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CENERENTOLA (LA) - regia Jean-Pierre Ponnelle

"La Cenerentola", regia Jean-Pierre Ponnelle. Foto Erio Piccagliani. "La Cenerentola", regia Jean-Pierre Ponnelle. Foto Erio Piccagliani.

Dramma giocoso in due atti – Libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioacchino Rossini
Direttore Ottavio Dantone
Regia, scene e costumi Jean-Pierre Ponnelle
Regia ripresa da Grischa Asagaroff
Luci Marco Filibeck
CAST
Angelina Marianne Crebassa
Don Ramiro Maxim Mironov
Don Magnifico Carlos Chausson
Dandini
Nicola Alaimo (10, 12, 16, 19, 23, 26 feb.; 23, 27 mar.)
Mattia Olivieri (30 mar.; 2, 5 apr.)
Alidoro
Erwin Schrott (10, 12, 16, 19, 23, 26 feb.; 23, 30 mar.)
Alessandro Spina (27 mar.; 2, 5 apr.)
Clorinda
Tsisana Giorgadze* (10, 12, 19, 23, 26 feb; 23 mar; 2, 5 apr.)
Sara Rossini* (16 feb; 27, 30 mar.)
Tisbe Anna-Doris Capitelli*
Maestro al fortepiano Paolo Spadaro Munitto
Teatro alla Scala Dal 10 Febbraio al 5 Aprile 2019

www.Sipario.it, 27 febbraio 2019

Opera dove fantasia, ironia graffiante e attenzione alla realtà son presenti: ecco La Cenerentola di Rossini. Composto in tempi brevissimi, pur non avendo un libretto eccelso, il lavoro del maestro pesarese è in grado di divertire gli animi più riottosi. È il lato favolistico a far da traino? O le musiche, così vezzose e incalzanti nei crescendo? Elementi che contribuiscono di sicuro. Ma sono le situazioni a rovescio, che rammentano L'isola degli schiavi di Marivaux, a rendere La Cenerentola opera d'impareggiabile straordinarietà.
L'avvio è quello d'ogni fiaba. Una fanciulla, vilipesa, oltraggiata, sconsiderata, trova un giorno – grazie alla sua spontanea bellezza, non aliena da bontà – l'amore in un principe azzurro sempre segretamente vagheggiato. Ma – e qui v'è il sostanziale cambiamento – il tutto avviene attraverso un gioco di maschere. Non v'è personaggio che sia se stesso (se non in conclusione). Tutti si camuffano: Don Ramiro, che si spaccia per il suo cameriere Dandini (al quale farà vestire i panni del sovrano); Don Magnifico, vecchio e rozzo citrullo che ostenta buone maniere; Clorinda e Tisbe (figlie di Don Magnifico), che sorridono mostrandosi fanciulle aggraziate e angeliche e invece sono streghe; infine Angelina/Cenerentola, l'unica che non deve simulare, ma è la sola alla quale son state imposte vesti da schiava di infelici origini. A comprendere tutto è Alidoro, personaggio a metà via tra il mago e il buon mentore, il quale – però – veste i panni di povero mendicante per smascherare l'ipocrisia e renderla manifesta.
Rossini utilizza la combinazione fra umorismo e apparenza per mostrare ciò che alligna dietro una parvenza di perfezione. Non sono i fasti né i bagliori a interessare il compositore, bensì le ombre, i lati più nascosti. Portarli in scena vorrebbe dire dar vita ad una tragedia. Ma l'ironia, con cui il musicista pesarese riveste l'intera opera, stempera tutto in un clima pieno di luce, dove a ciascuno è restituito il ruolo che più gli compete e senza più scuse. Ogni finzione, ormai, è terminata.
La bellissima versione di Cenerentola, firmata da Jean-Pierre Ponnelle (ripresa da Grischa Asagaroff) che è in scena alla Scala, interpreta l'opera rossiniana giocando con i suoi elementi più buffi e fantasiosi. Ogni elemento di cattiveria, ogni sopruso, ogni azione malvagia: tutto si stempera in goffaggine, faciloneria, superficialità e inutile vezzo. Elementi di cui si nutre anche lo stile canoro, pieno di gorgheggi e vibrati così stretti che, se mal gestiti potrebbero disturbare, e invece divertono e infondono allegria.
Straordinaria la Clorinda di Tsisana Giorgadze. Meraviglioso il Dandini di Nicola Alaimo. Divertentissimo il Don Magnifico di Carlos Chausson, così farsesco e caricaturale ma senza esagerare.
Il candore di Cenerentola (Marianne Crebassa) e Don Ramiro (Maxim Mironov), trasfuso in voci decise e dagli armonici nitidi, conferisce dolcezza e innocenza all'opera che, si può star certi, a Rossini non sarebbe dispiaciuto.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Febbraio 2019 20:17

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