lunedì, 15 agosto, 2022
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CONCERTO DI CHIUSURA - ORCHESTRA DELLA TOSCANA

Orchestra della Toscana Orchestra della Toscana

ORCHESTRA DELLA TOSCANA
Mari Kodama pianoforte
Marc Niemann direttore

Silvia Colasanti (1975) Cede pietati, dolor da Le anime di Medea
Sergej Prokofiev (1891 - 1953) Concerto n. 3 in do maggiore per pianoforte e orchestra, op. 26
Robert Schumann (1810 - 1856) Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Renana, op. 97
MONTEPULCIANO - Piazza Grande, 31 luglio 2022

www.Sipario.it, 1 agosto 2022

E’ l’era quella che Silvia Colasanti ricerca nella sua opera, nella sua continua espansione verso l’uso di parti armoniche, di parti sonore. E’ l’era di un tempo che appartiene alla saggezza ma anche alla follia. Ed è forse per questo che Cede pietati, dolor da Le anime di Medea rappresenta proprio quella forza di tenere unite le emozioni, di renderle forze d’incredibile pulsazioni come il cuore di Medea che è diviso, straziato, ma vivo. E’ nella fondatezza di una forza stravinskjana, in una forza di espansione talmente coinvolgente che non si riesce a stare fermi. La sua presenza evoca luci, luminosità ed è nella scrittura della Colasanti che tutto diventa comprensibile, ammissibile, sensazionale. In quelle che sono sonorità che sembrano essere applicate, come se mentre scriveva l’autrice pensasse ad un film. E non c’è quindi nessuna tentazione a far finta che la musica è infinita. Non si ferma. Non si riesce a dimenticare il suono ascoltato. Ed è in questo che la Colasanti, oggi è colei che sa. La saggezza compositiva di chi, dopo tanto tempo sa che scrivere musica come quella eseguita dalla Orchestra Regionale Toscana è fonte di sapere; non annoia mai sentire le sue opere, anzi. Ed è la bellezza di saper scrivere avendo memorie di sé, della propria vita e delle proprie emozioni, come Medea, cuore pulsante, straziato, penoso, ma infinitamente vivo come non mai.
Nella serata conclusiva del Cantiere di Montepulciano la perfetta bacchetta di Marc Niemann che, non lo abbiamo dimenticato, ha reso imprescindibile l’esecuzione della composizione della Colasanti, apre su una delle pagine di incredibile bellezza come il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Sergei Prokofieff. Ma è nell’irrompere del pianoforte di Mari Kodama che il sussulto si sente. Una scossa tellurica di non medie dimensioni sonore, una massa di un discorso che Prokofieff doveva a sé stesso. Insomma il primo tempo di questo concerto sembra essere scritto in un’altra epoca, quando cioè il tempo futuro sarebbe arrivato e forse ancora oggi non lo è. Ed è qui che la Kodama comunica il suo virtuosismo gentile, mai aggressivo, quasi rispettoso dello strumento che suona. E sarebbe così anche se eseguisse i capisaldi della letteratura virtuosistica, lei riesce a far emergere quello che un compositore sottintende, oltre alla scrittura ricca di note e di movimenti di mani. In tutto il concerto la Kodama non turba l’ascoltatore, anzi lo conduce con grandissima presenza in quello che Prokofieff vuole intendere: il suo scrivere non è per il mero virtuosismo ma è necessario per decretare nel suo animo ciò che stava cambiando, un po' come succederà in tempi diversi a Skrjabin. E’ tutto qui? No la Kodama arriva lì dove neanche grandi pianisti che hanno interpretato questo concerto sono arrivati. Svela l’intima ricerca di Prokofieff, la mette a nudo la offre all’ascoltatore e lei ne è il medium. D’altro canto Niemann non sottace, anzi, sostiene proprio questa necessità della pianista di aprire nuove visioni della musica del compositore russo. E’ un ricercare come poche volte succede. E anche in questo caso, come in quello della Colasanti, finito il tutto viene la voglia di non lasciare la sedia e di continuare ad ascoltare, così come succede con la Quarta Sinfonia di Robert Schumann che Niemann conduce come un provetto direttore, sembra quasi che dentro di lui ci sia la forza del compositore che lo sostiene. E’ bravissimo, ha piglio, ha eleganza e soprattutto è talmente pulito nell’eseguire che fa pensare ad una grande conoscenza del repertorio. La Renana inoltre è una Sinfonica che contiene un quarto movimento che è un vero corale, una esaltazione del genio bachiano e come si sa, Schumann amava talmente tanto Johann Sebastian da richiamarlo come nume tutelare. Grande successo della Orchestra Regionale Toscana che ancora una volta riesce ad essere una delle migliori orchestra sinfoniche della nostra nazione. Senza tema di sbaglio.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Lunedì, 01 Agosto 2022 17:48

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