lunedì, 15 agosto, 2022
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FALCONE. IL TEMPO SOSPESO DEL VOLO - regia Stefano Simone Pintor

"Falcone. Il tempo sospeso del volo", regia Stefano Simone Pintor. Foto Alessia Santambrogio "Falcone. Il tempo sospeso del volo", regia Stefano Simone Pintor. Foto Alessia Santambrogio

Musica di NICOLA SANI
Libretto di FRANCO RIPA DI MEANA
Direttore d’orchestra MARCO ANGIUS
Regia STEFANO SIMONE PINTOR
Sconografie GREGORIO ZURLA
Costumi ALBERTO ALLEGRETTI
Lighting design FIAMMETTA BALDISERRI, VIRGINIO LEVRIO
Video FRANCESCO MORI
Sound design ALVISE VIDOLIN
PRODUZIONE ELETTRONICA
CIRM (CENTRE NATIONAL DE CRÉATION MUSICALE), NIZZA

Bassi 1 GIOVANNI FALCONE ROBERTO SCANDIUZZI
Basso 2 GABRIELE RIBIS
Basso 3 SALVATORE GRIGOLI
Attore 1 CLAUDIO LOBBIA
Attore 2 ANGELO ROMAGNOLI
Coro Ensemble Vicale Continuum diretto da Luigi Azzolini
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Trento, Teatro Sociale, 12 marzo 2022, ore 20
(altra rappresentazione 13 marzo 2022 ore 20)
Oper.a Festival 2022

www.Sipario.it, 14 marzo 2022

«Voglio nuotare / nuotare a lungo / e anche pescare molti ricci». E' seduto sulla poltrona dell'aereo, il giudice Giovanni Falcone, un Falcon dei servizi segreti: l'intenzione era di arrivare fino a Favignana, per assistere, non l'aveva mai vista, alla mattanza. E' partito da Roma Ciampino alle 16,40, atterrerà a Palermo Punta Raisi alle 17,48. Gli restano dieci minuti: alle 17,58 di quel 23 maggio 1992, poi la bomba e la strage. Due mesi dopo, toccherà al giudice Paolo Borsellino saltare in aria seguendo le orme del suo collega giudice: sono ferite ancora aperte, nella storia dell’Italia. A trent'anni dalla strage di Capaci, a quindici dal debutto, viene riproposta a Trento, la trasposizione teatrale del dramma musicale di Nicola Sani che ripercorre l'attentato. Spettacolo di impegno civile che viene per la terza volta allestito dopo la prima assoluta a Reggio Emilia nel 2007, al Teatro della Cavallerizza, a Berlino nel 2017, e in questi giorni a Trento, la prima in un teatro all'italiana e all'interno di una rassegna lirica strutturata, quella creata da Martin Losék per la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Raramente, perché è raro assistere a spettacoli della contemporaneità nei teatri italiani di tradizione, si esce interrogandosi, al termine di spettacoli di teatro musicale contemporaneo, se le forme della musica contemporanea sono in grado di esprimere sensazioni ed emozioni. Forse, esse costituiscono la migliore colonna sonora delle vicende di cronaca contemporanea dando voce ad una umanità sfilacciata, priva di relazioni sostanziali, senza ideologia e a compartimenti stagni. Aldilà che piaccia o non piaccia, la composizione musicale accademica, nella sua versione tecnologicamente sperimentale è ancora alla ricerca di una sua dimensione di riconoscibilità di repertorio, e la realizzazione di questa composizione di Nicola Sani tra cronaca e storia recente, fa riflettere, sulla rappresentazione della contemporaneità e sulla possibilità che teatro di parola possa integrarsi nel teatro musicale. Composizione che sottende un libretto scritto da Franco Ripa di Meana che ripropone violentemente all'attenzione quella serie di avvenimenti che hanno condotto alla strage. Una stesura che deriva da una scrupolosa lettura degli atti processuali, libri, articoli, interviste e mantiene un prevalente tono documentario, nell'intenzione rendere il maggior modo credibile la vicenda offrendo solo la pura oggettività dei fatti senza intermediazione che non sia il modo di metterli in scena, le vicende di quei giorni, della Palermo di Giovanni Falcone avviluppata nella rete mafiosa. Ma mette in scena una magistratura intrigante e invidiosa delle sue procedure investigative culminati con le elezioni all'interno del CSM del Procuratore antimafia, vicenda segnata dalle ultime parole del giudice: Tu non vuoi capire / io sono un cadavere; / tu non vuoi capire / che ora fanno sul serio, rappresentata da un ritornello corale delle ripetute votazione del CSM sulla sua nomina a capo della procura di Palermo e poi dell'Antimafia con esito negativo ricostruito come una continua litania. La musica di Nicola Sani persegue lo stesso intento documentario, attraverso suoni complessi che rimangono distanti e distaccati tra loro, anche quando cercano di esprimere la sfera più emozionale incarnata dal coro femminile, lontano, collocato in loggione, nel caso di Trento, voci armoniche e all'unisono. La disarticolazione musicale è predominata dalle sonorità dei fiati, rimontata in un contesto acustico con l'utilizzo di materiale elettronico, dilatato in tempo reale, nello spazio del teatro ricreato da Alvise Vidolin, con una diffusione in multicanale tale da creare una sensazione di avvolgimento sonoro della partitura nel pubblico, privilegiando i colori angosciati dell'attesa. Siamo in una situazione essenzialmente performativa, ancora in fase di sperimentazione prodotta dai laboratori del CIRM (CENTRE NATIONAL DE CRÉATION MUSICALE) di NIZZA (Francia). Ma in tale situazione è particolare la presenza, come protagonista nella parte di Falcone, di un cantante lirico come il basso Roberto Scandiuzzi, voce lirica impegnata nei ruoli più tradizionali del repertorio del melodramma di tradizione che ha saputo dare voce ad una scrittura da declamato alternandosi a momenti di canto impostato. Accanto a lui, voci maschili in più personaggi (i bassi Gabriele Ribis, Salvatore Grigoli) con inserimenti di contesti narrativi attoriali di parola che definiscono l'opinione pubblica attorno alle azioni del giudice e che costituisce certamente l'elemento di raccordo con un pubblico poco avvezzo alle sperimentazioni. A Trento l'allestimento curato da Stefano Simone Pintor, con le scene realizzate da Gregorio Zurla, con il supporto luci dall'esperta Fiammetta Baldiserri, proiettano lo spettatore nel cratere creato dall'esplosione dell'autostrada: la presenza dei rottami dell'auto come la cronaca le ha riportate, i cartelli direzionali Palermo-Capaci (si trasformeranno poi i monitor per il video dell’ultimo volo). Una regia che risulta attenta anche a singoli gesti come il passaggio di mano della famosa “agenda rossa”, con le pagine strappate, le voci di una Palermo indifferente, come quella partecipe al mutare degli eventi. Il palcoscenico si proietta fin nella platea con una passerella che crea una pista narrativa tra pubblico e attori. Esiste anche una sezione l'Orchestra Haydn condotta da Marco Angius, collocata dietro all'apparato scenografico aperto sui meccanismi teatrali, facendo intravedere tecnici alle manovre, un bagliore nell'ultima sequenza scenica. Inquietante l'inserimento delle parte corali qui a Trento affidate all'Ensemble vocale Continuum, diretto da Luigi Azzolini, che collocato in loggione, proietta i suoi interventi verso la platea in una sorte di richiamo alla coscienze per una speranza di una possibile, diversa conclusione.
Quello che ha sorpreso è stata la partecipazione del pubblico, che ha riempito il teatro cittadino, altro rispetto agli abituali frequentatori degli eventi musicali cittadini: più giovane(collegati all'evento, erano programmate attività destinate alle scuole superiori) con una notevole presenta dell'elemento proveniente da Bolzano in quanto il progetto Oper.a Festival 2022 è organizzato dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento da sempre rivolto più al mondo altoatesino che alla parte trentina. Un guasto tecnico sopravvenuto all'inizio dell'esecuzione che ha causato una sospensione dello spettacolo per mezzo'ora, non ha inficiato l'esito positivo della serata: calorosi sono stati gli applausi, omaggio agli artefici del progetto, agli artisti, al compositore, richiamato più volte, al giovane regista, ma già apprezzato a Trento per altri suoi interventi, al direttore Marco Angius, in veste di esperto della composizione contemporanea, per aver firmato l'esecuzione musicale, oltre la routine di una esecuzione sconosciuta ai più.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 17 Marzo 2022 15:03

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