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DON PASQUALE - regia Antonio Albanese

 "Don Pasquale" - regia Antonio Albanese. Foto ENNEVI "Don Pasquale" - regia Antonio Albanese. Foto ENNEVI

dramma buffo in tre atti di Giovanni Ruffini
musiche di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: 3 gennaio 1843, Parigi.
DON PASQUALE Carlo Lepore / Salvatore Salvaggio
DOTTOR MALATESTA Federico Longhi
ERNESTO Marco Ciaponi / Matteo Falcier
NORINA Ruth Iniesta / Blerta Zhegu
UN NOTARO Alessandro Busi
Direttore d'orchestra Alvise Casellati
Regia Antonio Albanese
Regia ripresa da Roberto Maria Pizzuto
Scene Leila Fteita
Costumi Elisabetta Gabbioneta
Lighting design Paolo Mazzon
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL'ARENA DI VERONA
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, Teatro Filarmonico, 24 febbraio 2019 (altre date 26 - 28 febbraio- 3 marzo)

www.Sipario.it, 25 febbraio 2019

"Don Pasquale, vecchio celibatario, tagliato all'antica, economo, credulo, ostinato, buon uomo in fondo; Dottor Malatesta uomo di ripiego, faceto, intraprendente, medico e amico di Don Pasquale e amicissimo di Ernesto, nipote di Don Pasquale, giovane entusiasta, amante corrisposto di Norina, giovane vedova, natura subita, impaziente di contraddizione, ma schietta e affettuosa. (Coro di Servi e Cameriere, Maggiordomo, Modista, Parrucchiere, che non parlano)".
L'essenza del Don Pasquale donizettiano è proprio racchiusa nella breve descrizioni dei personaggi, così come nella sequenza che porta il libretto originario: pochi tratti, essenziali, nulla da aggiungere, nulla da togliere per metterli in scena, basta dare il giusto equilibrio tra parole e musica.
La particolarità dell'allestimento di Alberto Albanese visto a Verona in questa stagione 2019 al Teatro Filarmonico per la Fondazione Arena, sta tutta in questa breve descrizioni dei caratteri per protagonisti stessi, riallestimento dell'edizione che ha debuttato sempre a Verona nel 2013. In altri tempi ci si sarebbe espressi favorevolmente a riguardo del recupero di un allestimento già visto ma che funziona (con altro termine si chiamerebbe repertorio) ma in questi tempi di contingenze finanziarie assai burrascose per la Fondazione Arena, l'opinione che riproporre un allestimento già visto è che sia sinonimo di povertà creativa e progettuale. Ma la regia di Albanese, riproposta da Roberto Maria Pizzuto, funziona, con questo suo riposizionamento, ma non invasivo, in tempi correnti, da una Roma borgese e urbana, a una Verona campagnola con Don Pasquale imprenditore agricolo e viticoltore. In questo riadattamento tutti i personaggi ci guadagnano facendo percepire alla fine l'estrema attualità della vicenda di giovani innamorati e di vecchi in solitudine. Certo fa sorridere e divertire, ma il tutto e pervaso da una sottile vena di malinconia: il risvolto tra il comico e la regia l'ha affidato alle comparse dei servi, malandati e caricaturali con i loro tic. Se devono essere mandati via, perchè vecchi, da una Norina/Sofronia comandina, nella logica dell'azione ci stanno bene. Piacevole l'irruzione del coro tra le file della platea nel momento "Che interminabile andirivieni "(atto III) con momenti di interazione con il pubblico. In genere nelle riproposizioni le novità risiedono nella proposta musicale e in questa edizione 2019 la novità era riposta nelle aspettative della direzione orchestrale di Alvise Casellati al suo debutto a Verona (per l'occasione era presente madre importante di cotal figlio: il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati) e il cast fatto di giovani promesse e di importanti presenze. La direzione si è tenuta in linea con la linea interpretativa della regia, senza eccessi di clamori o di ritmica nei tempi musicali anche dove la scrittura vocale richiedeva ritmo e velocità, facendo registrare una buona tenuta tra buca e palcoscenico, controllando, dove è stato possibile, le sezioni orchestrali anche dove queste hanno mostrato qualche problematicità. Se il personaggio Don Pasquale è protagonista del libretto, con Carlo Lepore ha assunto la centralità di tutta la vicenda musicale e teatrale delineando la classica figura del basso comico a cui sono affidati i momenti musicali più legati alla tradizione del teatro comico di tradizione rossiniana, i veloci sillabati del duetto con Malatesta, la sua aria d'ingresso che ricalca altre arie e situazioni dei bassi comici delineati dai modelli rossiniani. La regia gli ha disegnato un ruolo di anziano ancora dotato di energia vitale, con la rassegnazione di non riuscire a star dietro alle rivendicazioni anche sociali della finta moglie Sofronia alias Norina: la scena della menzione dello schiaffi da Norina e rievocata con tutta l'amarezza del disinganno. Un abile gioco ingannatore gestito al fin di bene con abile malizia dal dottor Malatesta interpretato dal baritono Federico Longhi che gestisce con sicure capacità attoriali e musicali il suo ruolo tra confidenze, astuzie e complicità. Marco Ciaponi, tenore, e Ruth Iniesta, soprano, hanno condiviso i ruoli dei giovani amanti. Il giovane tenore toscano si è dimostrato disinvolto dal punto di vista vocale nella parte di Ernesto e, senza timore, ha risolto con sicura emissione le arie assegnate dando l'impressione che con una messa a fuoco sui filati, possa raccogliere ben altri e importanti risultati nel repertorio del belcanto. Degno compagno della Norina di Ruth Iniesta, giovane soprano spagnolo e presenza ormai consolidata in Arena, ha delineato una Norina che strizza un occhio all'Adina donizettiana, per carattere, lavorando sull'assetto più giovanile del personaggio, piuttosto che sull'aspetto consapevole e maturo della giovane vedova del libretto, ben inquadrata vocalmente che, senza fatica e senza perdere la musicalità, è capace di svettare nelle parti alti della partitura senza eccedere in virtuosismi fine a sé stessi, ma essenziale nel fraseggio e nell'azione scenica del finale. A lei infatti spetta la chiusura dell'opera: "La moral di tutto questo è assai facile trovar. Ve la dico presto presto se vi piace d'ascoltar. Ben è scemo di cervello chi s'ammoglia in vecchia età; va a cercar col campanello noie e doglie in quantità". Degna conclusione di una dramma buffo che induce alla riflessione sui giochi della vita.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Febbraio 2019 07:59

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