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GISELLE - coreografia Jean Coralli e Jules Perrot

Giselle Giselle Petra Conti e Eris Nezha

Balletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier
Coreografia: Jean Coralli e Jules Perrot; ripresa coreografica: Yvette Chauviré
Musica: Adolphe Adam; Direttore: Alessandro Ferrari
Scene e costumi: Aleksandr Benois rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli
Con: Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Petra Conti, Eris Nezha, Lusymay Di Stefano, Antonino Sutera, Claudio Coviello e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.
Orchestra dell'Accademia del Teatro alla Scala.
Milano, Teatro alla Scala, dal 26 aprile al 4 maggio 2013

www.Sipario.it, 30 aprile 2013
L'inviolabile sensibilità romantica di Giselle

Un entusiasmo mai assopito ma incessantemente rinvigorito accompagna ogni appassionato di balletto quando si appresta a contemplare questo titolo del 1841. Ogni volta Giselle ci regala la preziosa opportunità di tornare ad ammirare le sue perfezioni coreografiche come riesumate da quella tomba che resta pur sempre l'amato e tragico destino dell'inviolabile protagonista. Un legame profondo e inscindibile ci lega a colei che estrinseca una specifica connotazione amorosa che mai ci appare lontana e ancor più quando è restituita con fresche modalità interpretative.
Questo è quello che abbiamo visto nella seconda rappresentazione scaligera del balletto di Adolphe Adam e nella Giselle di Petra Conti, Prima ballerina del Teatro alla Scala. Nel primo atto disegna un ruolo che è capace di diversificare incessantemente in funzione dei continui risvolti del soggetto. Tecnicamente precisa e attraversata da preziosa ingenuità, convince anche nella scena della follia: oscillando fra ricordi e deliri, il terrore si dipinge nei suoi occhi affinché irrompa provocando la morte.
Al suo fianco Eris Nezha nei panni di Albrecht adotta un registro che sembra prediligere misurati slanci emotivi coniugati con validi esiti tecnici.
Nell'agreste ambientazione del primo atto le graziose evoluzioni coreografiche del passo a due dei contadini, qui affidato al potente vigore fisico di Federico Fresi e alla delicata vivacità di Vittoria Valerio, completano i sincronici dinamismi del corpo di ballo.
Il secondo atto è il regno delle Villi, delle loro sfortunate vicende d'amore e della sconfinata passione per la danza. È strabiliante rilevare come in questo atto le eccellenti vette coreografiche rendono visivamente le ben note descrizioni di Heinrich Heine su queste danzatrici notturne e sui nefasti incontri maschili: "guai al giovane che si trova sul loro cammino! è costretto a danzare con loro; esse lo circondano con frenetico desiderio, ed egli balla con loro fino a cadere morto". È esattamente ciò che accade nel primo e ultimo incontro con Hilarion, il guardacaccia innamorato di Giselle, qui interpretato da Alessandro Grillo: egli ci ha consegnato un ruolo che trova compimento nell'orrore dello scontro con l'immaterialità.
Un uomo alla ricerca di ciò che non si può raggiungere è anche la cifra interpretativa che definisce alcuni aspetti del ruolo di Albrecht nel secondo atto, sebbene esso sia attraversato da un diverso destino grazie all'implorante Giselle. Eris Nezha anche in questo momento non delude concedendo ampio sfogo al lacerante dolore che lo attanaglia e sorprendendo considerevolmente nei potentissimi entrechats six della coda.
In questa seconda ambientazione del balletto Petra Conti conquista quella espressività che abbraccia la prospettiva dell'amore mai scalfito dall'inganno ma sotteso di purezza d'animo.
I gelidi sviluppi di questo atto, intimamente legati alla portentosa suggestività del paesaggio notturno, sono resi dagli ineccepibili snodi coreografici del corpo di ballo scaligero che risulta tecnicamente preciso. Sofia Rosolini è una candida Myrtha, così come piacciono molto anche Beatrice Carbone e Vittoria Valerio che, insieme alle ventiquattro Villi, trovano ispirazione in questo frutto del romanticismo e nella creatività di Jean Coralli.
La musica di Adolphe Adam, eseguita dall'Orchestra dell'Accademia del Teatro alla Scala diretta da Alessandro Ferrari, modula perfettamente i due diversi piani del balletto offrendoci chiare caratterizzazioni bipolari.
I riscontri positivi che hanno impreziosito questo titolo fin dalla prima parigina, senza dubbio possono essere ribaditi anche nel caso di tale superba versione scaligera. Frequentemente riproposta, questa Giselle apre i sentieri di quella radura notturna che svela il fulcro del balletto e presso la quale attingere estatiche ammirazioni.

Vito Lentini

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 07:53
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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