martedì, 28 giugno, 2022
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QUARTETTO PROMETEO

Quartetto Prometeo Quartetto Prometeo

Giulio Rovighi, violino
Aldo Campagnari, violino
Danusha Waskiewicz, viola
Francesco Dillon, violoncello
PROGRAMMA
Suite ARCANA (trascrizioni Scarlatti/Sciarrino, Scodanibbio/Monteverdi, Gesualdo/Fedele, Merula/Filidei)
Dmítrij Šostakóvič, Quartetto per archi n. 5 in si bemolle maggiore, op. 92
Franz Schubert, Quartetto per archi n. 14 "La morte e la fanciulla”
Chiesa di San Giorgio, via Duomo 19 - Salerno, 21 maggio 2022

www.Sipario.it, 24 maggio 2022

Come è possibile arrivare ad una dimensione del suono così persuasiva come quella del Quartetto Prometeo? Lo studio certo, la perseveranza ma soprattutto quella affinità di intenti che è possibile rintracciare nelle numerose formazioni cameristiche degli ultimi anni. Proprio perché fare musica da camera non è una impresa per tutti. Proprio perché fare musica da camera significa innanzitutto riuscire a fare un solo pensiero comune, un suono unico e ripetibile nel tempo come messaggio della bellezza musicale. In questo il Quartetto Prometeo ha ben ragione di aver raggiunto degli alti gradi di magnificenza. Conosciuti negli anni, soprattutto nell’ambito della classe di composizione di Salvatore Sciarrino alla Chigiana, il quartetto ha dato prova nel concerto salernitano di essere assolutamente superlativo anche e soprattutto nella scelta del programma. Già, ascoltare due capolavori come il Quartetto n. 5 di Shostakovich e il n. 14 di Schubert è una fortuna. L’autore russo ha di fronte a sè tutta quella logica di passaggio da un mondo lontano ad uno futuribile e riesce quindi proprio con il Quartetto op. 92 a significare il tempo che vive e che la musica è l’unico vero lascia passare verso la libertà creativa. Tanta sofferenza si evince, si ascolta in questa opera ma la grandezza di Shostakovich sta proprio nell’essere talmente ricercato nel costruire che è lui a vivere della voce bachiana. Nell’esecuzione dei Prometeo l’op. 92 è di tale incanto e di tale magnificenza da lasciare l’ascoltatore attonito per l’enorme piacere verso una bellezza musicale. E’ vero che il preambolo è una ricerca nella musica antica di Scarlatti, Monteverdi, Merula e Gesualdo sapientemente revisionati da altri quattro maestri del nostro tempo come Sciarrino, Sconadibbio, Fedele e Filidei. Le scritture sono le porte verso il prossimo suono futuribile. Così come lascia suppore Schubert, compositore del quale spesso ci si domanda della effettiva presenza sulla scena romantica. Ovvero, Schubert porta in sé il germe mozartiano e non solo quello. Ma è la sua rarissima scrittura che rientrante in quella romantica è generatrice di cambiamenti da rimanere ferma al proprio tempo. Persino Schoenberg conosceva benissimo la scrittura scubertiana tanto da lasciarsi influenzare nel pensare al prosieguo dell’unicità del predetto. Ed è proprio Schubert che apre la strada alle nuove sovrapposizioni armoniche, ascoltando proprio il Quartetto La morte e la fanciulla si arriva ad un livello di grande modernità. Tanto che Stanley Kubrich non mancherà di usare il Trio op. 100 in Barry Lindon e addirittura Roman Polanski parte dall’idea del Quartetto op. 92 per farne un film fra i più complessi della sua carriera matura. Perfetto! Perfetti i Prometeo! Insomma la felicità alberga ancora nella Chiesa di S. Giorgio di Salerno in una stagione di festa per il teatro cittadino e per comprendere come solo la bellezza rende libero il pensiero umano. Chiusura del Quartetto Prometeo con una composizione in stile sudamericano perfetta chiosa di una serata indimenticabile ed eccezionale.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Giovedì, 26 Maggio 2022 10:44

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