domenica, 26 gennaio, 2020
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CENERENTOLA - coreografia David Bintley

"Cenerentola", coreografie David Bintley. Foto Yohan Terraza "Cenerentola", coreografie David Bintley. Foto Yohan Terraza

Balletto in tre atti.
Coreografia e messa in scena di David Bintley
Musica di Sergej Prokofiev

Scene e costumi: John Macfarlane. Luci: David A. Finn realizzate da Peter Teigen.
Balletto rimontato da Patricia Tierney e Denis Bonner sulla base della notazione Benesh (2010).
Con: Sara Renda, Riku Ota, Marini da Silva Vianna, Joseph Caley, Oksana Kucheruk,
Oleg Rogachev, Vanessa Feuillatte, Neven Ritmanic, Mélissa Patriarche,
Diego Lima e il Corpo di ballo dell’Opéra National de Bordeaux.
Orchestre National Bordeaux Aquitaine. Direttore: Marc Leroy Calatayud.
BORDEAUX, Opéra National de Bordeaux, Grand-Théâtre, dal 10 al 31 dicembre 2019

www.Sipario.it, 6 gennaio 2020

L’Opéra National de Bordeaux e il ballet de Noël: l’entrata in repertorio di una Cendrillon d’oltremanica

Fra le numerose proposte coreografiche che arricchiscono i cartelloni natalizi dei principali teatri d’opera e balletto abbiamo deciso di porre mente ad una versione della Cenerentola di Prokofiev creata nel 2010 da David Bintley per il Birmingham Royal Ballet e oggi entrata in repertorio all’Opéra National de Bordeaux. Troupe, quella di Bordeaux, che amplia il multiforme repertorio con un titolo che nella visione di Bintley mantiene la struttura drammaturgica tradizionale filtrata attraverso codici e frasi che a tratti ammiccano all’evoluzione contemporanea del linguaggio coreografico. Una produzione, quella inglese, che chiama in scena circa cinquanta danzatori e che abbiamo preso in esame al Grand-Théâtre del capoluogo della Gironda in una delle ventitré rappresentazioni andate in scena nel mese di dicembre.
Nel ruolo della protagonista Oksana Kucheruk, danseuse étoile della compagnia bordelaise che brilla per tecnica ferrea e disinvoltura esecutiva dell’intricato fraseggio coreografico pensato per questa versione; mai tortuosa la verve interpretativa che dona al personaggio. Al suo fianco il Principe è il primo ballerino Oleg Rogachev: se convincente è la presenza scenica, da potenziare l’esecuzione tecnica, in particolare gli equilibri e le pirouettes. Degna di menzione la matrigna di Cécile Grenier e le quattro fate affidate a Marini Da Silva Vianna, Alice Leloup, Marina Kudryashova e Ahyun Shin. Anna Guého e Marina Guizien persuadono nei panni delle due sorellastre quantunque nel secondo atto la coreografia concepita per i due ruoli non adotta i proverbiali e diffusi dettagli comici che pervadono altre versioni del balletto di Prokofiev.
La versione coreografica proposta non opta, infatti, per il reiterato ricorso al recitativo pantomimico ma predilige un’azione coreografica che prende avvio con il funereo preludio incentrato sulla mort en coulisses della madre della giovane protagonista. Discorso coreografico che prosegue, all’inizio del primo atto, nello spazio scenico dell’abitazione qui delineato da un bellissimo gioco prospettico di luci e scenografie - firmate da David A. Finn e John Macfarlane - che sembrano voler consegnare la peculiare pénombre de la cave. Se meno incisiva appare la scena pensata per il secondo atto e il ballo al palais, un punto di forza della produzione riguarda i costumi: luminoso è quello di Cenerentola en princesse, come pure armoniosi appaiono quelli pensati per il maître à danser, per le fate e per il corpo di ballo impegnato nel secondo atto.
L’annuale appuntamento con il ballet de Noël si è rivelato, dunque, il momento ideale per l’entrata in repertorio di un titolo amatissimo dal pubblico nonché una sfida considerevole per una compagnia che per la prima volta si misura con una coreografia impegnativa e riccamente modulata sulla partitura. L’esito è positivo e testimonia, ancora una volta, il proposito del Direttore Quilleré di proseguire con l’ampliamento di un repertorio che include non unicamente i balletti della tradizione coreutica ottocentesca ma anche i titoli ereditati dai Balletti Russi e le opere di coreografi neo-classici e contemporanei: l’auspicato equilibrio nel plurimo corso storico dell’arte della danza è, del resto, l’unico e virtuoso sentiero da percorrere.

Vito Lentini

Ultima modifica il Lunedì, 06 Gennaio 2020 12:25

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