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VERSO LA SPECIE - coreografia Claudia Castellucci

"Verso la specie", coreografia Claudia Castellucci "Verso la specie", coreografia Claudia Castellucci

Coreografia: Claudia Castellucci
Musica: Stefano Bartolini
Danzatori: Sissj Bassani, Silvia Ciancimino, René Ramos, Francesca Siracusa,
Pier Paolo Zimmermann
Produzione, organizzazione e distribuzione: Camilla Rizzi
Direzione tecnica, luci: Eugenio Resta
Tecnica: Francesca Di Serio 
Direzione alla produzione: Benedetta Briglia
Produzione: Socìetas
Visto nel Giardino di Villa Pastori, Ameno (No), il 1° luglio 2022
Nell’ambito di CROSS Festival
Verbania-Ameno-Orta San Giulio

www.Sipario.it, 7 luglio 2022

Ci sono danze che non hanno molto a che fare con la danza come la si intende comunemente. Danza come messa-in-corpo di un’organicità che segue linee animal-minerali. Lo sforzo di darsi come una regola aurea di proporzioni nella successione di linee e figure. Rigore che irradia una luce arcaica, primaria, atemporale, impersonale. Successione ieratica di figure che hanno il fascino glaciale della luna; una certa fissità che rende simbolo ciò che è vivo; un ritrovamento archeologico, di passi, figure, movimenti orbitali, dentro all’immaginazione – e sotto l’influenza parrebbe – di un certo mondo antico. In cui viene da pensare ai mosaici di Ravenna da cui sia possibile ricavare una danza montando sequenze di figure bidimensionali, consegnate alla quasi allucinata allusione di un mondo dalla profondità inimmaginabile.

E’ il caso di “Verso la specie”, “rituale danzato” lo si potrebbe dire, escogitato da Claudia Castellucci e incarnato da cinque giovani performers. Si dispongono nell’ampio spiazzo erboso di Villa Pastori, in un caldissimo tardo pomeriggio di luglio, per il festival CROSS (organizzato da LIS Lab Performing Arts con la direzione artistica di Antonella Cirigliano), che scavalla tra due laghi, il Maggiore e l’Orta. Festival che innerva nel proprio progetto il tema del “cambiamento”, inteso sia come registrazione di un dato ormai assodato, sia come egida, insegna, sotto la quale provare a farsi protagonisti dei processi di mutazione in corso, in questo caso attraverso gli strumenti del dialogo tra arti performative e nuova sensibilità del territorio; tra temi di emergenza globale e riflessione attiva. E sulle verdissime colline del lago d’Orta, nel territorio del comune di Ameno, in questo prato dove il festival ha per un giorno, con doppia performance, stabilito la propria sede, vediamo avanzare verso il centro cinque figure nere incappucciate. Indossano tuniche aderenti al torso e aperte verso il piede. Un annuncio di rigore geometrico e cromatico che la luce di taglio delle diciannove contribuisce a esaltare, per metà incendiando i corpi.

Un flusso ritmico-musicale di visceralità cardiaca innesta il proprio battito amplificato, elettronico, diffuso da casse mimetizzate nel verde, sull’orizzontalità di una nemesi spaziale, nella quale trovano lenta diaspora e a volte guizzanti ricongiungimenti i cinque corpi, come costretti (ma in realtà dilatati) in una bidimensionalità che allude ad altre inimmaginabili dimensioni. Le figurazioni sembrano anche richiamare, per il modo che hanno di irradiare un sovrappiù di senso, pur nella semplicità, immagini araldiche sfrondate di ogni colore e accessorio. E quando sul finale appare uno stendardo, nelle sue quattro bande ripartite dalle due diagonali, unica fonte di colore (giallo, blu, marrone), ecco che la cerimonialità di uno spiegare, voltare, tendere, rilasciare, fa risonare come nell’angolo dell’occhio di chi guarda, in una sorta di memoria lacrimale, l’equilibrio e la composizione di certe immagini del regista georgiano Sergej Paradžanov.
Una semplice ritmica binaria o ternaria battuta dai piedi mentre i corpi si tendono in geometrie lineari o raccolte, riporta questo movimento al debito con la terra, un trattenere l’essenza ritmica del mondo-cosmo nel passo. E’ come se la danza nella sua essenza si possa dire, in questo caso, un’analisi del camminare riportato al proprio cuore ritmico, esteso poi per allontanamenti progressivi dalle orbite della funzionalità a dimensione della pura presenza, del puro ritmo, corale.

Franco Acquaviva

Ultima modifica il Venerdì, 08 Luglio 2022 22:05

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