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ENRICO VIII – regia Olivier Py

Nora Gubisch, Lionel L'hotel e Claire Antoine in "Enrico VIII", regia Olivier Py. Foto Baus Nora Gubisch, Lionel L'hotel e Claire Antoine in "Enrico VIII", regia Olivier Py. Foto Baus

di Camille Saint-Saëns
Direzione musicale: Alain Altinoglu
Regia: Olivier Py
Enrico: Lionel L’hotel
Don Gomez: Ed Lyon
Cardinale: Vincent Le Textier
Surrey: Engurrabd De Hys
Duca di Norfolk: Werner Mechelen
Cayerinyd’Aragona: Marie Adeline Henry
Anna Bolena: Nora Gubish
Lady Clarence: Claire Antoine
Coreografia Ivo Bauchiero
Coro e balletto del La Monnaie
Teatro La Monnaie, Bruxelles dall’11 al 27 maggio 2023

www.Sipario.it, 9 giugno 2023

Era necessario che una locomotiva irrompesse sul palcoscenico fracassando con rumore assordante la quinta di fondo? O che, sul più bello, nella quarta scena, Enrico comparisse a cavallo, con l’animale perplesso e rassegnato….Bah, Py avrà avuto le sue buone ragioni. Che io tuttavia ignoro. Ma, detto questo, tutto sommato non è stata, la sua, una regia malvagia. Enrico ha tutta la allure di un cinico uomo d’ affari. Caterina di Castiglia è una santa donna tutta chiesa e controriforma. Anna invece una arrivista piena di verve e sensualità’. Di questi tempi l’Enrico VIII può indurre un regista in tentazione. Questi potrebbe ad esempio, buttarla sul femminismo. O sulla fragilità del matrimonio in tempi di legalizzazione delle unioni omosessuali. O, per dire, rammemorare la saga Carlo-Diana-Camilla. O addirittura vedere (ormai siamo abituati a tutto) nello scisma anglicano la prova generale del brexit di 5 secoli dopo. Py non è caduto in nessuno di questi tranelli ed ha rappresentato con sano buonsenso, quel che l’Enrico è sempre stato: un personaggio che ci parla di potere, delle sue logiche spietate, della sua arroganza e delle sue perversioni, del cinismo, di passioni. Saint-Saëns volle caricare il suo Enrico di una delle battaglie più sentite del suo tempo, e fatta propria in quegli stessi anni dalla Terza repubblica: quello della laicità dello stato. E lo ha fatto in quest’opera oggi poco conosciuta ma che al suo tempo univa la forza della provocazione (non dimentichiamo che Saint-Saëns era rigorosamente ateo) all’appeal di quella specialità tipicamente francese che è la Grand’Opera, vale a dire una forma di arte totale, con ricchezza di voci, costumi e soprattutto balletti, che hanno infatti esaltato musica e azione. Nel più bello dei balletti vediamo uscire da una tela squarciata uno per volta una dozzina di ballerini che si annodano sensualmente tra di loro con misuratissima lentezza che fa pensare a Bejart. Belle le scene, soprattutto la quarta del terzo atto, con Caterina e le pie donne vestite di nero in un angolo e le esuberanti Anna e compagne avvolte in abiti rosso-fuoco sull’angolo opposto che cantano passioni opposte. La voce migliore mi è parsa quella di Enrico: gran portamento e pastosa voce di baritono ricca di sfumature, dal metallico al sanguigno. Eccellente anche Anna, mezzosoprano ammaliante e sempre misurata. Sicuramente gran voce anche quella di Caterina, che però a volte approfitta della potenza delle sue corde vocali e dei suoi polmoni per sopraffare l’orchestra e le altre voci nei frequentissimi duetti e quartetti. Insomma un altro buon spettacolo del La Monnaie, teatro legato alla tradizione, ma sempre aperto alla dimensione europea e internazionale. E lodevolmente alla ricerca di opere poco rappresentate come questo bell’Enrico VIII di Saint-Saëns.

Attilio Moro

Ultima modifica il Giovedì, 22 Giugno 2023 08:50

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