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JOHN - ideato e diretto da Lloyd Newson

"John" - ideato e diretto da Lloyd Newson "John" - ideato e diretto da Lloyd Newson

ideato e diretto da: Lloyd Newson

creative associate: Hannes Langolf

danzatori: Taylor Benjamin, Lee Boggess, Gabriel Castillo, Ian Garside, Ermira Goro, Garth Johnson, Hannes Langolf, Vivien Wood, Andi Xhuma
Festival Equilibrio, Auditorium Parco della Musica, Roma, 14 febbraio 2015

www.Sipario.it, 21 febbraio 2015

I ritmi del tempo

Quella di John è una storia vera che ha come sfondo la Gran Bretagna di oggi, ma è venata di quelle sfumature di tragico che ricordano i miti della Grecia antica. Tutto accade nella prima parte di questo John, ultimo geniale spettacolo dei DV8 Physical Theatre, che prende il nome dal suo protagonista.
Due muri si intersecano su una piattaforma roteante a creare quattro ambienti, le quattro stanze di una casa proletaria che il giovane protagonista condivide con la madre, il padre e i suoi tre fratelli. L'attore che lo interpreta racconta gli eventi della vita del suo personaggio con tono monocorde e accento marcato. Intanto la scena gira, mostrandoci le situazioni narrate che si svolgono ora in una stanza ora nell'altra.
Vent'anni di una vita densa di avvenimenti e personaggi si dispiegano sulla scena in poco più di trenta minuti. Il ritmo è ben scandito, rapido, ma attenuato dall'intonazione piana del protagonista e dal roteare fluido delle scene. Siamo intorno al trentacinquesimo minuto, quando lo spettacolo però si arresta di colpo. Dopo aver assistito a suicidi, violenze e incesti, dopo essere entrati e usciti dalla tossicodipendenza con i nostri personaggi, dopo i cambi di partner, la nascita di un figlio, la morte di una compagna, dopo essere diventati obesi e aver perso cinquanta chili in un anno, dopo aver fatto avanti e indietro dal carcere, entriamo in una sauna gay da cui usciremo solo mezz'ora dopo con l'impressione che per mezz'ora nulla sia realmente accaduto.
Il ritmo, finora frenetico, si dilata fino a diventare un non-tempo: dalla fitta cronologia che è il racconto del passato in cui il tempo si accorcia nell'accavallarsi degli anni, come i granelli in una clessidra, passiamo al racconto del presente in cui il tempo si distende e non si riesce a distinguere gli eventi. Dal computo degli anni a quello dei minuti, delle ore, dei giorni. Fra poco anche il presente diventerà passato ed entrerà nel tempo veloce della cronologia. Ma questo non lo vediamo in John: entrando nella seconda parte dello spettacolo, accediamo a un presente da cui non usciremo, così come non usciamo dalla sauna gay. Qui incontriamo numerosi uomini e ognuno di loro racconta la propria esperienza, la sua idea a proposito dell'omosessualità, dell'HIV, della vita. Il tempo si dilata anche perché si allarga lo spazio del racconto che, seppur chiuso nelle stanze dell'Hammam, si moltiplica nelle voci dei personaggi che lo abitano. Per un lungo tratto del racconto John sembra eclissarsi e confondersi con gli altri nuovi protagonisti con cui condivide la scena. Lo spettacolo si fa corale. Solo sul finire recupererà il proprio ruolo di protagonista e, attraverso la sua vera voce registrata, ci racconterà il suo presente che è attesa e speranza, non fatti e avvenimenti. Attesa di incontrare un uomo con cui condividere non solo la vita, ma anche i pensieri. Speranza che questo avvenga.
Oltre alla trama e all'impianto generale dello spettacolo, anche lo stile attoriale e registico sono fortemente interessanti. Lloyd Newson di ogni scena individua il sentimento dominante e lo trasforma in movimento. Quel movimento poi, riecheggia, si amplifica e declina nei corpi flessuosi e disponibili degli interpreti, segnando la marca stilistica di ogni sequenza. È come se, passando da un momento a un altro della narrazione, cambiassero non solo il discorso e i messaggi, ma lingua stessa dei corpi. Molto più di un esercizio di stile, un'acuminata ricerca espressiva che fa di questo John uno spettacolo molto più che riuscito.

Bruna Monaco

Ultima modifica il Domenica, 22 Febbraio 2015 09:01

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