martedì, 27 settembre, 2022
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84º FESTIVAL DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO - direttore Daniele Gatti

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Daniele Gatti. Foto Michele Monasta, Maggio Musicale Fiorentino Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Daniele Gatti. Foto Michele Monasta, Maggio Musicale Fiorentino

ILDEBRANDO PIZZETTI
Tre Preludi sinfonici per l’Edipo re di Sofocle
IGOR STRAVINSKIJ
Oedipus Rex
Opera-Oratorio in due atti da Sofocle
di Igor Stravinskij e Jean Cocteau
Testo di Jean Cocteau tradotto in latino da Jean Daniélou
Musica di Igor Stravinskij
per soli, voce recitante, coro maschile e orchestra Edizione: Boosey & Hawkes, London Rappresentante per l’Italia: Casa Ricordi, Milano
In forma di concerto
Direttore Daniele Gatti
Tenore / Edipo AJ Glueckert
Mezzosoprano / Giocasta Ekaterina Semenchuck
Basso baritono / Creonte Alex Esposito
Basso / Tiresia Adolfo Corrado
Tenore / Il Pastore Luca Bernard
Basso baritono / Il Messaggero Sebastian Geyer
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
84º Festival del Maggio Musicale Fiorentino
Sala Mehta Giovedì 30 giugno 2022

www.Sipario.it, 7 luglio 2022

Il concerto proposto da Daniele Gatti rientra in una consolidata tradizione nei confronti della modernità musicale che ha sempre costellato la storia del Maggio Musicale Fiorentino, determinandone l'importanza internazionale negli anni della sua fondazione. L'abbinamento dei due compositori geograficamente e stilisticamente distanti ma accomunati da riferimenti culturali comuni e dalla ricerca nei solchi della tradizione musicale, ci riporta alla pratica musicale di quegli anni tra le due guerre. Infatti Oedipus rex di Igor Stravinskij è stato scritto nel 1926 e passato in anteprima in Italia, a Firenze, in prima assoluta nel 1937. Per la cronaca, onde evitare dissensi da parte del pubblico, la prima fiorentina viene blindata come serata di gala con la presenza di componenti della famiglia reale. Ancora più raro poi l'ascolto di compositori italiani della generazione di fine Ottocento, poco praticata per scelte programmatiche, o perchè troppo tradizionali, poco innovativi, o operativi in epoca "sbagliata". La composizione di Pizzetti fu eseguita in prima esecuzione a Firenze nel 1917 e nelle Stagioni musicali del Teatro Comunale nel 1941. Fu compositore svincolato da scuole, indirizzato al recupero dei miti, musicista per D'Annunzio, lontano anche dalle innovazioni musicali più avanzate, dal cromatismo postwagneriano e da ogni forma di dissoluzione tonale, pur con influenze di Wagner (da cui riprese l'uso del leitmotiv), di Richard Strauss e dell'impressionismo: ciò lo condusse ad un percorso originale e indipendente, ma isolato rispetto al panorama musicale internazionale ma che traspare nell'uso di una strumentazione articolata, ricca di passaggi timbrici. Tutti e due accumunati nella ricerca del Mito in quegli anni di dopoguerra, una necessità di richiamo all'ordine; "neoclassicismo" si definisce lo stile che intraprende il compositore russo con l’assunzione di modelli dalla tradizione del Classicismo musicale settecentesco, riveduti e corretti, dove l'innovazione è piuttosto costituita da accostamenti timbrici più che da manipolazioni dell'armonia. E scelta migliore non poteva essere se il Mito è il filo rosso di questa edizione del festival.
Per Ildebrando Pizzetti il lungo rapporto con i tragici greci è inaugurato da due opere giovanili: l’Ouverture per l’Edipo a Colono, eseguita nel 1901 in occasione del saggio finale al Conservatorio di Parma, e i Tre preludi sinfonici per l’Edipo re di Sofocle, in occasione di un allestimento della tragedia sofoclea a Milano nel 1904. Attraverso una scrittura orchestrale, particolarmente suggestiva, i Tre preludi si presentano come momenti esclusivamente lirici capaci di evocare le atmosfere di fatalità ineluttabile della tragedia: la gravità del presentimento tragico del popolo tebano, l’ansia di Edipo incalzato dal destino che a poco a poco si avvicina alla scoperta dell’orribile verità, la tristezza che grava sul suo cuore alla partenza da Tebe quando ormai tutto si è compiuto.
Con Igor Stravinskij la predilezione del compositore russo per la mitologia greca aveva antiche radici, e tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Novecento prese forma l’Oedipus Rex, opera-oratorio in due atti che debuttò a Parigi il 30 maggio 1927. Lavoro complesso per l'articolazione del testo in latino con inserimento di parti narrative, qui affidata alla voce dell'attore Massimo Popolizio, caratterizzato da una scrittura musicale massiccia ricca di unisoni per comparti orchestrali con una progressione ritmica verso la definizione dei contenuti della tragedia.
L'incedere verso la tragedia è data dall'incastro delle voci soliste con il coro, dalla sicurezza iniziale di Edipo certo dei suoi vaticini, fino al disvelamento della realtà dell'uccisione del Re di Tebe suo padre e la relazione con la madre. Nel ruolo eponimo il tenore americano AJ Glueckert, reduce dall'Ariadne auf Naxos, ha dimostrato di possedere strumenti vocali adatti per quei passaggi che richiedono forza espressiva, incline al progressivo nervosismo nel procedere degli eventi. Accanto la Giocastra del mezzosoprano Ekaterina Semenchuk, capace di delineare con distacco un certo fascino sensuale al suo personaggio fino alla comprensione silenziosa di quello che viene definito un suo delitto.
Di contorno il basso/baritono Alex Esposito, Creonte, con un breve inserimento all'inizio dell'oratorio che segna d'autorità la premonizione di un intervento liberatorio della peste in città, a cui si affianca il Tiresia del basso Adolfo Corrado con il suo ambiguo vaticinio.
Ben inseriti il messaggero di Sebastian Geyer, il pastore di Luca Bernard che disvela l'arcano della tragedia nella sua semplicità dell'intervento.
Il Coro si erge a testimone narrante sapientemente guidato da Lorenzo Fratini. Ma ancora una volta il disvelamento della complessità delle partiture è stato nelle mani di Daniele Gatti che è riuscito a guidare l'ascoltatore attraverso i meandri della scrittura musicale intensa di un Novecento convulso e incerto su quale strada intraprendere, offrendoci una lezione di stile. E il pubblico l'ha ampiamente riconosciuto decretando pieno successo all'esecuzione e riconoscenza nei confronti del direttore musicale.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Domenica, 10 Luglio 2022 19:43

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