mercoledì, 07 dicembre, 2022
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CARMEN – regia Silvia Paoli

"Carmen", regia Silvia Paoli. Foto Roberto Ricci, Teatro Regio di Parma "Carmen", regia Silvia Paoli. Foto Roberto Ricci, Teatro Regio di Parma

Musica di GEORGES BIZET
Opéra- comique in quattro atti di Henry Méilhac e Ludovic Halévy
dal romanzo Carmen di Prosper Mérimée
Carmen RAMONA ZAHARIA
Don José ARTURO CHACON CRUZ
Escamillo ALESSANDRO LUONGO
Micaela LAURA GIORDANO
Dancairo FABIO PREVIATI
Remendado SAVERIO FIORE
Morales GIANNI GIUGA
Zuniga MASSIMILIANO CATELLANI
Frasquita ANNA MARIA SARRA
Mercedes CHIARA TIROTTA
Maestro concertatore e direttore JORDI BERNACER
Regia SILVIA PAOLI
Scene ANDREA BELLI
Costumi VALERIA DONATA BETTELLA
Luci MARCELLO LUMACA Video FRANCESCO CORSI
Coreografie CARLO MASSARI/C&C Company
ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA “ARTURO TOSCANINI”
BANDA DELL’ORCHESTRA GIOVANILE DELLA VIA EMILIA
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro MARTINO FAGGIANI
Maestro del coro di voci bianche
MASSIMO FIOCCHI MALASPINA
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
In coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia
Parma, Teatro Regio, 16 gennaio 2022

www.Sipario.it, 19 gennaio 2022

Dopo l'inizio di stagione lirica 21-22 affidato alla rievocazione con lo spettacolo GRAN TEATRO REINACH, operetta in due atti, di un aspetto della vita musicale popolare passata in quel teatro cittadino scomparso con la guerra, il Regio di Parma riprende il repertorio tradizionale proponendo, dopo 19 anni, la Carmen di Bizet. Esistono due modi, semplificando il discorso, di mettere in scena un'opera: “inventare” seguendo il principio che il sipario si apra sempre su qualcosa di nuovo (e non di gia' visto), o seguire una rassicurante tradizione. Nel caso di questa Carmen parmense si è scelta il primo percorso, ossia di reinventare, l'impianto interpretativo e di lettura dell'opera di Bizet. La giovane regista Silvia Paoli, con alle spalle esperienze di aiuto regista di Damiano Michieletto e in proprio, parte dalle origini del dramma di Carmen, dalla novella omonima di Merimée, da quella parte del racconto in cui Don Josè in carcere, in attesa della condanna a morte, racconta al narratore la storia della sua vita, fatta già di fughe e di omicidi, del suo incontro con Carmen e di come si sia conclusa la loro vicenda. Ogni donna è fiele; non concede che due ore di letizia: una sul suo letto nunziale e una sul suo letto di morte. Questa è l’epigrafe con cui Prosper Merimée apre la sua Carmen e che compare in sovrimpressione nel corso dell’opera, filo conduttore al progetto di regia. Nell'allestimento salta la prospettiva sia temporale che ambientale di una Spagna oleografica, con una trasposizione in anni'50/60, con la vicenda circoscritta tra le nude pareti di una cella e di un cortile di carcere, nei primi due atti; spazi più aperti negli atti seguenti (scena dei contrabbandieri e arena), delineati dall’impianto generale delle scene di Andrea Belli, dai costumi di Valeria Donata Bettella, con luci di Marcello Lumaca, i video di Francesco Corsi e a coreografie di Carlo Massari/C&C Company.
Centrale è l'ossessione malata di Don Josè per il corpo di Carmen, come un fantasma nelle sue allucinazioni, evocata con le parole e la musica che rimangono quelle di Bizet.
Il progetto regge nella prima parte che va all'essenza della pura narrazione scenica e punta sull'essenzialità della musica che in questo caso emerge nella sua sostanziale corporeità evocativa con don José messo nell'angolo con la sua brandina, rinchiuso nel suo mondo di delirio. Ma tra l'intenzione e il risultato finale, l'idea si perde, facendo dire che sia stato un allestimento inconcludente. Già dall'idea di povere operaie sigaraie considerate alla stregua di puttane in attesa di essere palpate all’uscita dal lavoro dai militari del corpo di guardia (ben altra era la condizione delle donne operaie specie nelle manifatture di tabacchi tra rigidi controlli e privilegi economici), come irrisolta la scena della locanda di Lillas Pastia imbastita nell'ambito carcerario all'atto distribuzione pasto dove Carmen emerge con microfono dal pentolone del rancio con in vorticose danze ossessive dei carcerati. L'elemento di disturbo in questo caso è dato dalla comparsa di Escamillo, vestito da tutto punto da torero pronto all'arena, che ci ricorda che siamo forse ancora in un ambito culturale di una Spagna folklorica della quale non è possibile non tenerne conto, ma della quale vorremmo farne a meno. Come banale la scena dei contrabbandieri, quasi viaggiatori in banchina ferroviaria tra valige in mano, sigarette e riviste da sfogliare, in annoiata attesa interrotta da qualche lettura di carte. Nella seconda parte, scena dei contrabbandieri e piazza dell'arena, impostata questa tra un funerale e un matrimonio, il personaggio maschile rientra pienamente in palco. Si attiva quindi la narrazione al presente e di conseguenza con una regia che mette da parte tutte le sue intenzioni di ricordo, pulendo lo spazio scenico e affidando la memoria a proiezioni di video evocativi, in stile filmini anni'60, di spaccati di serenità famigliare, di gite fuori porta e di lei, Carmen, in felice abito nunziale con il qual muore in scena. Due stili di messinscena completamenti diversi tra le due parti anche per soluzioni tecniche e intenti diversi dando l’impressione di un progetto insoluto. Se in palco si procede con idee confuse, musicalmente invece tutto procede in modo lineare, come da tradizione, nella versione in francese con recitativi scritti da Guiraud, musicalmente ben strutturati che restituiscono fluidità allo spettacolo e alla musica nel suo complesso. La direzione di Jordi Bernàcier è incentrata sul ritmo con un andamento ben scandito, che soprattutto nel preludio d'inizio rievoca il bonario tono bandistico. Ma è stato il canto, due i cast che si sono mischiati nel corso del calendario, che è stato motivo di interesse, specie per quelle date che ha visto protagonisti la coppia definita dalla Carmen di Ramona Zaharia e dal Don José di Arturo Chacon Cruz. Lei, pratica del ruolo con voce piena di mezzosoprano capace di cavare voce profonda e di proiettarla verso le zone più acute del suo registro delinea una Carmen asciutta, essenziale nella modernità interpretativa di donna libera e sicura delle sue scelte affettive. Accanto, alla recita alla quale si è assistito, il tenore messicano, apprezzato a livello internazionale, in Italia comparso più volte in Arena accanto al suo padrino musicale Placido Domingo. A lui è spettato l'arduo compito di stare sempre in scena anche come folle osservatore. Possiede voce squillante ed esuberante e ha definito, nonostante una regia che voleva fare piazza pulita di una gestualità tradizionale, anche con una espressività nel canto, l’enfasi tutta latina dell’anima del personaggio. Ben riuscita la Micaëla di Laura Giordano che ha delineato con energia e sentimento il ruolo sostanzialmente di brava ragazza innamorata ormai di un fidanzato perso nella sua follia. Sempre improbo dal punto di vista vocale il ruolo di Escamillo, con Alessandro Luogo che ha saputo con voce disinvolta districarsi nella perfida aria di ingresso con ottimo fraseggio e acuti sicuri. Hanno dimostrato proprietà di canto nei rispettivi suoli di compagne della protagonista e sostegno nella scena delle carte, Anna Maria Sarra, Frasquita e Chiara Tirotta, Mercedes. Ben rese le parti di comprimariato con il Dancairo di Fabio Previati, Remendado con Saverio Fiore, Morales di Gianni Giuga, Zuniga con Massimiliano Catellani. In mascherina di sicurezza, comparse, qualche elemento del cast e il coro, sempre accuratamente preparato da Martino Faggiani, coadiuvato dai simpaticissim giovani componenti delle Voci Bianche curate da Massimo Fiocchi Malaspina. Come di regola a Parma bisogna aspettarsi commenti a voce alta provenienti dai vari settori del pubblico in corso di esecuzione: in questo caso lo sono stati di apprezzamento per i cantanti con applausi ben scanditi e chiamate al termine di ciascuna scena: Carmen è, e rimane nell'immaginario collettivo, un opera popolare e conosciuta in ogni sua frase musicale, nonostante tutto.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Domenica, 23 Gennaio 2022 17:27

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