concetto e direzione di Alessandra Paoletti & Damiano Ottavio Bigi
con Damiano Ottavio Bigi e Lukasz Przytarski
collaborazione al disegno luci di Evina Vassilakopoulou, Amador Artiga Tuset e David Blouin
composizione e progettazione sonora di David Blouin
coproduzione TorinoDanzaFestival, One Dance Week Festival, Plovdiv, Compagnia Simona Bucci/Degli istanti
al teatro Ponchielli, Cremona, 17 dicembre 2022
Immaginate un foglio bianco su cui la mano libera disegna schizzi, facendosi guidare da una sorta di meccanismo quasi automatico, in un intrecciarsi di traiettorie e di segni più o meno marcati. Ecco Un discreto protagonista è forse quel foglio che per distrazione, per noia, per necessità si riempie di segni che dialogano col bianco della carta, che ne definiscono l’immensità e al tempo stesso ne sono prigionieri. La coreografia di Alessandra Paoletti e Damiano Ottavio Bigi è un tratto grafico che va, tentando direzioni, cercando il bandolo di una matassa o di un’ispirazione che non trova un suo inizio, che a tratti si attorciglia su sé stessa così come certe volute che fa la biro quando annoiati si scarabocchia. Eppure in tutto questo i corpi di Damiano Ottavio Bigi e soprattutto di Lukasz Przytarski hanno una loro efficacia nel dialogo che intessono fra loro: un riflettersi l’uno nell’altro, un esperire la figura dell’altro e del doppio, un rincorrersi, prendersi per poi lasciarsi, guidare il percorso per poi smarrirsi, cercare di uscire da quello spazio per lenire l’angoscia di un tempo che non passa. Un discreto protagonista nelle note coreografiche fornisce gli estremi di un lavoro sul vuoto, forse sul doppio… ma quanto si legge non corrisponde con quanto si vede, anzi ne è una spiegazione tanto pretestuosa, quanto lo spettacolo sa avere momenti di insopportabile noia e lentezza. Eppure il segno coreografico non dispiace, ha una sua pulizia compositiva che appaga l’occhio, i due interpreti sono in sintonia. Przytarski ha una maggiore precisione e incisività di Bigi, l’uno è più graffiante, rigido e preciso, netto nel movimento, l’altro appare più morbido, meno energico, più accomodante. Non si vuole esprimere un giudizio di valore, ma costatare come l’occhio riceve le differenze dei due danzatori. Tutto questo funzionerebbe se non trovasse una sua compiaciuta ripetitività che finisce col rendere Un discreto protagonista un lavoro interessante, ma non risolto, capace di suscitare tanta curiosità, quanta delusione nelle cadute di ritmo e intensità che qua e là costruiscono e rendono assordante il vuoto di cui lo spettacolo vorrebbe occuparsi. Peccato, ma alla fin fine Un discreto protagonista resta in mente ed è anche questo un risultato, a suo modo.
Nicola Arrigoni