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EAU - coreografia Carolyn Carlson con la complicità dei ballerini

Eau Eau Coreografia

coreografia: Carolyn Carlson con la complicità dei ballerini, musica originale: Joby Talbot
con Amina Amici, Chinatsu Kosakatani, Isida Micani, Chiara Michelini, Sara Orselli, Sonia Rocha, Jacky Berger, Yoann Boyer, Alan Brooks, Kevin Bruneel, Yutaka Nakata, Yohann TT
costumi: Lina Wu Ta-Jung per Self respect, Chrystel Zingiro e Manue Piat, testo: Carolyn Carlson e Alan Brooks
ParmaDanza 2008 - Prima nazionale
Parma, Teatro Regio, 22 e 23 maggio 2008

Il Manifesto, 1 giugno 2008
«Eau», sorella acqua antidoto alla catastrofe

«Una filosofia esistenziale della creazione e della distruzione/ I suoi occhi di oceani e di fiumi e di torrenti/ I suoi bicchieri di richiami e di piogge/ Le sue nubi gravide di grida. Mappe astrali della melanconia e della sconfessione/ Della convergenza la diafana trasparenza/ Dolore e risa dell'uomo/ Inquinatore intoccabile e peccatore». Carolyn Carlson sceglie la poesia per introdurci nel mondo fluttuante, immaginifico, della sua ultima creazione, Eau. Uno spettacolo ricco per qualità della scrittura coreografica, strutturazione del montaggio, relazione tra musica, danza e proiezioni visive. Uno dei grandi titoli della danzatrice, coreografa, pedagoga, dal 2004 alla testa in Francia del Centre Chorégraphique National Roubaix Nord - Pas de Calais dove ha rifondato con la sua inconfondibile energia creativa una nuova compagnia. Un ottimo gruppo di danzatori, come si è visto con Eau al teatro Regio di Parma, dove lo spettacolo ha debuttato in esclusiva nazionale dopo la prima a Lille.
Carlson si è ispirata a L'eau et les rêves di Gaston Bachelard per costruire questo spettacolo in cinque parti che scorrono una dentro nell'altra in un abbraccio all'elemento naturale del titolo: acqua originaria, acque profonde, acqua violenta, catastrofe ecologica, acqua lustrale. Un viaggio visionario sostenuto anche dalle proiezioni color seppia di Alain Fleischer, frammenti che hanno il sapore di vecchi cinegiornali e che pure ci parlano dell'oggi con quel colore spento, inquinato. Scorrono su fondali che sembrano vele, mentre davanti, sulla scena, a destra c'è una piscina bassa dove tuffarsi, purificarsi, forse rinascere.
La danza si immerge nel trasformismo delle qualità del movimento. Carlson lavora su quadri che si aprono e si dissolvono, su figure potenti. Ecco la donna nuda che rotola nell'acqua, avvolta in un involucro di plastica bianca, idealmente ricollegabile per contrasto al corpo femminile che appare in un grande cono di plastica trasparente, disceso dal graticcio, a racchiuderla: immagine che ci riporta a quel «danzare in una verticale di luce» di cui Carlson è icona. Ecco la donna in rosso, novella Ofelia. Contrasti tra movimenti fluidi e gesti spezzati, gruppi di danzatori che si muovono come in un film bloccato di continuo per secondi di fermo-immagine, corpi/anime che viaggiano a scatti intrappolati da un gesto percussivo, per poi distendersi in sequenze dalle linee generose.
«L'acqua è dappertutto», dice Alan Brooks, danzatore/attore che firma con Carolyn i testi che scandiscono lo spettacolo, dandone i tempi, il ritmo, introducendo o commentando a posteriori quello che accade o portandoci altrove con piccole storie. «Avete visto l'oceano», avverte imperturbabile dopo il quadro travolgente dei maschi in camicia bianca, una danza che investe e devasta, come un boato ribollente sotto onde turbinose. E poi c'è la figura in bianco, la donna fatta piangere per ricordarsi del sale, sale delle lacrime, sale del mare, dolore che trascina il corpo giù verso la gravità, verso il centro della terra. Carlson è maestra nel consegnarci una «ecology of the stage», nel trasformare lo spazio scenico in una bolla che riflette senza didascalia, per intuizioni, l'universo di cui facciamo parte. Impressione sostenuta dalla musica originale, evocativa e materica dell'inglese Joby Talbot, eseguita a Parma dai Solisti del teatro guidati dal direttore Christopher Austin in un mix sofisticato tra parti registrate e interventi dal vivo per percussioni, celesta, pianoforte e arpa.
Tra i dodici danzatori della compagnia francese, da citare per presenza e interpretazione le italiane Amina Amici e Sara Orselli: ci ricordano ancora una volta la relazione potente che Carlson ha con la danza del nostro paese dagli anni Ottanta fino all'esperienza importante a cavallo del 2000 dell'Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia. Intanto si sappia che Carlson sta preparando un pezzo che già sulla carta è un evento: la rinascita del suo storico assolo Blue Lady nell'interpretazione dell'ipnotico danzatore finlandese Tero Saarinen. Debutto a settembre a Lione, in Italia la prossima stagione.

Francesca Pedroni

Ultima modifica il Venerdì, 11 Ottobre 2013 12:19
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