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TOSCA - regia Joseph Franconi Lee da un'idea di Alberto Fassini

"Tosca", regia Joseph Franconi Lee, da un'idea di Alberto Fassini "Tosca", regia Joseph Franconi Lee, da un'idea di Alberto Fassini

di Giacomo Puccini
Dramma in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Personaggi e Interpreti
Floria Tosca Susanna Branchini
Mario Cavaradossi Stefano La Colla
Il barone Scarpia Amartuvshin Enkhbat
Cesare Angelotti Giovanni Battista Parodi
Il sagrestano Valentino Salvini
Spoletta Manuel Pierattelli
Sciarrone Stefano Marchisio
Un carceriere Simone Tansini
Un pastorello Maria Dal Corso

Sesto Quatrini, direttore
Joseph Franconi Lee, regia da un'idea di Alberto Fassini

William Orlandi, scene e costumi
Roberto Venturi, luci
Daniela Zedda, assistente alla regia
Corrado Casati, maestro del coro
Mario Pigazzini, maestro del coro voci bianche
ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
VOCI BIANCHE DEL CORO FARNESIANO DI PIACENZA
Coproduzione
Fondazione Teatri di Piacenza
Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione Teatro Regio di Parma
ALLESTIMENTO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Teatro Municipale Piacenza, Domenica 17 marzo 2019

www.Sipario.it, 19 marzo, 2019

Non esiste opera lirica più teatralmente costruita di Tosca di Giacomo Puccini (prima rappresentazione a Roma 14 gennaio 1990 al Teatro Costanzi), libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma omonino di Victorien Sardou, nella quale la protagonista, una cantante d'opera, viene resa sulla scena da una cantante d'opera. E non esiste trama così vincolata a precisi luoghi geografici, Roma con la chiesa di S. Andrea della Valle, Palazzo Farnese, Castel S.Angelo, dai quali non si può prescindere, che delimitano un preciso spazio fisico, e dalla precisa collocazione cronologica, un giorno di giugno del 1800, il giorno dopo la battaglia di Marengo che sancisce la nuova vittoria di Napoleone in Italia. Fatto di cronaca storica con protagonisti che, se con nomi mutati o camuffatti, sono realmente esistiti: Floria Tosca è stata identificata nella cantante Angelica Catalani, che effettivamente si esibì nel giugno di quel 1800 alla corte di Maria Carolina di Borbone, Scarpia è la teatralizzazione dell'ufficiale di polizia il barone siciliano Vitellio Sciarpia o Vitellio Speciale, terribile nei suoi mezzi, tra il macellaio e simulatore, tali da costingere i prigionieri alla delazione, ma sempre con l'esecuzione in pubblica piazza, cosi come Mario Cavaradossi identificato in un giovane artista italo francese Giuseppe Ceracchi (1751-1801), legato alla cerchia artistica del pittore francese David e famoso per le sue attività politiche che lo portatono ad essere condannato. Così come l'Angelotti rintracciato in Liborio Angelucci, console della Repubblica romana, della cui moglie, Caterina Nazzari Angelucci, Ceracchi aveva scolpito il busto che ora si trova al Museo di Roma. Il regista inglese Jonathan Miller nel 1986 a Firenze aveva trasportato una Tosca nella Roma del 1943 sotto occupazione nazista, cosa non tanto astrusa, se rimane memorabile l'interpretazione che ne fece Anna Magnani, nel film di Carmine Gallone del 1946 "Davanti a lui tremava tutta Roma",dove l'attrice romana deve interpretare come cantante una Tosca al Teatro dell'Opera nella Roma sotto occupazione nazista, giusto in tempo per salvare il suo Mario e salvarsi con l'arrivo delle truppe americane. Ma non esiste nessuna opera come Tosca legata a dei precisi singoli gesti scenici, rappresentati e codificati, uno per tutti, dal manifesto pubblicitario realizzato per Casa Ricordi dallo scenografo e cartellonista Adolf Hohenstein nel 1899 (sue furono le scene della prima rappresentazione romana) che ci rappresenta la protagonista nell'atto di pietà sul corpo di Scarpia appena ammmazzato. Ogni gesto della messa in scena della'opera scorre sulle note della musica, il pubblico riconosce ogni singola azione su cui confrontare le proprie conoscenze di un già visto e di un già ascoltato. Chi la allestisce deve tener presente questi limiti operativi, può enfantizzare un gesto, esasperare una azione o tendere all'essenzialità ma tutto deve rientrare in questo immaginario collettivo. Ha un bel dire il regista della produzione di Piacenza Joseph Franconi Lee, che recupera il progetto di Alberto Fassini del 1998 e gia transitato a Parma nello scorso novembre: "Si parte da una chiesa - scrive - che è spazio più politico che religioso, dove Cavaradossi dipinge camminando sul quadro. Poi il Te Deum in una cupola in controluce, come se fosse una visione di forte potenza pittorica. Infine Tosca, che nell'arte racchiude il senso dell'amore e dell'onestà, ritratta come una piccola formica schiacciata dall'oppressione del potere, ma risoluta nel suicidio finale. La sua scelta estrema è scolpita in dieci magici secondi fermi in tableau. Ho riveduto l'originale di Fassini, lasciando intatta l'idea centrale: bianco e nero dominano la scena, che può apparire come un film noir francese degli anni Cinquanta. Ma il cuore di Tosca, morso da Scarpia, si squarcia in una ferita di dolore e uno scialle rosso, come una lunga scia di sangue, scorre sulla sua angoscia, tetra e senza conforto". Tutto secondo tradizione, nulla di più, assecondato dalle monumentali scene di William Orlandi autore anche dei costumi. Ma il pubblico vuole ascoltare il canto nella "Tosca". Punti di forza in questo allestimento sono risultate le voci maschili con Scarpia del baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat e Mario Cavaradossi del tenore Stefano La Colla. Il baritono mongolo si sta confermano come una delle più importanti voci in questo registro, robusta e musicale, capace di ammorbidire i suoni,con una emissione sicura mantenedosi sembre nella linea cantabile. Certo la sua interpretazione risulta statica in scena e l'assalto a Tosca del II atto è risultato alquanto irrigidita, ma ha delineato un personaggio espressivo, cantato con voce, raggiungendo il suo punto nella scena del "Te deum". E in merito alle voci maschili bisogna dar onore al tenore Stefano La Colla che voce ne ha, tanta, bella e armonica. Sicuro è il suo Mario senza cercare effetti sulle riprese di fiato. Canta "Recondita Armonia" con le giuste prese esaltando la melodia e la leggiadria dell'aria, come nei dialoghi, dove tutto rimane nella linea di un canto spiegato, lirico ed espressivo. Eccelle particolarmente come attore nel II atto in contrasto con il baritono, daiitoni forti ma senza esasperare l'emissione. Si è preso il merito di bissare "E lucean le stelle": emozione pura la sua interpretazione. Bisogna dare merito a Susanna Branchini di aver portato in porto la sua Tosca in modo egregio. Deficitaria sull'aspetto della cantibilità, si è riscatatta dal punto di vista teatrale e nelle parti dove poteva espandere il volume della voce e svettare negli acuti. La resa vocale di "Vissi d'arte" è stata resa più sull'aspetto drammatico dello stile che non sul canto, ma magistrale è stata la sua presenza nel III atto nella scena della fucilazione. Le parti di contorno hanno contribuito al successo, con l'Angelotti di Giovanni Battista Parodi, come il sagrestano di Valentino Salvini. Riusciti gli interventi di Spoletta affidato a Manuel Pierattelli, quello di Sciarrone di Stefano Marchisio e in ultimo il carceriere di Simone Tansini. Fautore della riuscita musicale Sesto Quatrini, direttore, a capo dell'Orchestra Filarmonica Italiana che ha concertato con stile ma che ha anche corso il rischio di soverchiare il canto. Meritati gli applausi del coro al termine del I atto guidato da Corrado Casati. Successo meritato per tutti da parte del pubblico che ha fatto registrare il tutto esaurito al Teatro di Piacenza a conferma che la qualità e tradizione in mancanza di alternative credibili e capibili, vince.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 21 Marzo 2019 18:08

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