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FILLE MAL GARDÉE (LA) - coreografia Frederick Ashton

"La Fille mal gardée", coreografia Frederick Ashton. Foto Bill Cooper "La Fille mal gardée", coreografia Frederick Ashton. Foto Bill Cooper

Balletto in tre atti.
Coreografia di Frederick Ashton
Musica di Ferdinand Hérold liberamente adattata e arrangiata da John Lanchbery.
Libretto: Jean Dauberval
Scene: Osbert Lancaster
Luci: Peter Teigen.
Con: Kit Holder, Samara Downs, Yasuo Atsuji, Rory Mackay, Tzu-Chao Chou
e gli artisti del Birmingham Royal Ballet.
Royal Ballet Sinfonia. Direttore: Paul Murphy.
LONDRA, Sadler's Wells Theatre, dal 1° al 3 novembre 2018

www.Sipario.it, 13 novembre 2018

"Le passioni strapparono le prime voci", La Fille mal gardée del Birmingham Royal Ballet

Nel mese in cui la Francia conobbe il preludio di epocali stravolgimenti sociali e politici, al Grand Théâtre de Bordeaux andava in scena uno dei più antichi balletti rimasto nel repertorio: era il 1° luglio 1789 e vedeva la luce La fille mal gardée. Il balletto dell'epoca della Rivoluzione francese aprì il sentiero ad un soggetto affrancato dal pregresso corso storico prediligendo, di converso, la realtà quotidiana della vita campestre nell'alveo di quel milieu rivoluzionario che sembrò velatamente riecheggiare nei tratti peculiari di questa commedia danzata. A due anni dalla prima bordolese il titolo giunse a Londra dando avvio ad un lunghissimo periodo di rimaneggiamenti, plurime versioni musicali e coreografiche, nuove produzioni. Fra esse si annovera la creazione di Frederick Ashton del 1960 per il Royal Ballet; divenuta l'edizione di riferimento per i successivi avvicendamenti storici, essa si avvalse dell'orchestrazione di John Lanchbery. Alle prese con un vasto mosaico di tradizioni musicali pregresse sedimentatesi sul titolo e ascrivibili alle firme di Ferdinand Hérold, Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti, il direttore e compositore inglese non tralasciò taluni stralci della prima edizione settecentesca interpolati con brani di proprio pugno.
Alla prima mondiale londinese seguì la rappresentazione, due anni dopo, con la Royal Ballet Touring Company - troupe che nel 1990 avrebbe assunto la definitiva denominazione di Birmingham Royal Ballet - presso il Bristol Hippodrome e diretta dallo stesso Lanchbery. Su tale tradizione si inserisce, oggi, la nostra analisi in occasione della tournée londinese della compagnia "sorella" del Royal Ballet in scena proprio con La fille mal gardée.
Una vivace, brillante e ammiccante versione che al primigenio gusto francese aggiunge l'irresistibile humor inglese riflesso nell'immagine idealizzata della vita bucolica presentata dal balletto. Un trama lineare, essenziale, giocata intorno all'amore di Lise e Colas e inscritta in un linguaggio coreografico mirabilmente elaborato da Sir Ashton e nel quale sono ravvisabili stralci di plurime tradizioni mai affrancate dalla coerente caratterizzazione dei personaggi. Fra essi si staglia il ruolo en travesti della vedova Simone affidato al soloist Kit Holder - abilissimo nell'armonizzare la determinazione, la goffaggine e la comicità del personaggio -, come pure lo stupidotto Alain del Principal Tzu-Chao Chou risolutamente convincente nei tratti caricaturali inscritti nei segmenti coreografici.
Samara Downs - Principal dal 2016 - veste i panni di Lise consegnando un personaggio tecnicamente corretto quantunque talvolta privo, nel primo atto, di accurata ricercatezza nel port de bras e nella minuta tessitura affidata al lavoro sulle punte: aspetti, questi, che guadagnano affinamento nel secondo e terzo atto parimenti ad una meticolosa interpretazione in dialogo fra schiettezza e amabile grazia. Il suo Colas è Yasuo Atsuji, anch'egli Principal, disinvolto nell'incorniciare la gaiezza del personaggio in un rilievo tecnico che palesa salti poderosi e giri da migliorare. Gradevolissimo il gioco coreografico che ambedue consegnano nel secondo atto, in quel pas de deux che giova del grazioso intreccio dei nastri rosa affidati al corpo di ballo, e nel poetico dialogo mimico del terzo atto: preludio, questo, del delicatissimo pas de deux conclusivo qui riproposto nella cornice della lievità e della purezza nel duplice dominio tecnico ed interpretativo. Questa nostra prima analisi della compagnia inglese è segnata, altresì, dalla piacevole scoperta di un corpo di ballo dalle tinte smaglianti capace di svelare disinvoltamente le armoniche potenzialità del balletto classico.
Una commedia festosa, quella del Birmingham Royal Ballet, che ha il merito, quindi, di trasferire nell'arte coreutica la naturalezza e l'atavico riferimento ad uno "stato di natura" che in Jean-Jacques Rousseau, com'è noto, trovò quella proficua teorizzazione situata in bilico tra illuminismo e romanticismo. Un recupero di sentimenti, senso della giustizia, schiettezza, amore ed autenticità ascrivibili alla natura umana e riproposti in questo antico titolo del repertorio coreico che sembra portare in scena le parole del controverso pensatore ginevrino affidate al Saggio sull'origine delle lingue: "si deve credere che i bisogni dettarono i primi gesti e le passioni strapparono le prime voci".

Vito Lentini

Ultima modifica il Martedì, 13 Novembre 2018 18:25

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