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MATRIMONIO INASPETTATO (IL) - direttore Riccardo Muti

Il matrimonio inaspettato Il matrimonio inaspettato Direttore Riccardo Muti

di Giovanni Paisiello
direttore: Riccardo Muti
con Alessia Nadin, Marie-Claude Chappuis, Markus Werba e Nicola Alaimo
Orchestra giovanile Cherubini
Salisbrugo, Festival di Pentecose, Haus fuer Mozart, 9 e 10 maggio 2008

Il Messaggero, 11 maggio 2008
Corriere della Sera, 11 maggio 2008
Muti trionfa con Paisiello

La sensibilità e l'intuito di Riccardo Muti hanno ancora colpito nel segno. Ci voleva un certo coraggio per portare nella città di Mozart "Il matrimonio inaspettato" di Paisiello, opera pressoché sconosciuta, composta a San Pietroburgo nel 1779 e mai rappresentata in epoca moderna: il "dramma giocoso" su libretto di Pietro Chiari è stato accolto l'altra sera alla "Haus fur Mozart" da una vera e propria "standing ovation" da parte del pubblico entusiasta. L'opera, che ha inaugurato la seconda edizione del Festival di Pentecoste dedicato alla musica napoletana settecentesca, ha dalla sua grande freschezza d'inventiva, raffinatezze orchestrali ed anche tratti malinconici. La trama è semplice: Tulipano, ex contadino arricchito, dopo essersi comprato il titolo di marchese vuole maritare a tutti costi il riluttante figlio Giorgino con la contessa di Sarzana. Il matrimonio non si farà: Giorgino si sposerà con l'amata Vespina, e Tulipano con la contessa. Su questo semplice canovaccio Paisiello costruisce una macchina teatrale nella quale non è difficile riconoscere elementi drammaturgici che saranno alla base dei capolavori italiani di Mozart: proprio su questo aspetto, che Muti ha giustamente definito "la piattaforma di Mozart" risiede il senso più interessante di questo progetto salisburghese.
L'esito così felice della serata ha avuto in Muti l'artefice principale; il maestro ha restituito in pieno tutta la sostanza musicale della partitura; l'Orchestra giovanile "Cherubini" era in stato di grazia, perfetta nel reagire alle sue intenzioni, tanto che Muti alla fine l'ha fatta salire sul podio insieme ai cantanti. Il cast vocale era di tutto rispetto: Alessia Nadin (Vespina), Marie-Claudie Chappuis (Contessa di Sarzana), Markus Werba (Giorgino) e Nicola Alaimo (Tulipano). Da lodare senza riserve il "Salburger Bachchor". Funzionali la regia di Andrea De Rosa, le scene di Sergio Tramonti e le luci di Pasquale Mari.
Muti tornerà sul podio domani, nella Kollegienkirche, per un'altra gemma dimenticata, l'oratorio "I pellegrini al sepolcro di Nostro Signore" di Hasse (tedesco di nascita ma napoletano d'adozione) e ha già annunciato i suoi progetti per il Festival di Pentecoste del 2009, in programma dal 29 maggio al 1 giugno. Dirigerà il "Demofoonte" di Jommelli e la "Missa defunctorum" di Paisiello. Nell'affollatissima conferenza stampa Muti ha ribadito la sua grande soddisfazione per il lavoro a Salisburgo, al quale si affiancherà, a partire dal 2010, la guida della Chicago Symphony Orchestra. Non poteva poi mancare un cenno sulle motivazioni che lo hanno portato a fondare l'Orchestra "Cherubini": «Da giovane ho avuto la fortuna di suonare con alcuni grandi. Ho pensato che sarebbe stato bello restituire ai giovani tutto quello che ho ricevuto, anche con l'obbiettivo di trasmettere un'idea etica del fare musica».

Luca Della Libera

UN MATRIMONIO EROICO CON BRIO

Il Festival «di Pentecoste» venne fondato a Salisburgo da Herbert von Karajan. Oggi dipende da Riccardo Muti che dall' anno scorso gli imprime un sigillo tematico, quello della scuola musicale napoletana. Ieri la prima esecuzione in tempi moderni de Il matrimonio inaspettato, Opera buffa in due atti del «divino Paisiello», seguita da venti minuti di applausi e innumerevoli chiamate. «O Tarantino» la scrisse nel soggiorno a Pietroburgo, durato alcuni anni e pieno di capolavori: ricordiamo solo La Serva Padrona, per la quale dalla carenza di buoni libretti napoletani venne costretto a dar suono a quello stesso del Federico immortalato dall' Intermezzo del Pergolesi. Non doveva trovarsi bene, però, tra quei ghiacci, a contatto di un' aristocrazia mezzo tartara e mezzo tedesca, sotto un' autocrate implacabile quale Caterina II. Entro di sé la visione ideale del contado feracissimo, del sole, del mare, doveva essere una sottile punta dolorosa. Anche il Matrimonio inaspettato non ha libretto di paternità certa, conoscendo noi solo una Commedia veneziana di Pietro Chiari ond' esso fu tratto. Il solo ripercorrerlo farà comprendere i tratti di unicità del «divino Paisiello». La struttura del soggetto è così antica che si potrebbe dire terenziana. Uno dei protagonisti è un villano che, divenuto ricchissimo, invece di godersi il suo cade vittima di antica malattia, florida oggi anzichemai. In lingua italiana non esiste un vocabolo che la traduca, così che sono costretto a ricorrere alla sintesi del mio dialetto natìo e a quello di Palermo: ofanità, che vuol dire amore delle vane pompe e ricerca angosciosa di esse. Lasciata così la zappa è divenuto il marchese Tulipano, inflessibile sull' etichetta e sul rango che vuol vedere riconosciuto. Il figlio Giorgino preferirebbe continuare a fare il villano, marchese non si sente proprio, e corteggiare l' amatissima villanella Vespina, laddove il marchese padre gli ha combinato un matrimonio con la contessa vedova di Sarzana: che arriverà solo nel II atto. Cimarosa ne avrebbe fatto una farsa grassa. Paisiello in alcuni luoghi si dà a comicità franca o addirittura raffinatissima, facendo opera d' arte dell' espediente comico della falsa citazione, «alla maniera di». Ma troppi sono i luoghi della stupenda partitura ov' egli non s' abbandoni alla più propria delle suo corde, il molle tono elegiaco. C' è qualcosa di vergiliano nello stesso coro introduttivo ove i contadini parlano della loro fatica, in un cullante 6/8. Altrove t' imbatti in una lezione d' etichetta dal padre fornita al figlio che pare un nobile e gentile Minuetto preso di peso da una Sinfonia di Haydn. Altrove ancora riconosci quelle struggenti «Siciliane» in modo minore che nelle Suites di Bach sono nuvole minacciose e qui, roride di pianto, ritratto d' un cuore ferito. Voglio spiegare in che cosa consiste la «falsa citazione». Il padre e il figlio, uno più imbelle dell' altro, sono costretti al duello coi cavalieri della Contessa, la quale per le arti di Vespina è stata presa per un' impostora e non tenuta in considerazione. I due cafoni cantano: «A trionfar mi chiama / Un bel desio d' onore». Mille Opere Serie della vecchia generazione affidano al castrato questi versi, accompagnati quale segno stilistico da una profluvie di colorature eroiche. Qui le stesse colorature antiquate, alla Hasse, sono affidate a due bassi, e i due cafoni debbono alternarsi negli emistichî, o avvolgersi l' uno all' altro in imitazioni. Chissà che cosa avranno capito i cortigiani di Caterina II... L' orchestra giovanile «Cherubini», guidata dal suo fondatore, esegue con virtuosismo, luce e morbidezza la delicata partitura. Una bravissima clavicembalista, Speranza Scappucci, leggendo a prima vista un basso non realizzato, empie di trovate comiche i Recitativi. La compagnia, quattro persone, di alto livello, è composta da Alessia Nadin, voce ricca di armonici, Marie-Claude Chappuis, Markus Werba e, più bravo di tutti, Nicola Alaimo fatto marchese Tulipano. Andrea De Rosa e Sergio Tramonti muovono i personaggi entro una nostalgica aia che si appoggia a una un po' diruta masseria padronale. I bei costumi sono di Alessandro Lai. Riccardo Muti è concertatore impagabile.

Paolo Isotta

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:10
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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