco

Personaggi e interpreti
Il Conte di Luna Luca Salsi
Leonora Anna Netrebko
Azucena Dolora Zajick
Manrico Yusif Eyvazov
Ferrando Riccardo Fassi
Ines Elisabetta Zizzo
Ruiz Carlo Bosi
Un vecchio zingaro Dario Giorgelè
Un messo Antonello Ceron
ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL'ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Verona, Arena di Verona Opera Festival 2019, 4 luglio 2019

www.Sipario.it, 6 luglio 2019

Tutto da ascoltare il Trovatore di Giuseppe Verdi in Arena in questo 2019, nello storico allestimento che Franco Zeffirelli creò nel 2001, e più volte riproposto nel 2002, 2004, 2010, 2013, 2016 che, se pur datato, affascina ancora per le sue architetture da medioevo fantastico, evocative della trama e mutevoli che in pochi istanti trasformano il palcoscenico da fortezza a tenda gitana, da campo di battaglia a luminosa cattedrale, affollato di cavalieri, gitani, monaci, bandiere e architetture ferrigne che si muovo creando colpi di scena ad effetto, amplificate dai costumi romantici e cavallereschi di Raimonda Gaetani. Un Trovatore tutto affidato al canto dell'attesissima Leonora di Anna Netrebko, in un ruolo in cui è stata applaudita a Salisburgo, Berlino, New York, con a fianco il Manrico del consorte Yusif Eyvazov, in un evento in cui le voci ritornano ad essere protagoniste nello spazio dell'anfiteatro veronese. Aspettativa che anche nella seconda serata non è andata delusa. La direzione di Pier Giorgio Morandi si è completamente adattata alle esigenze del soprano, gestendo un'orchestra in punta di piedi, tale che il suono e la voce fossero scandite in modo chiaro e che spaziassero per tutta l'ampiezza dello spazio. I tempi certamente sono apparsi lenti per dar modo che si percepissero la sequenza delle battute, non c'è stato la virulenza del ritmo incalzante, della richiesto fiato, sveltezza, coraggio, con cui spesso si identifica questo titolo verdiano. La Netrebko si prende i suoi ritmi, i suoi fiati e alla fine scandisce ogni nota con precisione: il fraseggio è chiaro, il canto scorre per tutto l'anfiteatro senza alcun sforzo come se avesse sempre praticato questo palcoscenico cercando anche le zone migliori dove posizionarsi per far giungere la sua voce come chiari e netti i suoi filati. Questa è la sua grande capacità di artista: aver capito come si canta in questo enorme spazio aperto. Dosa l'emissione in "Tacea la notte placida" sfumando i crescendo dell'aria come la capacità di scendere verso le note più gravi dove c'è bisogno di evidenziare diniego e decisione: la voce è morbida e pastosa non punta negli acuti ma tutto scorre. E lo stesso giudizio vale per "D´amor sull´ali rose" dove ha espresso tutte le immagini contenute nell'aria dolore, miseria, pena che si alternano a quelle di amore, conforto, speranza, sogno per poi ricadere nello sconforto nel Misere. In siffatta situazione non sfigura il Manrico di Yusif Eyvazov: regge la scena, svolge il suo compito in maniera corretta, senza strafare. Certo la sua voce non incanta, risulta certamente ingolata, ma canta senza sforzo, musicale, risolve i cantabili, non eccede in effetti. Esegue "Ah sì ben mio" con attenzione e misura, per poi risolvere "Di quella pira" in modo personale con un Do piazzato nell'esposizione per concluderla con un Sib. Chi è parso fuori parte è stato il Conte di Luna di Luca Salsi, voce non al massimo con errori tecnici per un ruolo che se pur di cattivo è capace di esprimere amore e passione nel cantabile "Balen del tuo sorriso", qui condotto in maniera quasi casuale, Salsi è stato capace però di essere incisivo nel terzetto dell'Atto I, incalzando la scena del duello e mantenendo il gruppo nonostante una perdita di ritmo dell'orchestra. Poco incisiva l'Azucena di Dolora Zajick, 67enne, a fine carriera, mentre chiara e fondamentale, per la comprensione della trama, è stata la narrazione sicura del Ferrando di Riccardo Fassi. Come sicuri nel canto il resto del comprimariato (Ines di Elisabetta Zizzo; Ruiz con Carlo Bosi; un vecchio zingaro di Dario Giorgelè e un messo di Antonello Ceron). Certo si sarebbe sperato di più nella direzione di Pier Giorgio Morandi a tratti timoroso nella gestione musicale correndo più volte il rischio di perdersi orchestra e cantanti, ma alla fine conta il risultato.
Successo clamoroso e sincero da parte del pubblico che ha esaurito lo spazio areniano, decretando una vera e propria apoteosi per Anna Netrebko e, con lei, gli artefici della serata, con un applauso di gratitudine all'immagine proiettata su schermo di Franco Zeffirelli e alla sua macchina teatrale, protagonista essa stessa dell'evento che è stato questo Trovatore areniano.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Martedì, 09 Luglio 2019 04:58

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