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AMICA - regia Jean Louis Grinda

Amica Amica Regia Jean Louis Grinda

musica di Pietro Mascagni
direttore: Antonino Fogliani
regia: Jean Louis Grinda
scene: Rudy Sabounghi, costumi: Teresa Acone, luci: Laurent Castaingt
con Amarilli Nizza / Patrizia Orciani, Enrique Ferrer / Maurizio Comencini, Alberto Mastromarino / Angelo Veccia, Marcello Lippi, Lucia Mastromarino
Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera
Roma, Teatro dell'Opera, dal 7 al 12 ottobre 2008

Avvenire, 11 ottobre 2008
Il Messaggero, 9 ottobre 2008
Un secolo per ritrovare l'Amica

Un Mascagni indeciso tra sinfonismo tedesco (Wagner, Mahler, soprattutto Richard Strauss) e melodismo italiano. Il pubblico romano ha scoperto con pi di un secolo di ritardo Amica, anche se la vide fugacemente nel 1905, con l'autore sul podio, subito dopo il debutto monegasco. Opera 'minore', almeno nel senso che, come tutte le altre scritte dal musicista livornese, non regge il confronto con la grandezza di Cavalleria rusticana. Insomma non­ è un capolavoro, ma forse neppure merita il record negativo di opera mascagnana meno eseguita. Lo strano connubio tra sinfonismo e melodia, più che una sintesi azzardata delle due situazioni musicali­ è un loro sovrapporsi: melodico il primo atto, con quadretti d'ambiente e aria di festa (peraltro già venata di malinconica tristezza); più elaborato e complesso il secondo, con l'orchestra che si infittisce e quasi prevale sul canto, generando un clima da poema sinfonico. Anche i luoghi sono diversi: una tenuta agricola in Piemonte e le montagne della Savoia innevate e solcate da un torrente. Un drammone sentimentale con finale tragico. Il rude campagnolo Camoine, più padre-padrone che zio premuroso, decide il matrimonio della nipote, Amica, col suo figliastro Giorgio. La ragazza però si rifiuta perché ama Rinaldo; e con lui fugge. I due giovani sono fratelli, ma ignorano di essere rivali in amore. Quando lo scoprono, nel momento in cui Giorgio raggiunge la coppia, c'è il colpo di scena. L'amore fraterno prevale sulla passione e Giorgio prosegue la sua fuga, ma da solo. Amica vorrebbe raggiungerlo, ma precipita in un dirupo.
Come l'opera,­ è alterno anche il giudizio nelle rare occasioni in cui è stata rappresentata. Un peso decisivo in questo senso ha sempre avuto il livello delle esecuzioni. Quella dell'altra sera è ­a metà strada fra il buono e il discreto e giustifica il consenso, più cortese comunque che entusiasta, del pubblico che vi ha assistito. Il giovane direttore Antonino Fogliani ha ottenuto buoni risultati sia dall'orchestra che dai cantanti. Citiamo nell'ordine di bravura i tre protagonisti: il tenore spagnolo Enrique Ferrer (Giorgio), il soprano Amarilli Nizza (Amica) e il baritono Alberto Mastromarino (Rinaldo). Di Jean Luis Grinda la regia e di Rudy Saboughi la scenografia da cinemascope.

Virgilio Celletti

"Amica", Mascagni minore con scene da cartolina

Mascagni è stato un nume tutelare dell'Opera di Roma, che dopo Cavalleria ha ospitato altre 12 delle sue opere: così il pubblico capitolino l'altra sera ha accolto con rispetto il ritorno di Amica, anche se questa partitura in francese, già rappresentata nel 1905 e 1906 al Costanzi senza suscitare particolari entusiasmi, non è sembrata tra le più convincenti del maestro di Livorno. Il problema è innanzitutto il libretto di Paul Berel. Due fratelli, Giorgio e Rinaldo, amano la stessa fanciulla, Amica, promessa a Giorgio da un tutore cattivo. Lei però ama Rinaldo e fugge con lui sui monti. Ma quando Rinaldo viene a sapere di essere rivale del fratello, che li ha inseguiti, respinge Amica. Disperata, la ragazza cerca di raggiungerlo ma precipita nel vuoto. Un "corto"", si direbbe oggi, in cui i personaggi non fanno in tempo ad acquistare una vera consistenza drammatica.
Dopo un inizio in chiave naif, Mascagni va verso il dramma musicale privilegiando il declamato e i climi wagneriani con l'insistenza sul cromatismo, le voci spinte all'estremo e la densità dell'orchestra. Ma sembra mosso più dall'urgenza di fare qualcosa di "europeo" che di dare all'opera un passo incalzante. La tecnica è quella di un maestro, ma è difficile trovare una melodia che resti impressa. Del resto, un mascagnano come Gianandrea Gavazzeni trovava in Amica «idee fiacche», «personaggi senza realtà».
Gli interpreti ce l'hanno messa tutta ma l'enfasi ha spesso preso loro la mano appiattendo l'espressione, sia il direttore Antonino Fogliani sia i cantanti Amarilli Nizza (Amica) e Alberto Mastromarino (Rinaldo); il migliore è parso Enrique Ferrer, Giorgio efficacemente visionario. Tradizionale, con scene da cartolina e gestualità ridondante, la regia di Jean Louis Grinda. Repliche fino a domenica.

Alfredo Gasponi

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 11:13
La Redazione

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