venerdì, 10 aprile, 2020
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EXCELSIOR - coreografia Ugo Dell'Ara

"Excelsior" coreografia Ugo Dell'Ara "Excelsior" coreografia Ugo Dell'Ara

Azione coreografica, storica, allegorica, fantastica in due parti e undici quadri di Luigi Manzotti.
Coreografia di Ugo Dell'Ara. Regia di Filippo Crivelli.
Musica di Romualdo Marenco. Revisione musicale di Fiorenzo Carpi e Bruno Nicolai. Scene e Costumi di Giulio Coltellacci. Luci di Marco Filibeck.
Con: Alina Somova, Federico Bonelli, Marta Romagna, Mick Zeni, Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Virna Toppi, Massimo Garon, Nicola Del Freo, Antonia Chapkina, Marco Agostino, Vittoria Valerio, Antonino Sutera, Christian Fagetti, Federico Fresi, Angelo Greco
il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev
e gli Allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri
Produzione Teatro alla Scala. Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore: David Coleman
MILANO, Teatro alla Scala, dall'11 al 25 luglio 2015

www.Sipario.it, 5 agosto 2015

Il fascino d'antan del balletto italiano

Il pregiudiziale incedere che non di rado aleggia sugli sviluppi della conoscenza trova fertile approdo allorquando la cornice delle presupposizioni e precomprensioni incontra i prolifici territori del mutamento, dei nuovi progetti di senso e dell'autentica apertura all'oggetto da comprendere. Un compito gravoso, questo, che è il prezioso lascito dell'ermeneutica e che vale la pena rispolverare per avvicinare, secondo la validità razionale, un balletto che ad ogni alzata di sipario quasi inevitabilmente infiamma le discussioni di critici e ballettomani divisi fra plurime - e spesso discordanti - letture del "ballo grande" italiano: l'Excelsior!
Lo sguardo fisso e penetrante sull'opera da conoscere - con echi della riflessione ermeneutica - consente di guardare Excelsior con le interpretazioni consegnate dalla storia ma fruttuosamente aperte a cogliere ed apprezzare la feconda diversità che segna questo titolo del ballo italiano. Mediante questo approccio che vive nell'imprescindibile necessità di lasciar "parlare" lo spettacolo si potrà comprendere come "il ridicolo dell'Excelsior esiste solo per chi si rifiuta di partecipare a un'ilarità insaporita dagli effluvi spontanei, non filtrati, di un'epoca" come scrisse Fedele D'Amico nel 1967 in "La fiera letteraria".
Una novità e una alterità, come si diceva, che risiedono primariamente nell'intento di condurre sulla scena coreutica italiana dell'Ottocento le idee di progresso, scienza, civiltà e invenzione cristallizzate, com'è noto, nelle epocali conquiste che scandirono i movimenti nel tempo di quel secolo: il primo battello a vapore, l'invenzione della pila, il Canale di Suez, il traforo del Cenisio.
Una storia, quella di Excelsior, che ebbe inizio al Teatro alla Scala nel gennaio del 1881 - anno in cui a Milano si tenne l'Esposizione Nazionale - e scandita da un vertiginoso successo che consentì al balletto di Luigi Manzotti di annoverare più di cento repliche in dieci mesi. Le rappresentazioni scaligere degli anni seguenti e le numerose tournée all'estero decretarono un trionfo storico nelle vicende dello spettacolo di danza italiano.
Sono sufficienti questi brevi riferimenti per avvalorare l'idea che Filippo Crivelli - regista della seconda versione di Excelsior presentata nel 1967 al XXX Maggio Musicale Fiorentino - affida alla recente intervista di Marinella Guatterini pubblicata nel programma di sala del teatro milanese in occasione dell'ultima ripresa del balletto che il Teatro alla Scala ha sapientemente programmato in concomitanza con l'attuale Esposizione Universale: "La particolarità di questo nuovo debutto - dichiara il regista - sta nel fatto che nessuno l'ha provocato; è stato automatico riprenderlo nell'anno di un'altra Esposizione italiana. Si tratta di un aggancio pertinente, appropriato anche per il pubblico internazionale".
Si è così rispolverata e mostrata al mondo, ancora una volta, l'originalità e preziosità di un'opera che sulle punte ripercorre affondi storici di rilievo in funzione dell'obiettivo cardinale del balletto: presentare "la titanica lotta sostenuta dal Progresso contro il Regresso" come epigraficamente dichiarato da Luigi Manzotti, autore del libretto e della coreografia del 1881. Un fascino tutto italiano, quello di Excelsior, tornato sul palco del Piermarini, nella storica versione firmata da Dell'Ara, Crivelli, Carpi, Nicolai e Coltellacci, dopo gli ultimi successi delle repliche del 2012 e della tournée al Teatro Bolshoi di Mosca nell'ambito del protocollo di scambi culturali tra il Teatro alla Scala e il Teatro Bolshoi e dell'anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e lingua russa in Italia.
Per nove recite la Scala ha apportato il suo primo contributo coreutico alla programmazione specificamente pensata per Expo con un titolo, quindi, che costituisce un riferimento principe della cultura italiana.

Nelle tre rappresentazioni d'apertura siamo tornati a riscoprire l'artista ospite del Mariinsky Theatre Alina Somova che per la seconda volta indossa i gloriosi panni della Civiltà. Ruolo solenne e indissolubilmente legato agli umani fervori che segnarono gli assetti relazionali fra i popoli della terra e che rivive nella risolutezza tecnica e nella sobria eleganza dell'artista russa. La limpidezza e briosità del movimento conferito al ruolo riconfermano le prime impressioni che questa volta guadagnano spazio nell'inedita e gradevole partnership con Federico Bonelli, Principal del Royal Ballet assente dalle scene scaligere da otto anni. Con un nitido squadernamento tecnico che percorre gli emblematici virtuosismi della danza maschile il suo Schiavo giova considerevolmente di gradevole e virile raffinatezza.
L'ispido dialogo che caratterizza la relazionalità della Luce e dell'Oscurantismo rivive grazie a due artisti scaligeri che conoscono bene le delicate e vigorose estrinsecazioni tecniche ed interpretative dei due ruoli primari del balletto. Una dicotomica alternanza, quella della Luce e dell'Oscurantismo, che con Marta Romagna e Mick Zeni riporta sulla scena la proverbiale sconfitta del regresso e la maestosa vittoria della Luce mediante una danza che in itinere si disvela con linearità.

Nella sesta rappresentazione un debutto degno di nota che palesa fin dai primi momenti spontaneità, grazia e soavità nei candidi panni della Civiltà è quello di Vittoria Valerio. Equilibri delicati, linee morbide e accuratezza tecnica tratteggiano la sua danza ed in particolare il tenero e singolare passo a cinque del secondo atto condiviso, com'è noto, con un cinese, un turco, uno spagnolo ed un inglese: pennellature segnate da cristallina e moderata briosità coreutica e musicale. Al suo fianco i vivaci guizzi di Antonino Sutera regalano un esempio di bilaterale e originale sviluppo attraversato da piglio disinvolto e fine leggiadria.
I tenebrosi territori del ruolo dell'Oscurantismo li abbiamo scorti nella portentosa incisività di Christian Fagetti: in una pregevole fusione di precisione tecnica e teatralità il ballerino scaligero coglie i precipui domini del personaggio.

Nell'ultima rappresentazione siamo tornati ad apprezzare il giovanissimo Angelo Greco che ha già piacevolmente stupito in alcuni cardinali ruoli del repertorio classico e che qui sembra trovare terreno fertile d'espressione proprio in quegli apicali, impegnativi ed esemplari virtuosismi della danza maschile che egli restituisce con preponderante vitalità nell'incontro con il tronfio assetto musicale. Gradevolissima e convincente la partnership con Vittoria Valerio modulata con fervore fino alla sontuosa festosità dell'apoteosi.

Con questi rilievi si chiude ancora una volta il sipario sul maestoso "ballo all'italiana" che ha il rilevante merito di portare sulla scena quell'imprescindibile corso storico dell'umano segnato, talvolta, da portentose conquiste capaci di spalancare sentieri impensati. Il simbolico e trascinante galop finale chiude, quindi, questa nona ripresa scaligera della seconda versione di Excelsior mediante quel tripudio di bandiere che assurge ad auspicio per la fratellanza fra i popoli.

Vito Lentini

Ultima modifica il Domenica, 09 Agosto 2015 02:00

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