sabato, 25 maggio, 2024
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Davide Livermore

AIDA – regia 
Davide Livermore

"Aida", regia Davide Livermore "Aida", regia Davide Livermore

Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti
libretto di Antonio Ghislanzoni
Prima rappresentazione assoluta Teatro dell’Opera del Cairo, 24 dicembre 1871
Prima rappresentazione al Teatro Costanzi, 8 ottobre 1881
Durata: 3 ore e 25' circa - Atto I 40'; primo intervallo 25'; Atto II 45'; secondo intervallo 20'; Atto III e IV 73'
DIRETTORE Michele Mariotti
REGIA E MOVIMENTI COREOGRAFICI Davide Livermore
MAESTRO DEL CORO Ciro Visco
SCENE Giò Forma
COSTUMI Gianluca Falaschi
LUCI Antonio Castro
VIDEO D-WOK
PERSONAGGI E INTERPRETI
AIDA Krassimira Stoyanova / Vittoria Yeo (2, 5, 11)
AMNERIS Ekaterina Semenchuk / Irene Savignano** (2, 5, 7, 11)
RADAMÈS Gregory Kunde / Luciano Ganci (2, 5, 7, 11)
AMONASRO Vladimir Stoyanov
RAMFIS Riccardo Zanellato
IL RE Giorgi Manoshvili
LA SACERDOTESSA Veronica Marini
IL MESSAGGERO Carlo Bosi
** diplomata “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’opera di Roma
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Roma – Teatro dell’Opera dal 31 gennaio al 12 febbraio 2023

www.Sipario.it, 6 febbraio 2023

Ogni volta che mi capita di assistere all’Aida, mi chiedo: come raggiungere un equilibrio fra la maestosità delle musiche e della messinscena e la leggerezza della storia che vi si racconta?
Perché non vi è nulla di più esile e rischioso di una vicenda d’amore. Lo sanno tutti gli artisti. Le vicende di cuori provati da tante difficoltà prima di vedere coronato il sogno della loro unione d’anime, corrono sempre il pericolo di risolversi o in banalità, o peggio ancora in qualcosa d’improbabile. Aida è la metafora perfetta di questo tranello.
Perché ci si può adagiare sul tono della disperazione come situazione di comodo. Ma che si offre al pubblico? Un rabbercio di retorica e luoghi comuni senza personalità. Oppure si può usare la chiave del cinismo, non considerare il tristissimo – e sfortunatissimo – destino che fa incontrare e rende infelici le vite di Aida e Radamès, e puntare sugli spunti storicisti che l’opera di Verdi offre. Uno fra tutti, il più evidente: l’incontro-scontro fra civiltà.
Ma tutto questo a che serve? A nulla quando ci si ripropone di inscenare per chissà quale millesima volta una delle opere del teatro lirico più amate dal pubblico. È bene fare piazza pulita di tutto e porsi nudi di fronte ad Aida, alla sua sfortunata storia d’amore che solo in cielo troverà il suo vero compimento.
È quello che fa Davide Livermore dirigendo la celeberrima opera verdiana in scena al Costanzi di Roma. Il nostro regista, in un certo senso, segue il consiglio che diede Elias Canetti: quando si è al cospetto di opere che sono il frutto di personalità uniche e complesse la sola interpretazione possibile è quella di seguirle passo dopo passo senza proferire verbo. E difatti l’Aida di Livermore emerge per ciò che essa è. Le fornisce tutti gli strumenti necessari per farla esprimere al meglio: un ledwall sullo sfondo che, con proiezioni bellissime e realizzate in modo sublime, completa una scenografia essenziale fatta di parallelepipedi sovrapposti e a scalare che ricorda l’antico Egitto; un coro sontuoso e potente sotto il profilo vocale.
Il Radamès di Luciano Ganci è stato meraviglioso: ricco di armonici, dalla dizione perfetta e ben scandita, rotondo e sostenuto sul diaframma negli acuti, con un vibrato magnificamente modulato. Vittoria Yeo ha offerto un’Aida meravigliosa sul piano vocale, specie negli acuti eseguiti in sottile, ma non così ricca di pathos.
Irene Sevignano (Amneris) è stata molto brava negli acuti ma poco incisiva e potente nelle note basse. Caratteristica, quest’ultima, che ha in comune con la Yeo.
Michele Mariotti ha dato vita una direzione molto buona, a tratti entusiasmante. Passionale in giusta misura, priva di retorica.
Bellissimo il finale pensato da Livermore: Aida e Radamès non muoiono nella tomba. Ma amandosi, s’avviano finalmente in un mondo di luce del tutto contrapposto a quello buio e falso dove sono vissuti sino a pochi istanti prima. Una giusta nota di leggerezza e luminosità ben colta, e presente, nell’opera di Verdi. 

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 07 Febbraio 2023 08:50

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