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GISELLE - coreografia Jean Coralli e Jules Perrot

Giselle Giselle Coreografia Jean Coralli e Jules Perrot

musica: Adolphe Adam
coreografia: Jean Coralli e Jules Perrot
ripresa coreografica: Yvette Chauviré
direttore: Paul Connelly
scene e costumi: Aleksandr Benois
rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli
con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle
Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala
Milano, Teatro alla Scala, dal 3 al 14 novembre 2009

Corriere della Sera, 6 novembre 2009
Avvenire, 5 novembre 2009
Una «vecchia» Giselle per due giovani promesse

Il ritorno alla Scala di «Giselle», nella storica scenografia (oltre mezzo secolo di vita) di Alessandro Benois e nella coreografia di Yvette Chauviré, si articola su un doppio binario. Da un lato la «coppia regina» Svetlana Zakharova - Roberto Bolle, dall' altro l' ingresso di giovani ai quali viene data - fortunatamente - una occasione importante per farsi conoscere. Scontato il successo, alla prima, di Bolle e della Zakharova. Per la coppia della seconda, la giovane Petra Conti e Eris Nezha, si trattava di scoprire una realtà nuova, in un clima di attesa inedito. Petra Conti ha qualità notevoli, si presenta con eleganza e stile, è una «Giselle» molto apprezzabile, per tecnica e musicalità, capace di superare l' inevitabile trac del debutto scaligero. Ma è giusto notare che deve ancora affinare il talento drammatico, ed essere più sciolta nelle braccia: è un lavoro di rifinitura essenziale per chi, come lei, ha voglia di emergere. Lo stesso vale per Nezha, capace di cose egregie e forti proprio nell' atto delle Villi (così ben eseguito dal gruppo femminile) e al tempo stesso meno danseur noble del previsto, nelle zone morte in cui guarda, e non balla. I due giovani sono stati premiati dal pubblico, in una serata scoordinata nel primo atto del villaggio e musicalmente incerta nei tempi malgrado l' esperienza di Paul Connelly. Ma un'edizione così vecchia e banale - nel finale, con un pò di fumo, il principe è inginocchiato davanti alla tomba e Giselle sprofonda in una botola! - è difficile da gestire. Anche la gestualità ottocentesca è da rivedere, e le entrate dei protagonisti. Abbiamo dimenticato le riforme di Nureyev, vero uragano nel grande mantello nero?

Mario Pasi

Zakharova e Bolle, Giselle da sogno

Subito, sin dall’inizio, si intuisce che sarà una serata ricca di emozioni. Una serata trionfale. Dal momento in cui dalla fiabesca casetta al margine del bosco sbuca Svetlana Zakharova (per lei saranno continue ovazioni). E la sua Giselle dopo essersi guardata intorno un po’ smarrita, inizia quel suo danzare che emana continui sortilegi.Raffinatezze sconosciute. Pochi minuti e poi ecco, dopo un attimo di titubanza, la felicità ad apparire nei suoi occhi quando questi incontrano quelli di Loys/Albrecht che altri non è che un fascinoso Roberto Bolle in pieno splendore interpretativo. Insieme appaiono una coppia così perfetta così magnifica che per due ore non si avranno occhi che per loro. E dire che si va spesso ripetendo che non se ne può più di questo balletto fra i più conosciuti e rappresentati, adatto a riempire vuoti creativi (dalla Scala vi mancava da pochi anni, dalla stagione del 2004-2005). Ma quando sulla scena ci sono due fuori classe di tale portata ogni remora cade. E si torna a gioire e a subire la seduzione di questo chef d’ouvre la cui vicenda sarà sì usurata e lontana da noi anni luci e la musica di Adam non ha certo lo smalto e la seduzione di certe partiture di Caicovskij, ma che però continua a riservare sorprese. Anche in questa occasione in cui si riprende la versione di Yvette Chauviré che offre varianti nei passi ma segue fedele il tracciato narrativo originale: quel racconto che nasce sereno e poi volge al tragico. La storia di una fanciulla che muore per amore e poi viene trasformata in un’eterea villi. Giselle, giova ripeterlo?, è l’espressione più alta e più pura del romanticismo coreutico. Ma torniamo ai protagonisti. Conquista la Zakharova perché danza con una precisione e pulizia, e una leggerezza, davvero abbacinanti. Quanto a Bolle la sua presenza è altrettanto imponente e il suo danzare è morbido e potente. Il suo Albrecht a entrare nella categoria dei grandi.

Domenico Rigotti

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 07:55
La Redazione

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