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SCHIACCIANOCI (LO) - coreografia Wayne Eagling

Daniel Kraus (Mouse-King) e Skyler Martin (Nutcracker). Foto Laurent Liotardo in "Lo Schiaccianoci" Daniel Kraus (Mouse-King) e Skyler Martin (Nutcracker). Foto Laurent Liotardo in "Lo Schiaccianoci"

Balletto in due atti
Coreografia di Wayne Eagling
Musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Libretto: Toer van Schayk e Wayne Eagling
Scenografie e costumi: Peter Farmer
Luci: David Richardson.
Con: Katja Khaniukova, Joseph Caley, Giorgio Garrett, Junor Souza,
gli Artisti dell’English National Ballet, gli allievi dell’English National Ballet School,
della Tring Park School for the Performing Arts e Central School of Ballet.
English National Ballet Philarmonic. Direttore: Gerry Cornelius
LONDRA, London Coliseum, dall’11 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020

www.Sipario.it, 19 gennaio 2020

Lo Schiaccianoci dell’English National Ballet nel settantesimo anniversario della compagnia

Torniamo, anche quest’anno, a volgere il nostro sguardo critico all’English National Ballet: compagnia che, com’è noto, continua a ricoprire un ruolo di prim’ordine nella cultura ballettistica del West End londinese e nelle principali città del Regno Unito. Riconsideriamo la troupe d’oltremanica nella stagione che segna il settantesimo anniversario della compagnia e, in particolare, nel corso delle recenti holiday celebrations che impongono di rispolverare l’amatissimo Schiaccianoci in una produzione seguita, lo scorso anno, da un pubblico di oltre 50.000 spettatori. Riproporre questo titolo ha un valore storico considerevole: come ricorderanno i più attenti ballettomani il balletto di Čajkovskij ha trovato spazio nel repertorio della compagnia fin dalla fondazione avvenuta nel 1950 allorquando essa fu inaugurata  con la denominazione di London Festival Ballet. 
La versione oggi ripresa è quella firmata nel 2010 da Wayne Eagling e Peter Farmer su un profilo drammaturgico rimodulato da Toer van Schayk e Wayne Eagling che trasferisce il noto racconto natalizio in una frost-dusted Londra edoardiana.
In una delle recite che abbiamo seguito al London Coliseum, teatro di riferimento della compagnia londinese, ad interpretare la piccola protagonista del titolo era Katja Khaniukova. First soloist della troupe, la danzatrice ucraina dona al personaggio una valida esecuzione tecnica, con particolare riferimento al pas de deux del secondo atto  - nei panni della Fata Confetto - e alla nota variazione affidata alla celesta. Al suo fianco il nipote di Drosselmeyer è Joseph Caley, lead principal convincente nel ruolo consegna alla vigorosa tarantella della sua variazione tempra tecnica senza evidenti imprecisioni. 
Se non si impone il discorso coreografico elaborato per la battaglia del primo atto, pregnante è, di converso, la scrittura coreografica pensata per il valzer dei fiocchi di neve che gode di linearità ed equilibrio nel magico winter wonderland concepito da Peter Farmer. Una versione, questa, che ritocca anche il personaggio del Re dei Topi  - qui affidato a Giorgio Garrett - per il quale è prevista un’estensione temporale considerevole: a lui non è riservata la consueta morte nel primo atto ma la sua fine è spostata al secondo atto, poco prima dell’avvio del noto divertissement. In esso è da menzionare la danza russa e la danza araba, i due momenti scenicamente più compiuti della versione qui esaminata.
Uno Schiaccianoci, quello rivisto al London Coliseum, che a ragione, insieme all’amatissima versione del Royal Ballet, si impone per compiutezza nel vasto panorama della programmazione coreutica delle festive season del Covent Garden e ormai diventato appuntamento irrinunciabile per i ferventi ballettomani londinesi. Da menzionare, vieppiù, le attività di formazione ideate per il periodo natalizio con l’obiettivo di garantire l’ottimale fruizione di questa versione dello Schiaccianoci. I creative dance workshops pensati per i gruppi scolastici hanno accompagnato, infatti, le trentadue recite del balletto di Čajkovskij con attività volte a garantire una florida e creative exploration of this wonderful story.
Una compagnia, quella dell’English National Ballet, che continua, dunque, a tutelare l’arte della danza sotto molteplici profili e che apre il suo settantesimo anno di vita in un brand-new building: la scorsa estate, infatti, ha trovato residenza nella new home collocata nell’East London. Un ampio edificio, questo, costruito e progettato appositamente per le esigenze di una grande compagnia di danza e balletto che annovera più di settanta danzatori e che oggi costituisce un tassello irrinunciabile della vasta, seppur recente, cultura coreutica d’oltremanica.

Vito Lentini

Ultima modifica il Domenica, 26 Gennaio 2020 17:46

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