lunedì, 16 settembre, 2019
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RITE OF SPRING - coreografia Yang Liping


"Rite of Spring", coreografia Yang Liping "Rite of Spring", coreografia Yang Liping

World Premiere 19 October 2018, Shanghai International Arts Festival, China
Director & Choreographer Yang Liping
Visual Director Tim Yip
Composers Igor Stravinsky, Xuntian He
Literature Director Gelou Liang
Lighting Consultant Fabiana Piccioli
Projection Design Tobias Gremmler
Rehearsal Directors Zhonghui Gong, Yimeng Li
Performers Da Zhu (Fengwei Zhu), Xiaofan Feng, Maya Jilan Dong,
Yimeng Li, Lu Chengliang, Gloria Ng, Ni Jingxia, Zhao Ying, Ziye Chen,
Han Yuqi, Gao Qi, Wang Yuting, Yue Yue, Zhang Chunyu, Ouyang Jing
Executive Producers Nathan Wang, Jane Yang
Creative Producer Farooq Chaudhry
Technical Producer Sander Loonen
Project Manager Max Ma
Technical Manager John Valente
Sound Engineer Fred Defay
Stage Manager Lara Davidson
Lighting & Stage Zak Macro
Production
Peacock Contemporary
Dance Company
Co-produced with Shanghai International Arts Festival; Sadler's Wells, London; Melbourne
Festival; Brisbane Festival; Stanford Live; Edinburgh International Festival; Chinese Dancers
Association; Beijing Poly Theatre Management Company, China Dancers Association
Londra, Sadler's Wells 10 maggio 2019

www.Sipario.it, 13 maggio 2019

La coreografa cinese Yang Liping il 10 maggio ha portato il suo Rite Of Spring ispirato al buddismo tibetano al Sadler's Wells di Londra. Questo è il secondo lavoro di questa coreografa che non vanta una formazione formale. Con la sua Peacock Contemporary Dance Company Yang Liping ha rivolto in questa occasione la sua attenzione alla Sagra della Primavera, un titolo talmente iconico ed evocativo in occidente da essere una grande sfida, ma anche l'occasione giusta per affinare il suo linguaggio artistico e diventare più conosciuta a livello internazionale, come lei stessa dichiara.
Le versioni classiche di Sagra della Primavera raffigurano una ragazza che viene scelta come vittima sacrificale nell'ambito dei rituali che celebrano l'avvento della primavera. Influenzato dai simboli tibetani e cinesi della natura e della ciclicità della vita e della morte oltre che dall'inevitabilità della rinascita, Yang, che appartiene al gruppo etnico Bai ed è cresciuta tra le montagne dello Yunnan, guarda a questo rituale da una prospettiva diversa.
La coreografia, eseguita da tredici danzatori, si divide in tre parti: Incanto, Sacrificio e Reincarnazione. Al centro, una donna si offre volontaria per la morte sapendo che rinascerà. E' la storia di un viaggio dalla paura e dal dubbio al potere della consapevolezza che deriva dal suo sacrificio. Forse c'è anche un riflesso della carriera stessa dell'autrice, essendo passata dall'estetica tibetana classica ad un'estetica più moderna, che mescola danza e idee contemporanee con tradizioni ancestrali. La sezione centrale utilizza la musica di Stravinsky, mentre la prima e l'ultima sezione sono supportatate da composizioni originali, modellate sulla musica tradizionale tibetana.
Mentre il pubblico entra, sul palcoscenico dodici femmine simili a statue attendono in profonda preghiera, mentre un monaco attende al suo lavoro. Inizia una danza basata su dita e braccia, poi un leone cinese entra sulla scena. Incontra una donna con i capelli fluenti. Dal leone esce una figura maschile e la coppia inizia un intenso duetto che incarna i riti di fertilità associati alla primavera. Si passa alla musica di Stravinsky. Alle prime battute della Sagra le dita ripetono i movimenti iniziali. Le danzatrici, posizionate a una creare linea, spostano il loro peso con ondulazioni corporee, che ricordano un millepiedi. L'assolo della eletta al sacrificio si offre come doveroso pegno della sua comunità legata alla terra. Rientrato in scena il Leone, il momento della gloria culmina in un frenetico vortice che finisce con la morte della fanciulla, divorata dal Leone.
Lo spirito è molto diverso dalle rappresentazioni di questo tema a cui siamo abituati. Non c'è la paura di essere selezionate, le ragazze combattono per essere scelte. Il palcoscenico è un riflesso del modo in cui il popolo buddista tibetano approccia la vita. La danza è ispirata alla vita quotidiana, alla religione e alle danze tradizionali dello Yunnan, C'è molta preghiera nella vita tibetana, estrema concentrazione nelle più semplici azioni quotidiane, quindi attraversare la vita può essere vista come una sorta di allenamento per se stessi, per essere in grado di raggiungere quel livello di vuoto necessario per la meta ultima della non reincarnazione. Questo è evidenziato dalla presenza sulla scena di un monaco tibetano che esegue imperturbabile e incessantemente la la semplice azione di raccogliere e redistribuire ideogrammi cinesi di legno che ricoprono la scena . La coreografa afferma poi che la danza è una forma di comunicazione, che ella usa per esprimere la bellezza meglio che con le parole. Per il suo nuovo lavoro, collabora nuovamente con il designer Oscar Tim Yip, per creare una sceneggiatura unica, tutta giocata sui colori che caratterizzano i chakra, colori che He Xuntian cerca di infondere alla sua musica e di legare con la partitura di Stravinsky:un processo molto impegnativo, solo in pochi punti un po' stridente.


The Chinese choreographer Yang Liping on May 10 brought her Rite Of Spring inspired by Tibetan Buddhism at Sadler's Wells in London. This is the second work of this choreography that does not boast a formal education. With his Peacock Contemporary Dance Company Yang Liping turned his attention to the Rite Of Spring on this occasion, an iconic and evocative title in the West to be a great challenge, but also the right occasion to refine his artistic language and become best known internationally, as she herself states.
The classic versions of Rite Of Spring depict a girl who is chosen as a sacrificial victim in the rites that celebrate the advent of spring. Influenced by the Tibetan and Chinese symbols of nature and the cyclical nature of life and death as well as by the inevitability of rebirth, Yang, who belongs to the Bai ethnic group and grew up in the Yunnan mountains, looks at this ritual from a different perspective.
The choreography, performed by thirteen dancers, is divided into three parts: Enchantment, Sacrifice and Reincarnation. At the center, a woman volunteers for death knowing that she will be reborn. It is the story of a journey of fear and doubt to the power of awareness that comes from his sacrifice. Perhaps it is also a reflection of the author's career, having passed from classical Tibetan aesthetics to a more modern aesthetic, which mixes dance and contemporary ideas with ancestral traditions. The central section uses the music of Stravinsky, while the first and last sections are supported by original compositions, modeled on traditional Tibetan music.
As the audience enters, on the stage twelve females, similar to statues, await in deep prayer, while a monk participates in his work. The dance start performed by hands and arms, then a Chinese lion enters the scene. It meets a woman with flowing hair. A male figure emerges from the lion and the couple begins an intense duet that embodies the fertility rites associated with spring. Then the music of Stravinsky starts. At the beginning of the Rite the fingers repeat the initial movements. The dancers position themselves at a line, shift their weight swinging the bodies, similar to a centipede. The solo of the elected to sacrifice offers herself a pledge of her community linked to the land. Then the Lion returns to the scene, the moment of glory culminates in a frantic vortex that ends with the death of the girl, devoured by the Lion.
The spirit is very different from the representations of this the time to which we are accustomed. The girls are not afraid of being selected, they fight to be chosen. The stage is a reflection of the way in which the Tibetan Buddhist people approach life. Dance is inspired by everyday life, in the same way as traditional Yunnan dances, so crossing life can be a sort of training for oneself, to be able to reach that level of emptiness necessary for the ultimate goal of non-reincarnation. This is evident from the Tibetan monk on the scene performing unperturbed and incessantly the simple action of gathering and redistributing Chinese wooden ideograms, that cover the scene. The choreographer says that for her dance is a form of communication, which is better than words. For this work she renewed her collaboration with the designer Oscar Tim Yip, to create a unique script, all played on the colors that correspond to chakras, colors that He Xuntian tries to instill in his music and to tie with the score of Stravinsky: a process very demanding, only in a few points a bit jarring.

Giulia Clai

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Maggio 2019 07:35

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