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COSI' FAN TUTTE - regia Gianluigi Gelmetti

Così fan tutte Così fan tutte Regia Gianluigi Gelmetti

dramma giocoso in due atti
musica: Wolfgang Amadeus Mozart
direttore: Gianluigi Gelmetti
scene: Maurizio Varamo, costumi: Anna Biagiotti, regia: Gianluigi Gelmetti
con Anna Rita Taliento, Laura Polverelli, Giacinta Nicotra, Michele Angelini, Massimiliano Gagliardo, Bruno Taddia
Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera
Roma, Teatro Nazionale, dal 8 al 11 novembre 2007

Avanti, 17 novembre 2007
"Così fan tutte" nella Pompei dei Borbone

Pubblico numerosissimo nei giorni scorsi al Teatro Nazionale di Roma, per il ritorno di "Così fan tutte, ossia la scuola degli amanti" di Wolfgang Amadeus Mozart nell'allestimento che già riscosse grande successo due anni or sono. La trama parla di due giovani ufficiali, che decidono di scommettere sulla fedeltà delle loro fidanzate. Per metterle alla prova, fingono di partire per la guerra, ma ricompaiono subito dopo in altre vesti. Sono irriconoscibili e buffi, ma pur sempre attraenti. Così camuffati, cercano di conquistare le sprovvedute "promesse", dichiarando di volerle sposare. Dopo qualche resistenza, ottengono il loro consenso. A questo punto si fanno riconoscere, suscitando imbarazzo e pentimento nelle due fanciulle. Architetto della cinica scommessa, che si trasforma in crudele beffa, è don Alfonso, il quale trova nella cameriera Despina, un'abilissima ed esilarante complice. Con l'Orchestra e il Coro dell'Opera, affidato a Gea Garatti Ansuini, sul podio oltre che in cabina di regia, è stato il maestro Gianluigi Gelmetti. Le scene erano di Maurizio Varamo, i costumi di Anna Biagiotti, i movimenti coreografici di Alfonso Paganini. Disegno luci di Patrizio Maggi. Interpreti: Anna Rita Taliento nei panni di Fiordiligi, Laura Polverelli in quelli di Dorabella. Giacinta Nicotra è stata la cameriera Despina, mentre Michele Angelini ha ricoperto il ruolo di Ferrando, innamorato di Dorabella. A sua volta Massimiliano Gagliardo ha impersonato Guglielmo, innamorato di Fiordiligi. La parte del filosofo don Alfonso ha avuto ad interprete Bruno Taddia. Come già avvenuto nella precedente edizione, il maestro Gelmetti ha voluto trasportare l'ultima opera buffa mozartiana nella Pompei del primo secolo dopo Cristo. Un'ambientazione ideale questa, ideale per svolgere quel filo di erotismo continuo e ossessivo che serpeggia nella storia e nella stessa musica, descrivendo a ben guardare la solitudine dell'uomo davanti al desiderio. Va altresì ricordato proprio a proposito della decisione presa da Gelmetti quale attento regista, che fu nel 1748, l'anno in cui i Borbone diedero impulso agli scavi archeologici pompeiani, che Wolfgang Amadeus Mozart decise di ambientare "all'ombra del Vesuvio" il suo "Così fan tutte". Il compositore, si servì del libretto scritto da Lorenzo Da Ponte, il quale si rifaceva a un fatto realmente accaduto a Trieste. L'opera, era stata composta a Vienna, tra l'ottobre del 1789 e il gennaio del 1790 e venne quindi rappresentata per la prima volta al Burghteater il 26 gennaio del 1790. La prima rappresentazione in Italia risale al 19 settembre del 1807, alla Scala di Milano; ne furono interpreti Teresa Giorgi Belloc, Rosa Morandi, Gaspare Martinelli, Vincenzo Aliprandi, Anna Maria Bighi e Giovan Battista Brocchi. Andando ancora a ritroso, va rilevato che "Così fan tutte" fu proposta a Roma, sono nel 1943 al Teatro delle Arti; il 16 novembre del 1950 il sipario si levò invece al Costanzi, per la direzione di Vottorio Guy. Detto delle origini, in una nota a margine, va tenuto conto che l'opera, pur essendo un raffinato capolavoro del repertorio lirico, fu severamente giudicata da Beethoven e Wagner e poi da altri eccelsi compositori dell'Ottocento. Solo in tempi più recenti la critica specializzata ha fatto luce sui suoi sublimi valori musicali e letterari. Si pensi a proposito che un fervente ammiratore e profondo conoscitore di Mozart, come Ferruccio Busoni, quando ebbe tra le mani la partitura, ne restò abbagliato. Era stato l'allora giovanissimo Otto Klemperer a regalargli lo spartito: nelle sue memorie il grande direttore d'orchestra mise in risalto come questo lavoro fosse pressoché sconosciuto fino al 1914. Ancora nel 1945, Bernhard Paumgartner scriveva nella sua monumentale monografia mozartiana: "Il tempo per la comprensione di questo finissimo gioiello, non è ancora giunto".

Renato Ribaud

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:04
La Redazione

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